Relazione di Francesco Filareto. CONFAPI Turismo e Operatori turistici. Piattaforma del 10 giugno 2021.

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Un cordiale saluto a Giovanni Giordano, presidente CONFAPI Calabria, a Tonino Tedesco direttore Andirivieni Travel e a tutti gli imprenditori e imprenditrici presenti in questa piattaforma.

Nella conversazione che segue mi soffermerò preliminarmente a evidenziare i principali MACRO-MARCATORI IDENTITARI del territorio di cui ci occupiamo nella odierna “Agorà”, per poi individuare possibili percorsi di prospettiva e di sviluppo sostenibile auto-propulsivo, per rendere quest’area vasta calabrese attrattiva di presenze e investimenti segnatamente nel comparto turistico.

I MARCATORI IDENTITARI sono gli identificativi di un territorio, segnatamente quello della Calabria del Nord-Est: sono le caratteristiche plurali, peculiari, inconfondibili, differenziali, di carattere culturale, etico, ambientale, paesaggistico, orografico, climatico, antropico, urbano, economico e sociale.

I MARCATORI che connotano nella propria complessità caratterizzante il cosiddetto “locale” territoriale, che costituisce il diverso, il differente dagli altri “locali”, con i quali vuole convivere tra eguali, nel rispetto e nella cooperazione, e rivendica la propria specificità rispetto all’egemonia delle aree più forti del nostro Paese ed ha l’alta tensione etica di volere contribuire all’interesse generale e al bene comune del cosiddetto “globale” o ”universale”, come il “glo-cale”.

I MARCATORI, inoltre, fanno conoscere le risorse di cui dispone un territorio, ne fanno prendere la coscienza individuale e collettiva che siamo ricchi ma non ne siamo pienamente coscienti.

Senza pretendere di essere esaustivo, ritengo di avere individuato i seguenti 5 MACRO-MARCATORI IDENTITARI della Calabria del Nord-Est:

1°) Il primo marcatore identitario è la presente area della Calabria jonica cosentina: un’area vasta incentrata sulla Sibaritide, sulla città nuova di Rossano-Corigliano (la terza città della Calabria per popolazione e la seconda d’Italia per estensione territoriale) e sul vasto comprensorio che va da Cariati a Rocca Imperiale ai Comuni del Pollino, dell’Arberia, della Sila Greca.

Un’area sostanzialmente omogenea che ha MARCATORI COMUNI e notevoli ATTRATTORI TURISTICI culturali e ambientali per una rinnovata programmazione turistica.

2°) Il secondo marcatore identitario è il mix ambientale naturale, una sintesi armonica, se non unica, rara e inconfondibile, dove si intrecciano e si compenetrano almeno 5 fattori: la JONICITA’, ossia 90 km. di costa e mare di alta qualità, la SILANITA’ con boschi demaniali lussureggianti e salutari, le dolci COLLINE degradanti verso il mare, la fertilissima PIANURA della SIBARITIDE, che tutte insieme assicurano un CLIMA MEDITERRANEO di straordinaria dolcezza, condizione reale per de-stagionalizzare il turismo.

3°) Il terzo marcatore identitario è il mix ambientale urbano e antropico, una sintesi armonica di 57 città e paesi, ben conservati e distribuiti tra la costa, le colline e le montagne, testimonianze di antiche civiltà e storie, con popolazioni caratterizzate da livelli alti di accoglienza e ospitalità.

4°) Il quarto marcatore identitario è il mix unitario di numerose Civiltà e di storie:

– la più antica è quella autoctona dei popoli italici degli Enotri, Bretti o Bruzi, Ausoni, costruttori della Civiltà della Mesògaia”, ossia della montagna e delle zone interne o della Silanità, fiorita in questo territorio dal XVII al II secolo a. C.;

– questa Civiltà di origine fa sintesi, tra l’VIII e il II secolo a. C., con la Civiltà del mare Jonio o Primo Ellenismo o “Megàle Ellàs” o “Magna Graecia”, propria degli immigrati provenienti dal Mediterraneo, prima, da Creta (i Minoici), da Micene (Micenei) e, dopo, soprattutto dalla Grecia (Elleni), fondatori della famosa opulenta città di “Sibari” (“Sybaris”), attiva dal 720 a 193 a. C. e una delle più importanti poleis o città-Stato del Sud Italia;

– poi, dal 193 a. C. al 476 d. C., questo territorio si integra nella storia di Roma e nella Civiltà Latina;

– successivamente, tra il 540 e il 1060, quest’area vasta ritorna ad integrarsi con il Mediterraneo jonico e orientale, accogliendo i Bizantini, con quali costruisce una nuova Civiltà, il Secondo Ellenismo o Civiltà Bizantino-greco-mediterraneo-autoctono, che mi piace battezzare “Mediterraneità Jonico-Silana”, il cui centro più importante è Rossano, famosa come “Rossano la Bizantina”, città capitale, prima, della Provincia bizantina del Sud Italia (951-981), e, dopo, del Sacro Romano Impero Italo-Tedesco (981-982);

– dal 1060 in poi, la Calabria del Nord-Est si apre all’Europa, ricevendo l’influenza delle popolazioni e delle culture dei Normanni (1060-1198), dei Tedeschi Svevi (1198-1266), dei Francesi Angioini (1266-1442), degli Aragonesi (1442-1504), degli Spagnoli (1504-1714), degli Austriaci (1714-1738), dei Borbone (1738-1860), dei Piemontesi (dal 1860 in poi) e ogni nuova immigrazione produce in questo territorio un lascito, con luci, ombre e chiaroscuri.

5°) Il quinto marcatore identitario della Calabria Nord-Orientalale è il tessuto economico specifico, inconfondibile e articolato in numerose attività:

– l’attività produttiva e occupazionale portante e primaria è l’agricoltura: questa mette sul mercato nazionale, europeo e internazionale le sue produzioni identitarie, originali e di eccellenza, che sono l’olio, segnatamente la “dolce di Rossano” (famosa come “olio aggiusta oli”), gli agrumi, specificamente le “clementine”, la liquirizia (quella “Amarelli” è presente in tutto il mondo), i prodotti orto-frutticoli, le prelibatezze lattiero-casearie, gli insaccati, i funghi e i frutti del sottobosco, i vini etc., che sostengono una gastronomia tipica identitaria di grande valore;

– la seconda attività economica è costituita da una miriade di piccole e medie imprese artigianali e industriali, concentrate prevalentemente nelle Aree di Sviluppo Industriale (ASI) di Rossano, Corigliano, Castrovillari;

– la terza attività dell’economia territoriale è rappresentata dalla pesca: il Porto di Corigliano-Rossano o Porto di Schiavonea, diventato Capitaneria nel 2007, ospita la seconda flotta peschereccia del Mediterraneo (dopo quella di Mazara del Vallo); l’attività peschereccia si svolge anche a Trebisacce, Rossano, Cariati (che dispone di un porto). Il pesce pescato nello Jonio è di ottima qualità e raggiunge i mercati nazionali ed europei. Il Porto di Schiavonea risulta tuttora sotto-utilizzato, mentre potrebbe ritornare ad essere scalo della rotta marittima con Catania e viceversa per il trasporto di merci e TIR (poi inspiegabilmente soppressa nel 2012), potrebbe essere attracco di navi crociere (come aveva iniziato a fare l’Andirivieni di Tonino Tedesco), potrebbe essere Porto d’imbarco per navi destinate alla movimentazione marittima di passeggeri e merci con la Grecia (e speriamo in un futuro prossimo con il Vicino-Medio Oriente e il Nord Africa) e con le Americhe.

– la quarta attività economica è quella svolta dal comparto turistico (articolato in alberghi, villaggi, campeggi, agriturismi, B&B, acquapark etc.), sviluppatosi finora quasi esclusivamente in pianura e a ridosso del mare. Quello turistico è un settore strategico rilevante per lo sviluppo del territorio, ancora però un settore debole, sotto-dimensionato e ancora non ha espresso le sue immense potenzialità e prospettive per una serie di motivazioni: perché ha poco valorizzato le grandi originali risorse dei beni culturali, di tutte le epoche storiche, come le aree archeologiche (enotrio-brettie dell’Alto Jonio, di Paludi, Pietrapaola, Caloveto, Bocchigliero, Cariati, Rossano, quelle greche e romane delle tre Sibari, quelle romane diffuse), le monumentalità del basso Medio Evo e dell’Età Moderna, la monumentalità bizantina (pari soltanto a Ravenna) e il Codex Purpureus Rossanensis, un Evangelario miniato, scritto in oro e argento su pergamena, risalente al V-VI secolo, un unicum nel mondo, patrimonio universale Unesco dell’umanità; perché l’imprenditoria turistica si tiene tuttora ai margini dalle altre aree importanti del territorio, come i bellissimi Centri Storici, sacrari della memoria storica collettiva e scrigni di belle monumentalità artistiche (dove ci sono le condizioni favorevoli per l’istituzione delle “Città-Alberghi), le aree collinari e montane, incontaminate e salubri; e perché si mantiene tuttora chiuso nella stagionalità estiva;

– la quinta attività economica è il terziario commerciale, dei servizi sanitari, scolastici e amministrativi, ben rappresentato nel comprensorio.

Questi schematicamente riassunti costituiscono i principali e specifici MACRO-MARCATORI IDENTITARI dell’ampio comprensorio della Calabria del Nord-Est e, in parte, sono anche gli ATTRATTORI CULTURALI, AMBIENTALI, TURISTICI.

Ho detto, però, soltanto in parte.

Quest’area della Calabria è un’altra Calabria, una Calabria positiva per storia, per cultura, per civiltà, per qualità della vita, per risorse ambientali, per tessuto economico e – soprattutto – per grandi potenzialità ancora inespresse, potrebbe mettersi alla pari di altre aree del Sud (penso al Materano, al Salentino etc.), ma ancora c’è riuscita soltanto in parte.

Sono certo che chi è rimasto in questa nostra terra per scelta di vita forte di appartenenza sa che, nonostante le difficoltà oggettive e soggettive, nonostante tutto, ce la possiamo fare, perché altri come noi ce l’hanno fatta, e perchè la Calabria del Nord-Est dispone di notevoli risorse umane ed economiche e può avere un futuro, e perché noi che siamo rimasti ci dobbiamo convincere che la “Questione Meridionale” è essenzialmente una questione dei Meridionali.

Concludendo questo sintetico approccio, mi permetto di dare qualche suggerimento per la riflessione, per il dialogo e per aprire prospettive di breve e media durata:

a) ritengo che si debba preliminarmente avere o elaborare una “vision” sopra-municipale, unitaria e sistemica di territorio, consapevoli che, in ordine sparso, non siamo né attrattivi e né competitivi sul mercato e, quindi, non si va da nessuna parte, condannati a vivacchiare, a una presenza di sopravvivenza, a tirare a campare;

b) perciò bisogna dotarsi dell’insostituibile strumento della programmazione, incentrata sulla valorizzazione delle risorse disponibili (che sono ingenti) e sul pensiero lungo per tutto l’anno, destagionalizzando gli attrattori turistici;

c) mi pare necessario e urgente impegnarsi alla costruzione di un’economia circolare e sistemica di territorio, che ricerchi ostinatamente la sintesi unitaria delle numerose articolazioni dell’imprenditoria locale e puntare sullo “sviluppo” sostenibile e compatibile con le vocazioni del territorio, con i suoi marcatori identitari, con le sue ingenti risorse ambientali, con le sue specificità culturali, con l’irrinunciabile esigenza di coniugare in sintesi tradizione e innovazione.

d) mi paiono altrettanto necessari e urgenti un dialogo continuativo e un rinnovato “pactum sociale”, un patto sociale tra impresa, lavoro e Istituzioni, i quali non possono non camminare insieme verso l’interesse generale e il bene comune della Comunità territoriale;

e) sono convinto che bisogna aprire subito delle “vertenzecon le Istituzioni sovra-comunali della Regione e dello Stato, perché questo territorio deve disporre di una Sanità di qualità e di prossimità, di una più efficiente presenza dello Stato a contrasto con le diverse criminalità (restituendo al territorio il Tribunale), di una viabilità moderna e sicura con il resto d’Italia e i paesi dell’interno, di trasporti efficienti incentrati sui treni di lunga percorrenza e su un Aeroporto del Nord della Calabria, su Porti turistici, sulla demolizione dell’eco-mostro della centrale Enel dismessa di Rossano.

e) e infine ritengo che si debba imboccare la via di una rivoluzione culturale ed etica incentrata sui seguenti valori:

– “è prioritario aprirci alla conoscenza, alla riappropriazione della storia, della civiltà, delle risorse-ricchezze del territorio”, perché senza conoscenza non c’è amore, non c’è progetto di vita, non c’è l’impegno a fare “qui ed ora”;

– poi prendere coscienza che “Questa è la nostra terra, la terra delle radici, della memoria di chi ci ha preceduti e preparati, degli affetti, del lavoro”;

– “Noi vogliamo restare per cambiare”;

– “Noi vogliamo associarci perché uniti siamo più forti e più credibili”;

– “Noi ci vogliamo provare per noi e per i nostri discendenti”, perché non è vero ciò che dice A. Manzoni (Promessi Sposi) che “chi il coraggio non ce l’ha non se lo può far venire”, anzi è vero il contrario, ossia che ognuno di noi, quando vuole e quando ama e quando ci crede, il coraggio se lo può far venire per recuperare la speranza e costruire il futuro.

Rossano, 10/6/2021

Francesco Filareto