La responsabilità delle tragedie non può essere attribuita alla burocrazia.

Il dissesto idrogeologico è la risultante, nella maggior parte dei casi, di cattive condotte degli uomini che abusano dell’ambiente. In questo caso si è trattato, forse, di negligenze o peggio di errori. Una forza politica non deve sostituirsi alla magistratura né limitarsi a puntare il dito. Una forza politica seria ha l’obbligo di ricercare soluzioni a situazioni complesse come questa.
Ora è il momento di stingersi attorno alle istituzioni, senza cedere alla deprecabile tentazione dello “scaricabarile”.
Come partito abbiamo l’obbligo di approcciarci al tema in modo serio, pragmatico e dunque risolutivo.
Ha ragione l’On. Giuseppe Graziano ad affermare che questa mancata tragedia, sebbene non alleggerisca le responsabilità, può e deve costituire un’opportunità.
Innanzitutto per comprenderne le cause.
E sono tanti gli interrogativi che ci poniamo.
È doveroso precisare che è un’opera avviata trent’anni fa, che ha visto susseguirsi una serie di tecnici e di amministrazioni di enti diversi tra i quali anche Enti che, come la comunità montana, non esistono più.
In primo luogo è doveroso chiedere al collaudatore dell’opera spiegazioni sia in merito al crollo sia, a questo punto, sulla “tenuta” dell’intero tratto. Al gestore dell’opera (ANAS) chiediamo se e quali verifiche sono state eseguite.
Il maltempo dei giorni scorsi non può certo considerarsi di portata eccezionale e la portata del fiume Trionto va ben oltre il livello delle precipitazioni registrate nei giorni scorsi, che, per quanto intense, non sono paragonabili ad eventi alluvionali che sempre più spesso interessano la nostra Regione.
Perché l’impalcato ha perso il suo appoggio?
Su un fiume importante, come il Trionto, il pilone che sostiene la carreggiata generalmente si costruisce realizzando delle fondazioni su pali. Questo al fine di evitare che lo stesso pilone possa avere movimenti generati da forze esterne.
il pilone viene ancorato a dei pali che raggiungono profondità di diverse decine di metri sotto il pilone stesso, tecnica che consente di evitare il movimento che a sua volta ha provocato il cedimento dell’impalcato.
Oggi (e ieri) le tecniche ingegneristiche prevedono, per opere simili, un “tempo di ritorno” di duecento anni.
In fase di progettazione, quindi, non solo si tiene conto di eventi di questo tipo ma si cerca di prevederne la portata e la resistenza per oltre due secoli.
Cosa prevede il progetto? Se si considera che opere di questo tipo dovrebbero avere, come detto, un ritorno temporale secolare e che gli eventi metereologici verificatisi in questi giorni non sono stati eccezionali, viene da chiedersi che cosa concretamente abbia causato il crollo del pilone di sostegno.
I tecnici che hanno progettato e collaudato l’opera cosa hanno da dire in merito?
Sia chiaro: la nostra non è una caccia alle streghe né tantomeno un tentativo di puntare il dito contro qualcuno. Per questo motivo, ci preme ricordare al consigliere Tavernise alcune circostanze.
Nel maggio del 2014 è stata istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la “Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche” che va sotto il nome di “ItaliaSicura”, con la finalità principale di imprimere un’accelerazione all’attuazione degli interventi necessari in materia di dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche.
La messa in sicurezza del fiume Bisagno a Genova, avvenuta mediante l’impiego di oltre 400 milioni di euro e su iniziativa di due Sindaci e Presidenti di Regione di diversa appartenenza politica, rappresenta un chiaro esempio di virtuosismo amministrativo.
“ItaliaSicura” è nata recependo tutte le criticità maggiori segnalate dal Rendis per darvi risposta e risoluzione sia con appositi fondi che attraverso il costante monitoraggio da parte di tecnici aventi il compito di sollecitare i dovuti interventi da parte degli enti preposti.
Per il nostro territorio erano stati stanziati 9 milioni di euro per il Crati.
È inaccettabile che il consigliere Tavernise, da buon populista, abbia approfittato di una sciagura per conquistare qualche like. Ora gli consigliamo di chiedere a Conte i motivi che lo indussero a chiudere la struttura unità di missione “ItaliaSicura”. E chiediamo, inoltre, a lui e al suo partito quale contributo vogliano dare in termini di idee.
Un politico serio si riconosce dal coraggio di dire cose serie prima che simili eventi si verifichino e soprattutto dalla capacità di anticipare gli eventi attraverso risposte e soluzioni che prevengano l’irreparabile.
Ebbene, il 30 luglio 2018 Conte decretò la chiusura di Unità di Missione.
In queste scelte scellerate risiedono le responsabilità della politica.
Noi di Azione siamo pronti a fare la nostra parte. Siamo pronti a sostenere le istituzioni regionali e locali. Nel frattempo, chiederemo al nostro Capo Gruppo al senato Matteo Richetti e a Carlo Calenda di sollecitare il governo e il ministro Salvini a farsi carico della situazione attuale.

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