La Chiesa celebra il 31 gennaio di ogni anno la Festa del Santo dei Giovani, Don Bosco, il fondatore della Congregazione Salesiana, presente anche in Corigliano Rossano sin dal 15.ottobre 1994. Don Bosco fu un presbitero piemontese vissuto a Torino-Valdocco negli anni del Risorgimento in cui i Savoia con Vittorio Emanuele II, Cavour e Garibaldi misero a soqquadro lo Stivale italiano portando poi all’unità del Regno d’Italia. Don Bosco viene considerato l’ideatore, nella Pedagogia, del Sistema Preventivo. Tale Sistema Educativo si basa sui cardini della Ragione, della Religione e dell’ Amorevolezza.

    I ragazzi, che frequentavano il suo Oratorio, non cercavano in lui il prete ma il padre, il fratello, l’amico, il confidente… La sua presenza fra loro era profondamente umana, cioè buona, generosa, paziente e teneramente inesauribile, che gli permetteva di mettersi, ” in manica di camicia”, al servizio dell’ultimo arrivato , in qualunque ora e da qualsiasi meridione del mondo fosse emigrato o sbarcato.. Lui era un Impegno costante di promozione e liberazione umana per ogni giovane.

Nella mente del Santo, oltre l’Educazione umana anche l’Educazione alla Fede si trasmette solo attraverso il contatto personale, quasi uno scambio di energia. Per Lui questo modo di vivere è il Memoriale dell’Eucarestia in cui ogni cristiano si sente autentico Educatore. Don Bosco, uomo di Dio, intuiva e gustava che lo Spirito Vivificante del Padre opera sempre e arriva prima e meglio di noi in ogni tempo perché sorride ai giovani, danza con loro e penetra dove mai noi avremmo immaginato.

Si è concluso da qualche anno a Roma l’evento ecclesiale del Sinodo dei Giovani. Con garbo i giovani hanno chiesto alla Chiesa, (quindi anche a noi), di avere più coraggio, per testimoniare con la vita ciò che noi cristiani proclamiamo con la Parola di Dio. Essere cioè Grembo Generativo nella Fede, perché nel mondo d’oggi c’è una grande mancanza di paternità e maternità e i giovani hanno drammaticamente bisogno di un nutrimento che li salvi dalla morte interiore e non si può continuare a dare loro qualche digestivo, disquisendo solo di questioni secondarie in temi di etica , di scelte politiche, di apparati burocratici , quasi che anche noi fossimo spaventati dal confronto con i problemi della modernità.

La risposta alla richiesta di un Futuro della fede va trasmesso solo, come Gesù, con la sapienza della vita, in stile evangelico, lungo i margini delle nostre strade . I nostri giovani non devono sentirsi dire che noi educatori diciamo che vogliamo loro bene volendo fare un percorso di vita e di fede insieme , ma vogliono sperimentare che la nostra presenza, effettiva e affettiva in mezzo a loro, sia soprattutto quella di coloro che sanno accogliere , accompagnare e custodire, come Don Bosco, le loro vite, non giudicando e condannando le loro scelte , ma condividendo con loro il Meglio che noi abbiamo, cioè il nostro Signore Gesù, il Cristo Risorto, il Servitore dell’umanità , <<che ci ha liberati per la libertà (Gal.5,1)>>

Un giovane chiese a Don Bosco “se Dio esiste,com’è”? Lui si vide abbracciato da Don Bosco e che gli rispose :<< Dio è così ! >>. Il giovane comprende e comunica . . .( e oggi lo fa anche sui social).. Non si deve parlare ai giovani di Dio ma si deve semplicemente sussurrare Dio. Forse l’Educatore non raggiungerà mai un’ortodossia straordinaria ma sentirà sempre attraverso la sua piccola intermediazione che Dio (che è Genitore) ama e accoglie i giovani così come sono. Loro in questo sentirsi reciprocamente amati e accolti avvertiranno poi la loro Conversione (Mc.1,15) alla Civiltà dell’amore, passando da una Religione di Tradizione ad una Fede rinnovata nella Chiesa di Domani. (Lc.1,17).

Corigliano Rossano,20 .01.2020. Franco Palmisano, ex-allievo salesiano.