Noi, cristiani laici , presenti nella Comunità di Corigliano Rossano, seguiamo con attenzione i gesti del nostro Arcivescovo Padre Maurizio Aloise quando, da Pastore , sprona presbiteri e laici tutti a essere cristiani totalizzanti nel “segno dell’ accoglienza “.

L”annuncio del Vangelo per i credenti è sempre “liberante e mai opprimente” . L’invito di Gesù al ” Misericordia io voglio e non Sacrifici ( Mt.9,13)” è diretto proprio a noi tutti in quanto peccatori.

Nella nostra comunità , se la Buona Notizia viene confinata nella catechesi , tutto va bene, ma quando il Vangelo diventa vita e prende forma concreta nella nostra esistenza , allora sorgono alcuni tenaci e bigotti difensori della Fede, i quali, si allarmano e si appellano, a leggi e disposizioni contenuti nel Magistero .

C’è presente una latente struttura istituzionale , che, sorda al monito di Gesù ” Tra voi non è così ( Mt.20,26)” si raduna spesso in assemblea e convegno, si specchia , si applaude , si arrocca nel potere del servizio, si difende nei propri privilegi, e, esitante nell’accogliere forme nuove di vivere il Vangelo, rimane ostile a qualsiasi cambiamento o rinnovamento.

C’è da chiedersi: Perché la nostra Chiesa ,che è pur sempre ” Madre e Maestra” è entrata in una incomunicabilità insostenibile e non riesce più ad essere credibile quando comunica il vangelo alle nostre nuove generazioni?

Siamo anche noi laici cristiani, che pur nel Soffio dello Spirito, non sappiamo più rispondere alle necessità dell’ uomo d’oggi ,e dopo l’immane tragedia del Covid, riproponiamo e pretendiamo di nuovo vecchi gesti culturali, di tradizioni e folclori, bellissimi ma inservibili ai bisogni emergenti della crescita della nostra Comunità?

Se , come cristiani, presenti nei nostri quartieri , noi non sappiamo cogliere i ” segni dei tempi” e non siamo capaci di offrire, sempre più, uno sguardo lungimirante nella condivisione, nella misericordia, nel perdono, nello stupore, e continuiamo solo con l’ abitudinaria, consueta, monotona, e settaria nostra vita cristiana, significa che il credente , pur essendo” sale della terra”, ha perso il sapore e ” a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente ( Mt.5,13) “.

Corigliano Rossano 14.10.2022 ( Franco Palmisano )