Il Tar della Calabria sancisce la regolarità dell’istruttoria, dichiarato inammissibile il ricorso di Legambiente i cui componenti convocano parlamentari e sindaci per decidere le linee di contrasto a un dispositivo di sentenza. Sovvertito lo stato di diritto.

SCALA COELI – La tendenza a sovvertire lo stato di diritto, a ribaltare i livelli di responsabilità, e ad invertire i rapporti di subalternità da parte del civismo ha assunto un carattere di vera emergenza democratica. L’azienda Bieco, proprietaria dell’impianto privato di contrada Pipino, ha sempre mantenuto un atteggiamento rispettoso del diritto di critica, persino allorquando alcune posizioni apparivano fuorvianti, prive di fondamento, al limite della malafede, e – dunque – con obiettivi diversi dall’accertamento della verità.

Verità che può accertare solo ed esclusivamente l’Autorità giudiziaria e non certo un singolo circolo denominato “Legambiente Nicà di Scala Coeli”, del quale un solerte rappresentante, mosso da spirito ambientalista, ma rivestendo il ruolo di pubblico ufficiale, è stato condannato in primo grado per falsità materiale commessa da pubblico ufficiale, reato successivamente dichiarato prescritto. Si ha l’ardire di contestare sentenze emesse dai giudici amministrativi che hanno dichiarato l’inammissibilità, l’improcedibilità e, comunque, l’infondatezza nel merito dei motivi tutti di ricorso. La recente sentenza emessa dal TAR Calabria, infatti, conferma – ancora una volta – la regolarità delle procedure espletate, dopo anni di ricorsi risultati privi di fondamento giuridico. Tutto ciò ha determinato un dispendio di energie e di ingenti risorse economiche per far fronte alle relative costituzioni in giudizio e alle conseguenti spese legali, costi ed oneri che non possono continuare a gravare sempre e solo sull’Azienda. Accecati dal pregiudizio, si perde persino di vista lo scopo e l’obiettivo che riveste l’impianto di contrada Pipino che è di pubblico interesse, soprattutto in una fase storica complessa di generale paralisi delle attività connesse al trattamento dei rifiuti.

È ora al vaglio dell’Impresa l’ipotesi di adire le vie legali per ottenere il ristoro dei danni tutti ingiustamente subiti, siccome imputabili al comportamento di soggetti dimostratisi nei fatti dei meri “agitatori sociali”, irriguardosi delle regole e delle sentenze di Stato, promotori di battaglie pseudo ambientaliste. 

Il paradosso è che singoli circoli, senza mandato rappresentativo da parte degli elettori, al fine di avversare una pronunzia dei giudici amministrativi, convocano il Presidente di Regione, i Presidenti delle province di Cosenza e Crotone, i parlamentari nazionali e componenti dell’Antimafia, i consiglieri regionali, i sindaci del territorio ed autorevoli associazioni di categoria nonché movimenti vari, nell’ambito di un’assemblea pubblica in cui si dovrà decidere su come contrastare il verdetto emesso dal Tar della Calabria. Questo comportamento è ancora conforme ad uno Stato di Diritto? (Comunicato stampa)

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