ing. Cataldo Capalbo
Non diamo ascolto a chi è accecato “dalla tuttologia”.

Maggio 2002, l’Anas bandisce un concorso internazionale d’idee per i viadotti e i cavalcavia della Statale Ionica, con l’ obiettivo, secondo l’allora Amministratore Vincenzo Pozzi, di individuare una tipologia strutturale, architettonica, funzionale e “piacevole” che potesse dare uniformità al progetto preliminare di tutta la Strada Statale Jonica, in armonia e nel rispetto dell’ambiente e del paesaggio. Scopo del concorso era la ricerca e la definizione di soluzioni di viadotti o cavalcavia, che potessero essere adattati alle diverse situazioni individuate dal progetto preliminare e che tenessero conto dello stato dei luoghi, degli elementi caratterizzanti il paesaggio, delle esigenze di carattere tecnico-funzionale e di economicità, di costruzione, gestione e di vita dell’opera.
Fresco di laurea in ingegneria civile, il relatore della tesi mi chiese di fare delle foto (Google Maps non esisteva allora) ai luoghi in cui erano previsti i viadotti: loc. Strange a Rossano, Pagliara a Trebisacce, ecc., in quanto era in un gruppo di progettazione insieme ad altri docenti dell’Università di Napoli (se non erro!) e non conoscevano i luoghi.
Alla luce di ciò, a suo tempo ero convinto che entro il 2012 avremmo avuto una strada statale a scorrimento veloce, anche perché il progetto preliminare “circolava” e già si parlava di espropri. Col tempo dovetti ricredermi. L’Italia non è il Giappone, che in pochissimo tempo è riuscito a ricostruire il famoso ponte crollato in seguito al terremoto di Kobe nel gennaio del 1995. L’Italia è il paese dei pantani. Tutto si impantana, inghiottito da una palude di burocrazia, ignoranza e “saccenza”.
In questi ultimi mesi stiamo assistendo al “braccio di ferro” fra coloro che spingono per il tracciato del 2002, che è in una avanzata fase di definizione, e chi, con la scusa che ci sono i margini per un miglioramento, vorrebbe disfare il lavoro fatto finora. Purtroppo per noi, l’Italia sta attraversando la fase, che spero si concluda entro marzo 2023, in cui chi giocava con le piste della Polistil, ma è ora ai vertici istituzionali italiani, si erge ad esperto di infrastrutture stradali, ecc.
E’ inutile girarci attorno, la campagna che sta portando avanti la senatrice Abate con il “benestare” del sottosegretario ai trasporti, sulla base di fumose argomentazioni prive del benché minimo supporto tecnico, è una manna dal cielo per le “operose” amministrazioni del nord Italia, che non aspettano altro che mettere le mani sugli spiccioli a noi destinati, ma che non spendiamo a causa dell’incapacità della nostra classe dirigente.
Non possiamo dar seguito alla “politica del gambero” (un passo avanti e due indietro). Le scelte di oggi avranno ripercussioni per i prossimi 50 anni, non diamo ascolto a chi è accecato “dalla tuttologia” (per dirla garbatamente).

ing. Cataldo Capalbo