di Salvatore Campana
LA LEZIONE DI CORIGLIANO-ROSSANO E IL RISCHIO PER LA CALABRIA CON TRIDICO.
Quando si sente parlare di “nuova primavera” per la Calabria, come fa oggi l’europarlamentare Pasquale Tridico, candidato alla guida della Regione, il pensiero non può che correre a un’altra “primavera” sbandierata con enfasi: quella del sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi.
Se quella promessa di rinascita, dopo sei anni, si è trasformata in un inverno cupo e interminabile, i calabresi farebbero bene a diffidare delle stesse parole vuote che oggi arrivano dall’inquilino di Bruxelles per scendere sulle sponde del Crati e dello Jonio.
LA “PRIMAVERA” TRADITA DI STASI
Stasi, all’epoca, si presentò come il sindaco del cambiamento radicale. Parlava di trasparenza, di partecipazione, di svolta amministrativa. Il risultato? Un municipio avvolto nella nebbia.
Ogni atto amministrativo è diventato opaco, ogni scelta di indirizzo politico è caduta nella più piatta continuità con il passato che tanto aveva disprezzato dai palchi. Dalla gestione del lavoro all’urbanistica, dalle assunzioni ai concorsi, dagli incarichi agli affidamenti diretti, fino alle finanze pubbliche e alle politiche per i centri storici: tutto come prima, e in certi casi peggio di prima.
Lo statuto comunale prevede l’istituzione dei municipi: promessa rimasta lettera morta. Le critiche ai predecessori, un tempo urlate con foga, sono state seppellite da una pratica quotidiana che ne ricalca i peggiori vizi. La “nuova primavera” si è rivelata per Corigliano-Rossano un lungo inverno di bassa politica e cattiva amministrazione, che si sintetizza in un solo nome: Stasi.
UN NEMICO DEL PROGRESSO E DEL LAVORO
Ma la colpa più grave resta un’altra: aver allontanato la Baker Hughes, una multinazionale pronta a investire sul territorio e a garantire centinaia di posti di lavoro stabili e qualificati ai giovani calabresi.
Un’occasione unica, sacrificata sull’altare dell’ideologia e di calcoli politici miopi, con la conseguenza di condannare un’intera generazione alla precarietà e all’emigrazione. Altro che “primavera”: questa è stata la scelta di un nemico del progresso, che ha preferito lo sterile immobilismo al futuro della propria comunità.
TRIDICO, LA FAVOLA CHE NON CONVINCE
Ed ecco che ora arriva Tridico, deciso a propinare ai calabresi la stessa favola. Dalla sua posizione di tecnico catapultato in Europa, parla di “primavera” senza conoscere davvero le dinamiche politiche e sociali di questa terra che ha abbandonato da decenni.
Ma la Calabria non si governa con slogan da conferenza o con promesse fumose: qui servono radici, coraggio, conoscenza profonda del territorio e soprattutto indipendenza. Caratteristiche che mancano del tutto al candidato-presidente, che inevitabilmente si ritroverebbe ostaggio dei referenti politici che lo sostengono, non calabresi, pronti a tirare i fili e a decidere per lui.
Così, il rischio è che la Regione non venga guidata da un presidente forte e autonomo, ma da un mosaico di poteri, interessi e manovre di palazzo, con conseguenze imprevedibili e potenzialmente disastrose.
BASTA ILLUSIONI
La verità è che dopo decenni di devastazione prodotta tanto a sinistra quanto a destra, non basterà di certo una legislatura per costruire un futuro diverso. Soprattutto se a guidare la Calabria sarà chi porta in tasca non un progetto vero, ma un racconto logoro, già visto e già fallito.
Il sindaco Stasi, pronto a riciclarsi come consigliere regionale, salirà di nuovo sul palco con la sua retorica trita e ritrita, capace solo di ammaliare i pellegrini che ancora lo seguono. E Tridico, dal canto suo, rischia di non essere altro che la versione regionale di quella stessa illusione: parole roboanti e risultati inesistenti.
La Calabria non ha bisogno di nuove favole. Non ha bisogno di stagioni immaginarie. Ha bisogno di serietà, concretezza e di una classe dirigente libera da padrini esterni e da vecchie liturgie.
Se la “primavera” evocata da Tridico sarà la copia sbiadita di quella di Stasi, i calabresi faranno bene a prepararsi: l’inverno rischia di essere ancora più lungo e ancora più buio.
DAL SOGNO DEL CAMBIAMENTO ALLA DISFATTA AMMINISTRATIVA: LA LEZIONE DI CORIGLIANO-ROSSANO E IL RISCHIO PER LA CALABRIA CON TRIDICO
Quando si sente parlare di “nuova primavera” per la Calabria, come fa oggi l’europarlamentare Pasquale Tridico, candidato alla guida della Regione, il pensiero non può che correre a un’altra “primavera” sbandierata con enfasi: quella del sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi.
Se quella promessa di rinascita, dopo sei anni, si è trasformata in un inverno cupo e interminabile, i calabresi farebbero bene a diffidare delle stesse parole vuote che oggi arrivano dall’inquilino di Bruxelles per scendere sulle sponde del Crati e dello Jonio.
LA “PRIMAVERA” TRADITA DI STASI
Stasi, all’epoca, si presentò come il sindaco del cambiamento radicale. Parlava di trasparenza, di partecipazione, di svolta amministrativa. Il risultato? Un municipio avvolto nella nebbia.
Ogni atto amministrativo è diventato opaco, ogni scelta di indirizzo politico è caduta nella più piatta continuità con il passato che tanto aveva disprezzato dai palchi. Dalla gestione del lavoro all’urbanistica, dalle assunzioni ai concorsi, dagli incarichi agli affidamenti diretti, fino alle finanze pubbliche e alle politiche per i centri storici: tutto come prima, e in certi casi peggio di prima.
Lo statuto comunale prevede l’istituzione dei municipi: promessa rimasta lettera morta. Le critiche ai predecessori, un tempo urlate con foga, sono state seppellite da una pratica quotidiana che ne ricalca i peggiori vizi. La “nuova primavera” si è rivelata per Corigliano-Rossano un lungo inverno di bassa politica e cattiva amministrazione, che si sintetizza in un solo nome: Stasi.
UN NEMICO DEL PROGRESSO E DEL LAVORO
Ma la colpa più grave resta un’altra: aver allontanato la Baker Hughes, una multinazionale pronta a investire sul territorio e a garantire centinaia di posti di lavoro stabili e qualificati ai giovani calabresi.
Un’occasione unica, sacrificata sull’altare dell’ideologia e di calcoli politici miopi, con la conseguenza di condannare un’intera generazione alla precarietà e all’emigrazione. Altro che “primavera”: questa è stata la scelta di un nemico del progresso, che ha preferito lo sterile immobilismo al futuro della propria comunità.
TRIDICO, LA FAVOLA CHE NON CONVINCE
Ed ecco che ora arriva Tridico, deciso a propinare ai calabresi la stessa favola. Dalla sua posizione di tecnico catapultato in Europa, parla di “primavera” senza conoscere davvero le dinamiche politiche e sociali di questa terra che ha abbandonato da decenni.
Ma la Calabria non si governa con slogan da conferenza o con promesse fumose: qui servono radici, coraggio, conoscenza profonda del territorio e soprattutto indipendenza. Caratteristiche che mancano del tutto al candidato-presidente, che inevitabilmente si ritroverebbe ostaggio dei referenti politici che lo sostengono, non calabresi, pronti a tirare i fili e a decidere per lui.
Così, il rischio è che la Regione non venga guidata da un presidente forte e autonomo, ma da un mosaico di poteri, interessi e manovre di palazzo, con conseguenze imprevedibili e potenzialmente disastrose.
BASTA ILLUSIONI
La verità è che dopo decenni di devastazione prodotta tanto a sinistra quanto a destra, non basterà di certo una legislatura per costruire un futuro diverso. Soprattutto se a guidare la Calabria sarà chi porta in tasca non un progetto vero, ma un racconto logoro, già visto e già fallito.
Il sindaco Stasi, pronto a riciclarsi come consigliere regionale, salirà di nuovo sul palco con la sua retorica trita e ritrita, capace solo di ammaliare i pellegrini che ancora lo seguono. E Tridico, dal canto suo, rischia di non essere altro che la versione regionale di quella stessa illusione: parole roboanti e risultati inesistenti.
La Calabria non ha bisogno di nuove favole. Non ha bisogno di stagioni immaginarie. Ha bisogno di serietà, concretezza e di una classe dirigente libera da padrini esterni e da vecchie liturgie.
Se la “primavera” evocata da Tridico sarà la copia sbiadita di quella di Stasi, i calabresi faranno bene a prepararsi: l’inverno rischia di essere ancora più lungo e ancora più buio.
Salvatore Campana


