Ancora una volta questa città, questo territorio, assiste immobile, nel silenzio assordante delle istituzioni che dovrebbero rappresentarla, all’ennesima notizia che ha il sapore della beffa e della presa in giro.

E’ ufficiale che il Ministero di Grazia e Giustizia abbia pubblicato la gara per l’affidamento del progetto di fattibilità tecnica ed economica per l’ampliamento degli spazi del Tribunale di Castrovillari. La cifra è di quelle importanti: 6 milioni di euro. Una notizia che è quasi passata sotto silenzio, mentre avrebbe dovuto far sobbalzare dalla sedia, anzi dagli scranni del parlamento, regione e consiglio comunale, chi dice di avere a cuore il futuro della città. L’ampliamento del tribunale di Castrovillari è l’ennesima prova delle bugie istituzionali che sono state profferite pur di chiudere l’ex tribunale di Rossano, ma ancora peggio rappresenta, a nostro avviso, anche una decisione che appare incompatibile con la volontà manifestata del Governo di rivedere la riforma della geografia giudiziaria e quindi pensare alla istituzione di un tribunale a Corigliano Rossano. Le motivazioni sono di semplice e immediata intuizione che trascinano a ruota anche dei precisi interrogativi a cui il Governo e i suoi rappresentanti devono dare una risposta chiara. All’epoca della chiusura del tribunale di Rossano si sbandierò a tutti i livelli la spendig review quale motivo per chiudere i tribunali e dinanzi ad una struttura incapiente, come il nuovo edificio del tribunale di Castrovillari, si disse che invece i locali erano “addirittura sovrabbondanti”.
Oggi lo Stato spende ben 6 milioni di euro per ampliare un tribunale che diceva essere capiente a contenere anche il circondario del Tribunale di Rossano. Ora ci chiediamo quale sia realmente la volontà di questo Governo, perché appare quanto meno illogico autorizzare un esborso così oneroso per l’ampliamento di un tribunale, quando invece si può ripristinare un presidio di giustizia le cui spese sarebbero a carico della regione.
La cosa che rammarica di più è il totale disinteresse delle istituzioni, perché non basta organizzare convegni e rilasciare interviste se poi all’atto pratico non si interviene su di una vicenda a cui ognuno dice di tenere. Chiediamo allora alla Politica Locale silente ed assente (nonostante l’attivismo manifestato in passato con scioperi della fame e giri bicicletta osannata in campagna elettorale) cosa intende fare, perché mentre noi ancora restiamo fermi e muti, altri Comuni come quello di Chiavari, agiscono ed hanno, ad esempio, costituito in un Consiglio comunale straordinario, una Commissione Speciale consapevoli che tale interesse pubblico involge e coinvolge interessi economici e sociali non più procrastinabili! Chiediamo alla Politica regionale calabrese, rispetto alla quale è stata apprezzata in passato la proposta di legge, cosa intende fare rispetto ad un progetto Ministeriale, già esecutivo, che di fatto sconfessa la stessa legge di istituzione del comune unico che prevedeva l’istituzione del tribunale. Chiediamo alla Politica Nazionale perché, invece di spendersi in attività convegnistiche e in dibattiti senza che il nostro orizzonte intraveda concretamente l’idea di dare forma al Tribunale sul territorio, non assume una posizione chiara e dica la verità sulla reale volontà del Governo senza perseverare nell’azione mortificante di false promesse. Dinanzi a tanto immobilismo e decisioni che vanno in contrasto con quanto si afferma dai palchi cittadini, sorge spontaneo chiedersi quale credibilità politica, da parte di tutti gli schieramenti e a tutti i livelli, la nostra area territoriale riscuote a Roma. Lo chiediamo come cittadini impegnati da anni in questa battaglia, senza mai arretrare di un passo dalla volontà di difendere una verità dinanzi a una ingiustizia, ancor prima di un diritto che è stato palesemente calpestato da chi invece doveva tutelarci.

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