Nella nostra Comunità, che è in Corigliano Rossano, le frasi più ricorrenti che si ascoltano in questi giorni, sull’anno che sta trascorrendo, sono: ” Si spicciasse a passare quest’anno…”oppure “Speriamo che il nuovo anno sia migliore di questo”. E a ben riflettere ciò accade ogni fine anno!

Non si vede l’ora che l’anno termini, proiettando nel nuovo che sta arrivando tutti quei desideri frustrati che non si sono realizzati, caricando l’anno nuovo con tante illusioni, che certamente non tarderanno a tramutarsi poi in cocenti delusioni.

Forse per non restare ogni anno delusi, noi cristiani, se credenti, dobbiamo cambiare la prospettiva e anziché fare auguri, essere noi stessi ” un augurio”per gli altri, non chiedendo cioè cosa l’anno nuovo possa donare, ma impegnandosi a portare qualcosa per renderlo più bello, più umano, in quanto la felicità non è un’utopia, una chimera sempre più rincorsa e mai raggiunta, ma una possibilità concreta per tutti

 Noi, seguendo Gesù e assimilando il suo Vangelo, sperimentiamo che la felicità non consiste in quello che si riceve, ma in quello che si è capaci di donare. <<Si è più beati nel dare che nel ricevere (At.20,35)>>

 Se la felicità consiste solo in quel che si riceve, rischiamo di consumare la nostra esistenza sempre più amareggiata, perché gli altri, purtroppo, non sanno ma corrispondere pienamente ai bisogni e ai desideri per i quali si attende invano una risposta risolutiva.

Ma se la felicità consiste invece in quello che si dona, questa può essere possibile,immediata e piena, anzi più si dà e più si è felici, perché Dio ( per noi Genitore) non si lascia vincere in generosità e regala vita a chi dona amore. E’ un messaggio del Vangelo:<<Con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi; anzi vi sarà dato di più (Mc.4,24 e Lc.12,31)>>.

Allora essere “un augurio” per gli altri significa fare della generosità il distintivo che ci rende riconoscibili.Chi fra noi è capace di offrire quello che si è o ciò che si ha in maniera abituale, costui possiede la vita in pienezza.

Lo stesso augurio della “Pace” deve includere sempre tutto quello che di buono e di bello rende appagata una persona e va dalla pienezza della salute all’amore, dal lavoro al benessere, cioè ad una felicità gratificante.

Il Cristo Risorto ogni volta che si manifestava ai suoi diceva :<< Pace a voi ( Gv, 20,19.21.26.)>>. Ma questa Pace è un augurio , solo quando è espressione , come è in Cristo, del dono di tutta la vita della persona, altrimenti è solo un suono.

Solo chi sa comunicare questa “Pace” arricchisce la vita della sua comunità, << perché la nostra gioia sia perfetta ( 1 Gv.1,4)>>.

Corigliano Rossano 18.12,2020 ( Franco Palmisano)