E mentre sotto gli ombrelloni si boccheggia o quasi, i politici nostrani si dilettano, con frustre polemiche, sullo spopolamento delle aree interne, decrescite, agevolazioni fiscali, incentivi, sostegno alla natalità e quant’altro,tra presunti abbandoni da parte del Sindaco o dello Stato e impegni non mantenuti, insomma schermaglie estive a somma zero.

Si sprecano idee ed energie, se non soldi, su battaglie perse in partenza.

Se i nostri avi secoli fa hanno abbandonato le aree esterne (pianure, litorali) per quelle “interne”, un motivo ci sarà stato.

La paura alla “ mamma li turchi” ha giocato certo un ruolo fondamentale ma anche malaria e zone paludose hanno fatto il loro dovere;occorreva salvare la pellaccia e mettersi al sicuro tra colline e montagne, e dove se non?

Se adesso,”changè la dame”, si torna alle origini, certo in modalità 2.0, più motivi ci saranno,inutile elencarli,li conosciamo tutti.

La questione non è solo salvare o meno grumi di case diroccate e appollaiate su franosi e aspri cocuzzoli ma anche grossi ed importanti Centri storici nobilitati di storia ,persone, cultura, arte, e profonde radici identitarie.

L’irreversibile, costante spopolamento, specie in aree montane e collinari, è un problema Nazionale, il Meridione e la Calabria,in particolare, contribuiscono generosamente.

Finchè trattasi di un pugno di case aggrappati su uno sperone possiamo anche recitare il de profundis, ma come si fa ad abbandonare e lasciare al proprio destino,per es., Centri storici come Corigliano e Rossano ?Eppure si fa e… come si fa..

Piazze, case ,vie, palazzi,monumenti…parlano. Custodi di memorie,di tesori artistici e culturali, di beni materiali ed immateriali, di strade che hanno visto passeggiare,fumare, sfogliare giornali (la mitica Gazzetta del Sud),discutere,dibattere, personaggi di alta levatura culturale ed etica, musei a cielo aperto, panorami mozzafiato ,duole e non poco archiviare, relegare il tutto nei libri di storia ma il tramonto ed il definitivo collocamento a riposo appaiono inarrestabili, accanirsi sui cadaveri, tentando di risuscitarli, è masochismo, il passato non torna.

Ancora una volta la Fisica non mente.Tutto cambia e tutto si trasforma, (fortunatamente niente si distrugge),vale per gli organismi viventi, per quelli organici ed anche inorganici, manufatti compresi, anche le “ cose” e le “case” seguono la suddetta legge.

Non possiamo cristallizare il tempo, bloccarlo con un self, quello che fu mai più tornerà.

Sa iddio cosa avverto quando, periodicamente,copro quei quattro chilometri che dallo Scalo mi mmergono nella mia amata,magica e sognante Rossano, principessa sempre più addormentata in attesa del romantico e delicato bacio del principe (sottoforma di investimenti mirati dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) o di promesse alla Masaniello )

Specie noi boomer,nati e vissuti negli anni gloriosi dei Centri storici dinamici, popolati di sogni e di speranze, ne sentiamo il “morso”,vederli adesso annaspare, in stato pre agonico,con tre tempi ben scanditi: parvenza di vita la mattina,casa di riposo il pomeriggio, cimitero la sera (specie d’inverno ) nonostante il lodevole tentativo di chi fornisce bombole di ossigeno, per momentanei e fatui risvegli,fa male all’anima.

Il senso di straniamento che si avverte tra vicoli e piazzette è struggente.Incontro teste canute,visi stanchi e invecchiati,posture incurvate,incontro tanti me stessi, e poi persone che non conosco,di varie etnie, di mondi lontani, con occhi pieni di nostalgia, anche loro in cerca di un futuro.

Lo stessoVito Teti,antropologo calabrese,pur riflettendo sull’importanza di prendersi cura di luoghi degradati e abbandonati, invita a non alimentare narrazioni idilliache (cosa che io alimento)dei luoghi remoti e isolati

E allora, …di cosa vogliamo parlare ?

C’è un passaggio, in un documento ministeriale pubblicato quasi in sordina all’inizio dell’estate, si trova nell’“obiettivo 4: “Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”. E recita: “Queste aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma nemmeno essere abbandonate a se stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le accompagni in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento”.

Si rinuncia ufficialmente all’idea di invertire la tendenza,si pianifica il declino. Lo si accompagna. Lo si normalizza, è la diagnosi di una malattia terminale.

E allora buona escursione a quei pochi visitatori, turisti colti e incantati, che si avventurano nella nostra storia, tra bizantini e ausoni.