
Altro che “città normale”, altro che “progresso”, “terra” e “popolo”. Le parole d’ordine sbandierate in campagna elettorale dal Sindaco e dalla sua maggioranza si sono rivelate vuote, fragili, persino offensive per chi oggi guarda alla propria città con amarezza e rassegnazione.
Prima l’addio di Baker Hughes, colosso industriale internazionale, che ha deciso di voltare le spalle a questo territorio. Una perdita immensa: 200 posti di lavoro bruciati, nella totale indifferenza dell’amministrazione. La fuga della multinazionale è stata un segnale chiarissimo: questa amministrazione è inadeguata, priva di credibilità, totalmente scollegata dal mondo produttivo.
Oggi si consuma l’ennesimo schiaffo alla dignità del lavoro: il Comune non ha aderito, fino ad oggi, ultimo giorno utile, alla piattaforma regionale per la stabilizzazione dei TIS – i Tirocinanti di Inclusione Sociale. Parliamo di 52 persone – operatori, madri e padri di famiglia – che da un decennio prestano servizio per l’ente con compensi minimi, senza alcun diritto, senza tutele, senza futuro.
Per loro, niente stabilizzazione. Solo una porta chiusa e un invito amaro: prendete la valigia di cartone ed emigrate altrove. È questa la visione del Sindaco? Costringere i lavoratori alla disperazione mentre si inseguono i riflettori della politica regionale e nazionale?
Questa amministrazione si dimostra nemica del lavoro, dei lavoratori, dei giovani, della terra e del popolo. Nemica del futuro. Non un progetto per rilanciare l’economia locale, non un’idea concreta per fermare l’emorragia di talenti, non una proposta per dare dignità a chi lavora da anni nell’ombra, garantendo servizi essenziali con spirito di sacrificio e amore per la propria comunità.
Tutto ruota attorno a un solo obiettivo: la carriera politica personale del Sindaco, costruita sulle macerie di una città che meritava altro.
Non è solo un fallimento politico. È una vergogna storica.

