Addentrarsi su terreni scoscesi e minati non è mai una buona idea. Eppure, a volte, bisogna correre il rischio, a tutti piace il velluto ma è l’abrasivo che toglie le incrostazioni.

La Teologia, per esempio.

Attività speculativa che ha per oggetto la divinità, la scienza di Dio, una miscela di sapere filosofico, antropologico, letterario, sociologico e quant’altro, roba da menti fini e cervelli abituati al ragionamento astratto, alle sottigliezze e alle astruserie .. poi il Magistero della Chiesa, l’autorità nel trasmettere e interpretare la dottrina cristiana con lo scopo di guidare i fedeli nella comprensione e nel rispetto della fede rivelata da Dio.

In sostanza, è il potere di insegnare e interpretare le verità divine con il suo linguaggio codificato,i suoi rimandi, i dogmi dove ogni parola, ogni termine, ogni locuzione ed ogni virgola hanno peso, significati, a volte reconditi, solo per iniziati, topi di biblioteca, mistici, visionari, santi.

Ecco, appunto, è il linguaggio della chiesa che molti ritengono ossidato, vecchio, kitsch, incomprensibile, e che, nonostante i tentativi di…svecchiare, (Vaticano II..in primis) rimane criptico, è necessario, allora, recuperare smalto e fruibilità in sintonia con un mondo che cambia a velocità supersonica: da secolarizzato a post secolarizzazione. Occorre uscire dal linguaggio ermetico, autoreferenziale, tipico di certa cultura cattolica che dà tutto per scontato e usa parole che dicono.. nulla.

Diciamolo chiaramente: ancora oggi il Vangelo viene proclamato nello stesso modo di cinquanta o cento anni fa, se non si verifica una rivoluzione linguistica radicale, che permetta di dire le cose vecchie in una forma nuova, il cristianesimo rischia di sparire.

E’del resto vero che, specie in Europa, la gente non va più in Chiesa, ma sente più che mai la necessità di una ricerca spirituale, di un linguaggio in grado di spiegarla. D’altronde

come comunicare il Mistero? La Fede? Come esprimere in modo razionale l’inattingibile, l’Essere Supremo e perfetto che governa i nostri destini? Affidandoci, forse, allo Spirito che intercede con gemiti inesprimibili?

Chi sa realmente (eccetto, forse, gli addetti ai lavori) cos’è il discernimento, la sinodaltà, il clericalismo ecc. al di là del loro significato letterale pescato da un qualsiasi dizionario?

Papa Francesco (già dimenticato?) era il pontefice della Misericordia ma era, per esempio, anche anticlericale… già anticlericale, quanti se ne sono accorti?

L’ anticlericalismo ha una tradizione molto potente nella Chiesa, le regioni più anticlericali erano quelle del vecchio stato pontificio, dove regnava il papa. Più il cattolicesimo ha coinciso con il potere, più ha imperato l’anticlericalismo.

Dunque Francesco detestava il clericalismo e le sue tremende conseguenze: lo considerava il peggior problema della Chiesa, il suo grande antagonista, pensiero, questo, che si è forse consolidato dopo il 2018, quando lo scandalo degli abusi sessuali è esploso in tutta la sua virulenza e, durante le indagini successive: il papa è giunto alla conclusione che l’origine o la causa degli abusi è il clericalismo…ed ecco che il cerchio si chiude.

Quando il chierico si ritiene superiore ai fedeli si sente autorizzato a esercitare perversamente la sua autorità su di loro. Francesco poneva molta enfasi sul fatto che il sacerdote non è al di sopra dei fedeli, ma alla stessa altezza dei fedeli (anche per questo non tutti l’amavano).

Tutti gli abusi sessuali sono prima di tutto abusi di “potere”.

E’ una visione tremenda quella che pone il sacerdote su un piedistallo, separato dal popolo, elevato al di sopra di esso, non come parte di esso…da ciò deriva che può usare quel “potere” in un modo perverso, abusandone sessualmente. Per risolvere il problema, dice Francesco, dell’abuso sessuale, non basta cambiare le leggi e i protocolli: bisogna cambiare la mentalità. vale a dire che bisogna farla finita con il clericalismo nella Chiesa.

Il papa usa un’immagine stupenda: il sacerdote deve stare, allo stesso tempo, davanti al gregge, per guidarlo; deve stare in mezzo al gregge, per accompagnare tutti, deve stare in coda, per aiutare a proseguire quelli che non possono proseguire, i più deboli e bisognosi, per non perdere nessuno. perché è come tutti; i suoi discorsi terminavano, quasi sempre, con un “pregate per me “. Perché?

La prima cosa che ha detto, nella cappella Sistina, dopo essere stato eletto papa, è stata “sono un grande peccatore”. Vale a dire che anche lui, vicario di Cristo è come tutti… Questo per me è straordinario!

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