A Reggio Calabria, come a Cosenza o a CORIGLIANOROSSANO come in moltissimi comuni calabresi in questo preciso momento ci troviamo nella situazione che si vede nella fotografia. E la faccenda che mi stupisce ogni giorno di più è come mai da 6-7 mesi la situazione va avanti così e la gente sopporta in silenzio o nell’indifferenza. 

Si raccoglie la spazzatura per strada per qualche giorno poi si ricomincia daccapo. Le autorità regionali sanno perfettamente la situazione, eppure sembra che in questo strano momento tra Covid e crisi economica a nessuno importi di una situazione che ogni giorno di più si aggrava. È dalla fine degli anni ottanta che nessuna autorità che conti in questa regione si è preoccupata di costruire un sistema di raccolta e valorizzazione dei rifiuti degno di questo nome in grado di servire tutta la regione. Non ci sono centri CONAI di raccolta dei materiali differenziati, tantomeno non ci sono centri di riciclaggio, le discariche sono piene, e i pochissimi impianti di trattamento sono saturi e malfunzionanti (compreso l’inceneritore di Gioia Tauro).
Se per gli ospedali che non funzionano i calabresi prendono la valigia e vanno a curarsi al nord, per i rifiuti per strada questo si può fare fino a un certo punto. La regione lo ha fatto con costi salatissimi, ma ormai le altre regioni con difficoltà accettano i nostri rifiuti e l situazione si complica.
Siccome le cose sono note a tutte le autorità competenti sia regionali, si provinciali sia comunali, se nessuno si dà da fare per trovare soluzioni vere e durature vuol dire che GATTA CI COVA.
E siccome la matematica non è una opinione se 2+2 = 4 , mentre in Calabria sui rifiuti da decenni 2+2= 3 cioè i rifiuti ci sono, i cittadini pagano la spazzatura, ma il risultato manca perché i rifiuti sono per strada, vuol dire che quel numerino che manca finisce da qualche parte, in qualche tasca di qualche massone e mafioso che ha gestito discariche o impianti, col beneplacito delle autorità regionali, e che siccome non vuole perdere l’osso con gli impianti per la differenziata che in Calabria nessuno si decide a costruire, preferisce lasciare i rifiuti per strada.
Il braccio di ferro ridicolo che si è avuto tra gestori delle discariche e comuni accusati di non pagare le quote ai gestori degli impianti è una di quelle barzellette che si raccontano al bar quando il gestore non è in grado di servire il caffè ai clienti.
E la faccenda assume contorni ancora più strani se si pensa che il governo nazionale, impegnato nella emergenza CORONAVIRUS, sa perfettamente che le regioni meridionali sono in situazioni critiche sulla questione rifiuti e continua a far finta di nulla. Evidentemente si è creato un crogiuolo di interessi tra gestori privati e pubblici, autorità pubbliche, organizzazioni malavitose più o meno conosciute, e aggiungiamo pure qualche industriale del nord o anche di altre aree che preferisce non pagare ciò che deve per smaltire. E’ una situazione tutta italiana per cui l’Italia paga multe salate alla UE. L’Europa, infatti da molti anni chiede all’Italia di chiudere le discariche e di realizzare impianti al servizio della raccolta differenziata he tra l’altro danno posti di lavoro e sono in grado di produrre nuova plastica, nuova carta, vetro, alluminio etc.
In questa situazione assolutamente fuori controllo, in questo momento, in Calabria, io penso che tutto sommato valutando i pro e i contro ormai l’unica soluzione perché i poteri pubblici si diano una mossa per fare il loro dovere è quella di cominciare a non pagare una parte del canone spazzatura che ogni anno arriva nelle nostre case. Si tratta di un disservizio vero, assai concreto e rischioso( la diffusione di malattie infettive è sempre possibile) per il quale anche da un punto di vita giuridico credo che una riduzione del canone ormi sia diventata opportuna per spingere al rispetto della legge chi attualmente non la rispetta e cioè le autorità pubbliche calabresi e anche fuori dalla nostra regione.
FABIO MENIN