Purtroppo anche noi cristiani, nella nostra comunità che è in Corigliano Rossano, stiamo vivendo con fastidio questo momento della vita della Chiesa gerarchica , che, in modo mediatico, è stata investita da una bufera senza precedenti. Ora tutte le bufere sono sempre positive, se fanno cadere rami secchi ( e ce ne sono tanti e troppi), ma poi permettono alle gemme di germogliare.

Questa bufera è accompagnata poi da un linguaggio agghiacciante, che mai avremmo pensato di sentire dai vertici della Chiesa. Si sente parlare che c’è bisogno, nella Chiesa, di “tolleranza zero”, oppure “di valori non negoziabili, di disciplina, di penitenza, di pulizia”. Si applaude persino ad un Pastore che usa il bastone contro le pecore indisciplinate.

Sarebbe meglio però tornare al Vangelo dove il pastore, che puzza dell’odor dell’ ovile, lascia le novantanove pecore pie, buone e devote e va in cerca di quella smarrita, non prendendola a bastonate o calci nel sedere, ma raccogliendola, mettendola sul petto e sulle spalle per comunicargli la sua forza.( Lc.15.1-7).

E’ triste vedere Uomini di Chiesa ( Fratelli tutti o Fratelli coltelli!) che tentano di dare risposte che in nessun modo sono prese dal Vangelo di Gesù, ma sono dettate solo dalla paura e dalla difesa dei propri interessi di prestigio internazionale.

Gli ecclesiastici di turno si difendono,che ” è il momento di eliminare le mele marce”, ma purtroppo forse non si ha il coraggio evangelico di confessare , come già ai tempi di San Francesco d’Assisi, che forse è l’albero che sta marcendo perché un albero buono produce sempre frutti buoni.(Mt.7.17-18).

Finché, per noi cristiani, la Buona Notizia é confinata nella dottrina e nel catechismo, tutto va bene, ma quando il Vangelo diventa vita e prende forma concreta nell’esistenza di noi credenti , i tenaci difensori si allarmano e starnazzano, sordi al monito di Gesù :”Tra voi non sia così” (Mt.20,26)”.

Una struttura di potere e di privilegi, non sa ancora accogliere forme nuove di vivere il Vangelo, e diventa sempre più sospettosa e ostile ad ogni cambiamento e spesso ripropone vecchie formule ai nuovi bisogni emergenti e riesuma ammuffite affermazioni dottrinali che odorano di naftalina e non certo del profumo del Vangelo.

Gesù chiede ai suoi di sostituire i rapporti di potere con quelli di amore, quelli di dominio con quelli di servizio, quelli di interesse con quelli di generosità.

Se Noi cristiani ( e la Chiesa tutta!) non siamo capace di offrire uno sguardo di misericordia che esprime perdono , ma solo intransigenza della dottrina, significa che il Sale ha perso il sapore e ” a null’altro serve che a essere gettato via e calpestato dalla gente (Mt.5,13)”.

L’unico tratto distintivo che ci rende riconoscibili come uomini di Dio non è la devozione clericale al culto o l’adesione ossequiosa ai suoi comandamenti e precetti, ma l’amore compassionevole . “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso (Lc.6.36).

Corigliano Rossano 03.10.2020 ( Franco Palmisano)