di Enrico Iemboli
Quando si viene eletti alle cariche pubbliche si ha il privilegio della rappresentanza ma si ha anche il dovere di lavorare per la comunità che si rappresenta e alla quale dare conto del proprio operato.

Dal 9 giugno 2019 ad oggi, data della elezione del Sindaco e dell’attuale amministrazione comunale di Corigliano Rossano, ne è passato di tempo, due anni utili per chiunque avesse voluto impegnarsi per creare i presupposti favorevoli per un progetto di crescita della nuova grande città, amministrata fino ad oggi senza conseguire risultati e, aggiungo, con rilevante incapacità.
Questa amministrazione non si è distinta per voglia di fare, non ha affrontato nessuna seria problematica tra le tante che la città ha, sarebbe il caso che “si rimbocchi le maniche” per uscire dal pantano in cui si trova e si adoperi per “prendere qualche treno” utile alla collettività.
Basta con i soli interventi ordinari e rutinari, c’è un apparato amministrativo e dirigenziale che è pagato per questo compito. La politica deve dare indirizzi e progettare lo sviluppo, non deve perdere questa occasione.
Purtroppo, il vuoto amministrativo è il segno distintivo dell’attuale governo locale che vive alla giornata, senza obiettivi né strategie, che non è capace di intercettare significativi finanziamenti, che è fuori dai circuiti istituzionali che decidono.
A tenere viva l’attenzione in città sono i pettegolezzi riferiti alle finte liti tra gli amministratori e la dimostrata inidoneità a esercitare il ruolo pubblico.
Non un solo problema serio e di interesse generale è stato affrontato e risolto, al blaterare degli amministratori e all’applauso dei loro fans si contrappone l’indignazione dei cittadini i quali si auguravano che il Sindaco e il resto degli amministratori si impegnassero per il rientro del tribunale e degli uffici; per il recupero del territorio di Insiti occupato da privati e della costruzione della cittadella comunale; per la problematica dell’Enel dismessa e dell’utilizzo dell’area; per il potenziamento del porto e per superare le difficoltà in cui vive la pesca un tempo fiorente; per la viabilità urbana, extraurbana e ferroviaria; e inoltre, per la sanità e per le condizioni di abbandono in cui si trovano i due ospedali cittadini; per le difficoltà di produzione e commercializzazione dei prodotti in agricoltura; per il commercio; per un turismo che deve essere ripensato; per una cultura che va rilanciata e per tanti altri settori che meriterebbero attenzione e che potrebbero offrire opportunità per tanti cittadini e tanti giovani.
L’isolamento dorato in cui il Sindaco ha scelto di vivere non giova a lui e non fa bene alla città, i tanti problemi che ci sono restano irrisolti, della progettazione del futuro non si intravede nulla,
Non può amministrare solo per l’esercizio del “potere per il potere”, deve avere uno scatto d’orgoglio e con umiltà deve impegnarsi per una discontinuità con l’attuale modo di “regnare” .
Qualsiasi azione umana deve essere sostenuta da un principio morale di responsabilità verso gli altri, altrimenti diventa un’azione di violenza e di sopraffazione, in questo caso, verso tutti i cittadini amministrati. Grazie a Dio la città non si rassegna all’indifferenza di chi l’amministra, è capace di organizzarsi per iniziative concrete e finalizzate ma è anche pronta a collaborare per la rinascita-ripartenza mettendo a disposizione e volontariamente intelligenza e cultura, i segni distintivi storici delle due aree urbane. La città non vuole miracoli, ha bisogno di vedere buona volontà, serietà, amore per la cosa pubblica e trasparenza. Se ne è capace dia una segnale, faccia in modo che i cittadini non abbiano nostalgia dei tempi passati.
Magnanimità, temperanza, onestà, sono le virtù morali del buon principe (colui che incarna e governa il popolo) , così affermava Erasmo Da Rottardam nella “Educazione del Principe Cristiano”. Rivolto a Carlo V° appena diventato re di Spagna, il filosofo e moralista olandese scrisse: “se vorrai entrare in gara con altri principi …. li vincerai se sarai meno corrotto di loro, meno avaro, meno arrogante, iracondo, precipitoso”, io aggiungo, “più umile, più determinato, più propositivo, più vicino all’interesse del popolo, più autorevole”.

Enrico Iemboli,
ex amministratore e già componente Comitato 100 Associazioni.