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Prima dell’impero romano, la penisola italiana aveva vissuto un periodo di relativa prosperità dal punto di vista culturale ed economico con la colonizzazione greca. Intorno all’VIII secolo a.C. mercanti, coltivatori e artigiani fecero tappa nelle regioni del Mezzogiorno, alla ricerca di nuove terre fertili dove instaurare una nuova civiltà, lontano dalla madre patria divenuta ormai troppo piccola per le prospettive così ambiziose delle genti del Peloponneso.

Dapprima in Campania e poi sulle sponde ioniche della Puglia e della Lucania, fino ad arrivare in Calabria (e in Sicilia), il flusso migratorio proveniente dalla Grecia si fece sempre più intenso. Nacquero così le prime città greche in Italia – Pithecussai (l’attuale isola di Ischia), Metapontion e Taras (Metaponto e Taranto) – colonie che più tardi avrebbero fatto la fortuna della Magna Grecia.

L’eredità storica e culturale di quella colonizzazione è ancora viva e presente in molte delle città del Sud Italia, in linea con il più grande lascito che la Grecia antica e la cultura ellenica hanno dato al mondo intero. Basti pensare che ai giorni nostri i racconti della mitologia greca e dei suoi protagonisti sono diventati tra i temi di successo più scelti dai produttori dell’industria del digital entertainment, dal cinema di Hollywood con Troy, uno dei maggiori film di successo sul mito greco, alle tante piattaforme di gioco online come PokerStars Casino che offrono slot a tema come quella di God of Storms, tra le più scelte dagli appassionati di questo genere.

Già all’epoca del Grand Tour nel XVIII secolo, oltre alle direttrici che portavano i rampolli di tutta Europa nelle città d’arte del Bel Paese, le antiche colonie greche del Mezzogiorno erano le mete più battute dai viaggi turistici di massa di quegli anni. Oggi da Paestum e Velia in Campania, passando per l’antica Crotone e Sibari in Calabria (sulle cui sponde nel 1972 furono rinvenuti i famosi bronzi di Riace), per finire nella Valle dei Templi ad Agrigento in Sicilia, centinaia di migliaia di turisti ogni anno ripercorrono le strade e quei luoghi che avevano reso grande la penisola italiana prima dell’avvento dell’impero romano.

La storia della Magna Grecia in Italia

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I primi coloni greci a insediarsi sulle coste del Bel Paese furono i migranti della Calcide che intorno al 750 a.C. sbarcarono sull’attuale isola d’Ischia e poi a Cuma, sulle sponde del litorale flegreo, dando poi origine alla comunità che secoli più tardi venne chiamata “nuova città” o Neapolis.

Qualche decennio dopo i popoli di stirpe achea in viaggio nelle acque del Mar Ionio arrivano a Sybaris e a Kroton. Successivamente, migranti originari di Sparta fondarono l’antica città di Taras (Taranto), mentre in Calabria sorsero, tra le varie, Krimisa (oggi Cirò Superiore) e Lokroi Epizephyroi (Locri Epizefiri).

La popolazione dei coloni greci in Italia aumentò anno dopo anno. Nacquero nuovi insediamenti e nuove città (le sub-colonie), come Rosarno e Vibo Valentia in Calabria, Policastro Bussentino in Campania, fino ad arrivare lungo le coste del Mar Adriatico con Ancona e Adria (in provincia di Rovigo).

Fu talmente dinamica e viva l’attività economica e culturale-artistica delle genti greche in Italia che proprio qui fecero fortuna alcuni dei più illustri personaggi di quell’epoca che ancora ricordiamo oggi. Come Parmenide e Zenone, capisaldi degli studi filosofici moderni, senza dimenticare Archimede di Siracusa, uno degli scienziati più importanti della storia, pioniere della moderna ingegneria idrostatica e padre dell’omonima e rivoluzionaria vite. Dalle colonie della Magna Grecia arrivavano anche alcuni dei più importanti atleti dei giochi olimpici antichi, tanto bravi e forti da essere secondi soltanto agli invincibili guerrieri di Sparta.

Il dominio non solo territoriale delle colonie greche in Italia perdurò sino al III secolo a.C. quando l’avanzare dei Romani nella penisola e, più in generale, nel Mediterraneo favorì l’avvicendamento dei popoli nei territori della Magna Grecia. A loro volta, i nuovi padroni dell’Italia assorbirono così profondamente quella cultura, tanto da renderla propria ed elevarla al rango di eccellenza che noi tutti conosciamo oggi.