Et voilà! Anche per quest’anno, con buona pace del sapiens predatore e ingordo, ci siamo giocato o, meglio, pappato quanto la provvida e generosa natura ci fornisce e genera in un anno.

Solo che, mentre noi occidentali consumiamo e sbafiamo (non ditelo a quanti, milioni, soffrono e muoiono letteralmente di fame in tutto il pianeta con punto focale sulla martoriata Gaza) , non tutti banchettano, con relative fette di prosciutto, oltre che in bocca anche sugli occhi.

Dovevamo dosare e consumare, almeno fino a dicembre, quello che madre natura produce in un anno, ma figurati, meglio un uovo oggi che una gallina domani. E chi se ne frega se continuiamo a sottrarre risorse alle future generazioni.

Le provviste bastevoli per un anno le abbiamo fatte fuori in poco meno di sette mesi, dopo…cominceremo a mangiare insetti e pezzi di cartone (già in molti lo fanno)…be meglio non pensarci.

E’ l’overshoot day 24 luglio data precisa in cui le risorse disponibili per l’anno in corso sono esaurite, quest’anno arrivato in anticipo rispetto allo scorso anno.

Per il wwf,fino alla fine dell’anno, il pianeta vivrà a debito ecologico, cioè consumerà ciò che non è in grado di rigenerare aggravando il debito ecologico, accumulando scarti, rifiuti ed emissioni.

Per intenderci, è sempre il wwf che lo dice, nel 1970 l’overshoot day (in inglese combinazione del prefisso “over-” che indica “oltre” o “sopra” e del verbo “shoot”, che significa “tirare” o “colpire”. L’etimologia riflette quindi il concetto di superare, andare oltre un certo limite o bersaglio)

era a dicembre, la data è andata via via spostandosi sempre più velocemente, lo scorso anno cadeva ad agosto.

Ci siamo già pappato tutte le risorse che il nostro pianeta può fornire durante l’anno solare. 

In poco più di sei mesi, quindi, l’umanità ha già esaurito le risorse naturali rinnovabili il cui consumo sarebbe previsto nell’arco di un anno. Nel 2025, una persona media avrà consumato le risorse naturali di circa 1,8 Terre. 

Attualmente la popolazione globale consuma, come detto, l’’equivalente di 1,8 pianeti terra ogni anno, un ritmo che supera dell’80 per cento la capacità rigenerativa degli ecosistemi terrestri…questo squilibrio è alla base delle peggiori crisi ambientali della nostra epoca : perdita di biodiversità, deforestazione, degrado del suolo esaurimento di risorse fino all’accumulo di gas serra ( il nostro caro amico gas serra che rende le nostre giornate sempre più avvolgenti, confortevoli, caliente, un tepore che sa di eternità ).

Abbiamo un debito nei confronti del pianeta di 22 anni ciò significa che se volessimo recuperarlo (campa cavallo) sarebbero necessari 22 anni di piena produttività ecologica. E’ un po’ come il nostro debito pubblico, possiamo mai riportarlo in pareggio? Non esiste! Siamo nel campo di calcoli puramente teorici.

Infatti, alcuni danni provocati sono ormai irreversibili; ad oggi nella nostra amata patria bruciamo in soli 126 giorni le risorse naturali che dovrebbero bastare per un intero anno, ogni giorno consumiamo quanto basterebbe per quasi tre terre.

Risulta quindi evidente che abbiamo oltrepassato i limiti che la Terra è in grado di sopportare.

Anno dopo anno il consumo di risorse supera la naturale capacità del nostro pianeta di rigenerarsi.

Quali le soluzioni? Ridurre l’impronta ecologica globale di circa il 60 per cento rispetto ai livelli attuali, ciò non significa lievitare per non lasciare impronte ma qualcosa di meno magico.

E allora, invece di utilizzare sempre più lampadine per illuminare a giorno un vicolo disabitato, bisognerebbe accendere la consapevolezza.

Ormai non esistono più problemi locali, lo sappiamo (le microplastiche, per es,sono arrivate a contaminare anche i posti più remoti del pianeta, dai fondali oceanici alle vette più alte, fino ai posti in cui l’uomo non ha mai messo piede), accendere una scintilla per creare una cultura mondiale della responsabilità e della consapevolezza sull’impatto delle nostre azioni. Sarà mai possibile? L’ottimismo della volontà è sempre l’ultimo a collassare-