Per chi mastica un po’ di storia riguardante computer, informatica e..similare , non sarà sfuggita la paradossale vicenda di Steve Jobs.

La leggenda narra che a metà degli anni ottanta l’ideatore della mela mordicchiata fu cacciato dalla Apple, la stessa azienda che aveva co-fondato nel 1976 e che sotto la sua leadership sarebbe diventata famosa in tutto il mondo.

È la storia che nessuna intelligenza artificiale ( I.A.) avrebbe potuto prevedere.

Ma, a fronte di quanti dicono che la storia non si ripete, poco tempo fa un altro licenziamento clamoroso si è consumato.

Il fondatore di OpenAI, che ha sviluppato ChatGpt, Sam Altman, è stato messo alla porta (per poi essere riassunto).

Perché è stato cacciato? Non è dato sapere.

L’agenzia Reuters afferma che alcuni ricercatori di OpenAI, prima della cacciata di Altman, avrebbero avvertito il consiglio di amministrazione di alcuni segretissimi test che potrebbero rappresentare una svolta nell’intelligenza artificiale (di per sé un ossimoro: come può essere artificiale quella che per principio è essenzialmente naturale?) e, al tempo stesso, una «minaccia per l’intera umanità», come dire quisquilie, solo marmellata andata a male.

Ma stiamo scherzando? Qui si parla di “minaccia per l’intera umanità… “ azzarola!

L’IA si presenta quindi, tra qualche luce e molte ombre, come la grande svolta tecnologica dell’umanità del XXI secolo.

Siamo alle soglie di una trasformazione strategica tanto importante quanto l’avvento delle armi nucleari ma con effetti imprevedibili.

E l’effetto rivoluzionario e imprevedibile può verificarsi là dove l’IA e l’intelligenza umana si incontrano. Siamo noi stessi il Frankenstein che abbiamo creato.

Siamo dunque difronte ad una tecnologia avanzatissima capace di replicare – se non sorpassare – le capacità di ragionamento della mente umana e di adattamento – tipico dell’uomo – a nuove situazioni . L’ intelligenza artificiale che si autoalimenta, sta generando un progresso inarrestabile, destinato a modificare profondamente le nostre abitudini professionali, sociali, relazionali.

Parliamo di un sistema che autoapprende senza dover essere «addestrata» allo scopo, simile alle fantasie più utopiche dei film i di fantascienza.

Abbiamo creato uno strumento o una creatura tipo FrankenstAIn… insomma.

E’ un balzo storico impressionante, dell’inizio del terzo millennio, al di là degli addetti, non so quanti di noi, impotenti creature, ne siano coscienti.

Sono in gioco categorie ontologiche, etiche, morali, filosofiche: umano vs inumano, naturale vs artificiale, biologico vs digitale..

Ci troviamo nel mezzo di quello che verrà ricordato come il grande balzo storico, è, tra l’altro, una sfida all’antropologia, poiché mette in pericolo la centralità dell’uomo nel mondo nonchè la sua assoluta originalità derivante dall’identità e dalla coscienza,

E’ in gioco la caratteristica più preziosa dell’umano quella di essere imago et similitudo dei (immagine e somiglianza di Dio), … e allora quale altre categorie consultare e ascoltare se non quelle a noi più vicine.

Dobbiamo fare in modo che la rivoluzione che stiamo vivendo resti umana. Cioè, inscritta dentro quella tradizione di civiltà che vede, nella persona, e nella sua dignità, il pilastro irrinunziabile.

Finora l’umanità aveva considerato l’onniscienza e l’onnipotenza come caratteristiche peculiari del divino non come qualcosa che si può configurare artificialmente, una supermacchina; e, nella conoscenza di sé, l’uomo aveva sempre intravisto una scintilla divina, .

La presunzione di sostituire Dio con un’opera delle proprie mani è idolatria, dalla quale la Sacra Scrittura mette in guardia (ad es. Es 20,4; 32,1-5; 34,17). Inoltre, l’IA può risultare ancora più seducente rispetto agli idoli tradizionali: infatti, a differenza di questi che “hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono” (Sal 115,5-6), l’IA può “parlare”, o, almeno, dare l’illusione di farlo (cf. Ap 13,15). […] Ricercando in essa un “Altro” più grande con cui condividere la propria esistenza e responsabilità, l’umanità rischia di creare un sostituto di Dio.

Illuminazioni e riflessioni arrivano come al solito dal Santo Padre.

L’intelligenza artificiale e l’intelligenza umana, ha sempre affermato papa Francesco, sono essenzialmente diverse e la prima non potrà mai sostituire la seconda; quest’ultima non segue fini propri, ma esegue le finalità intenzionali assegnatele dall’essere umano, anche quando l’IA sceglie da sé modi nuovi per raggiungerle; come ogni altra azione morale, le applicazioni dell’IA devono essere conformi alla dignità della persona umana, al suo compimento integrale, e per questo orientate alla verità e al bene.