Il titolo di questo manifesto, ieri 27 novembre 2020, è comparso su tutte le vie della città di Catanzaro, la polizia indaga su chi siano gli autori.

Al di là di chi possa essere stato l’autore o gli autori di questo gesto, nel momento in cui la Regione è senza presidente, la città di Catanzaro è senza sindaco, il governo italiano ha dimostrato di fregarsene della Calabria facendo fallire ben 5 commissari della salute, penso proprio che il senso di quella frase sia più che corretto. Ma che cosa ci vuole perché il popolo calabrese faccia finire questo valzer delle barzellette di governo in Calabria? Al punto in cui la Calabria è arrivata, nell’indifferenza dello Stato italiano, nel degrado delle sue istituzioni pubbliche mi pare che l’idea giusta è che la popolazione ricominci a pensare di far sentire la propria voce. Non per lamentarsi in eterno, ma per pretendere di essere trattati come italiani che pagano le tasse e hanno gli stessi diritti di tutto il resto d’Italia. Gli ospedali sono privi di medici e infermieri (causa chiusure di ospedali, di reparti e adesso anche un buon numero di dottori colpiti dal coronavirus), il piano anticovid regionale nessuno lo ha mai fatto partire, i sindaci si sono fatti in quattro per cercare di preservare le loro popolazioni dal virus.
Il popolo calabrese due anni fa DURANTE LE ELEZIONI NAZIONALI si è già ribellato una volta dimostrando quindi di non essere un gregge di pecore, votando per uomini nuovi scelti tra i suoi giovanissimi figli, ma purtroppo l’esperienza ha fatto capire che è stato un voto inutile o quasi. Nessuno si è accorto in sostanza di una politica nuova che riuscisse a cambiare le cose nella nostra regione, o almeno l’atteggiamento dello stato verso la nostra regione, nonostante ben 18 parlamentari tutti dello stesso partito, il M5s.
E allora occorre trovare forme nuove di espressione della volontà e dell’insoddisfazione del popolo per come viene gestita la nostra terra, i nostri ospedali, i nostri uffici regionali e non solo, le nostre strade dove si rischia di morire ogni giorno, le nostre ferrovie che mancano. Non si tratta semplicemente di scendere in piazza a protestare , ma si tratta veramente di cambiare tutto un sistema di malgoverno che da molti decenni offusca la nostra terra, in un conflitto mai risolto tra il governo dei piemontesi spinti da Garibaldi e un popolo che per un millennio è stato lasciato alla servitù e alla fame, ma che dopo l’unità d’Italia ha sofferto di quasi un milione e mezzo di emigrati in tutto il mondo. I baroni di ieri oggi si sono tramutati nelle lobby dei signori che controllano le strutture pubbliche più importanti della regione, decidendo come si spendono i quattrini pubblici, chi e come deve lavorare e nella sostanza senza garantire né un lavoro né un futuro alla maggioranza dei figli del popolo che sono tuttora costretti ad emigrare e cercare fortuna in Europa o nel mondo.
Lo stato non sta facendo il suo dovere in Calabria, lo abbiamo per l’ennesima volta visto con la vicenda della sanità regionale commissariata da commissari fantasma. Ed è ora che il popolo nella maniera che riterrà più opportuna faccia sentire la sua voce.