‘Ndrangheta e politica un connubio che avvelena la Calabria

 19 dicembre 2019: giornata storica, duro colpo alla ‘ndrangheta. 334 arresti tra i quali politici, avvocati, commercialisti e massoni. Il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri ha sintetizzato così questo maxi blitz: “E’ stata la più grande operazione dopo il maxi processo di Palermo”. Nonostante qualcuno tenta di infangare l’operato vincente di Gratteri, le azioni parlano chiaro. E’ stato un blitz che ha destato molto clamore, anche se molti giornali hanno boicottato per diversi fini la notizia, perché ad essere implicati non sono solo i boss di turno ma anche i perbenisti di turno, quelli che molti considerano persone serie e rispettabili(politici, avvocati, commercialisti ecc.). I rapporti tra ‘ndrangheta e politica è oggi molto forte. 

 

 

Iniziò negli anni Ottanta con la votazione di politici collusi con le ‘ndrine. Le ‘ndrine possono decidere di appoggiare in un certo momento uno schieramento politico piuttosto che un altro in base al tornaconto economico proprio perché la ‘ndrangheta non ha colori politici. Oggi però non è più il mafioso a cercare il politico, ma è il politico a cercare il boss per ottenere voti in cambio di appalti e per avere un appoggio elettorale in più. Questo accade perché si è verificato un indebolimento della politica negli ultimi anni. Il potere delle cosche è aumentato perché è aumentato il loro potere economico. Infatti nel nostro contesto in cui è percepibile l’assenza dello Stato, le mafie occupano il territorio e propongono diversi servizi da pagare a caro prezzo. Quel prezzo coincide per esempio con la libertà di voto. Ecco perché i mafiosi oggi hanno pacchetti di voti di cui i politici ne traggono beneficio. Tutto ciò che ho appena riferito deriva da una mia formazione sull’argomento frutto di letture, ricerche e convegni di personalità note per essere schierate in prima linea contro il fenomeno mafioso. Pertanto, ciò che occorre è il cambiamento. Soprattutto noi giovani dobbiamo darci da fare per occupare la cosa pubblica e dare una svolta cercando di non farci travolgere dal sistema corrotto. Dobbiamo scendere in piazza , cercare di essere più prepotenti noi rispetto ai mafiosi e soprattutto occorre impegnarci attivamente nel volontariato magari facendo parte di associazioni che promuovono ideali valorosi come la legalità, la solidarietà ecc.
Vediamo alcune azioni che ogni cittadino privo di responsabilità istituzionali o politiche può fare contro le mafie. In primis occorre informarsi in modo critico per fronteggiare il fenomeno e contrastarlo e ovviamente è opportuno informarsi da più fonti. Poi un’ importante soluzione può essere consumare in maniera critica, cioè acquistando possibilmente i prodotti delle terre confiscate alle mafie. Questo è un segnale importantissimo perché spesso le terre dei mafiosi una volta confiscate vengono abbandonate e ciò è una sconfitta per lo Stato. Un’altra azione fondamentale è partecipare al voto. Infatti se noi non scegliamo lasciamo che gli altri scelgano per noi. E’ importantissimo scegliere i candidati “più puliti” perché le mafie non essendo né di destra né di sinistra puntano sul loro cavallo vincente. Meno elettori vanno a votare più facile sarà per pochi elettori vicini ad un’organizzazione mafiosa fare entrare ad esempio nel consiglio comunale il proprio candidato. Inoltre è di vitale importanza per combattere le mafie non accettare scorciatoie e dire no ai favori, alle raccomandazioni e così come diceva Paolo Borsellino preferendo al “puzzo del compromesso morale” il “fresco profumo della liberta”. Infine è necessario denunciare e partecipare. Occorre quindi per ottenere la libertà uscire dal silenzio e prendere parola. La libertà va esercitata ogni giorno e per essa occorre spendersi. Come sostengono Nicola Gratteri e Antonio Nicaso: “La legalità non è una limitazione della libertà, ma l’unica strada per raggiungere davvero la libertà”. Ho scritto questo articolo, motivato non solo dal maxi blitz di giovedì 19 ma anche dalla visione di un film visto ieri sera che mi ha colpito. Il film narra la vicenda di Renata Fonte, una donna giusta e onesta, consigliere comunale del comune di Nardò e militante nel Partito Repubblicano Italiano, uccisa dalla mafia nel 1984. Nel corso della sua carriera politica, le venne assegnato l’assessorato all’ambiente e per difendere l’area di Porto Selvaggio dalla speculazione edilizia, promosse una modifica al piano regolatore. Dopo questa modifica, è stata uccisa mentre rientrava a casa al termine di una riunione del consiglio comunale. Il mandante era un collega di partito della vittima che alle elezioni amministrative era risultato il primo dei non eletti. La visione di questo film mi ha spinto ancor di più a riflettere e ad informarmi sul legame tra politica e mafia. Concludo però con una citazione ottimista anche in relazione alla recente mega operazione di una settimana fa. Giovanni Falcone diceva: “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”. Ancora c’è tanto da lavorare ma sicuramente siamo sulla buona strada.

PAOLO SMURRA