Ancora pochi giorni e si ricomincia. Riprende il ciclo della vita. L’ennesima ripartenza, dall’otium al negotium, un eterno ritorno, una ritualità condivisa con i ritmi del mondo contadino: preparazione, semina, raccolta e poi il maggese, i mesi del riposo estivo.
Sui banchi si tornerà a partire dall’8 settembre, la prima campanella suonerà solo a Bolzano e provincia. La maggior parte delle scuole riaprirà il 15 settembre, solo nella nostra regione e in Puglia le vacanze si allungheranno fino al 16.
In cattedra arriveranno anche 48.504 prof neo assunti, tra i quali 13.860 di sostegno, 44 docenti-educatori, 6.022 insegnanti di religione cattolica (questi i numeri autorizzati dal governo per le immissioni in ruolo).
Saranno poco meno di sette milioni i bambini e i ragazzi che, zaino in spalla, varcheranno i cancelli, 134mila meno dell’anno scorso, colpa dell’inverno demografico che colpirà soprattutto elementari e medie.
La scuola in cui sono stato alunno e poi docente si allontana sempre di più dai miei orizzonti se questo sia un bene o meno…si vedrà o, meglio, lo vedranno..
Tocchi e ritocchi, voto in condotta, divieto di cellulare, stop and go, un eterno cantiere, un perenne fare e disfare, fino alle infinite variazioni sul tema dell’esame finale, che tornerà — corsi e ricorsi storici — a chiamarsi “di maturità”, riformine che rimangono in attesa della vera, strutturale Riforma che tutti aspettiamo.
La scuola sembra la Sagrada Familia di Barcellona la cui costruzione è iniziata nel 1882 e continua tuttora.
Il ministro Valditara ha annunciato un alfabeto di novità, in estrema sintesi queste le novità:
il sei in condotta comporterà la sospensione del giudizio, i ragazzi verranno rimandati a settembre e dovranno presentare un compito su un tema di cittadinanza attiva legato ai motivi che hanno determinato quel basso voto.
Se la sospensione supera invece i due giorni, per condotte gravi o reiterate, scatteranno i “lavori socialmente utili”, ovvero attività di cittadinanza solidale presso onlus, enti benefici o associazioni con cui le scuole hanno stipulato convenzioni.
Per l’esame finale sarà bocciato chi sceglierà di fare scena muta al colloquio (e vorrei vedere). Sembra incredibile che, approfittando di una normativa (assurda), alcuni maturandi, studenti-pesce, l’abbiano fatta franca alla nenti sacciu, nenti vitti e nenti vogghiu sapiri.Iu un c’era e si c’era dormiva e cu dormi nun vidi nenti. Che ricordi porteranno negli anni a venire da questi benemeriti del mutismo?
Lo scorso anno le aggressioni contro docenti e bidelli sono state una cinquantina. L’anno prima, tra gennaio 2023 e febbraio 2024, la polizia ne ha contate 133. Così, finalmente, il Consiglio dei ministri, con una modifica al Codice penale, ha deciso di varare una stretta per la tutela dei docenti e dei dirigenti scolastici. Le pene per i maggiorenni che aggrediscono fisicamente professori e presidi provocando loro delle lesioni aumentano: si passa dall’attuale condanna che va da 6 mesi a 3 anni a una reclusione da 2 a 5 anni. Ed è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza o in quasi flagranza, cioè quando l’aggressore viene preso subito dopo il pestaggio con oggetti o tracce di reato (bastoni, coltelli, tirapugni).
Ma la rivoluzione più difficile che fa veramente girare gli zebedei ai pischelli è il divieto del cellulare
Stop agli smartphone alle superiori sia a lezione che per tutto l’orario scolastico, ricreazione compresa.
La battaglia del ministro Valditara contro «gli effetti negativi» dei cellulari «sul benessere degli studenti e le loro prestazioni scolastiche» travalica quindi da quest’anno i confini di elementari e medie e sbarca in tecnici e licei.
Per chi sgarra arriveranno sanzioni decise dal collegio dei docenti. Sul piano pratico, per attenersi alla circolare ministeriale, le scuole si stanno attrezzando, ma, in realtà, nessuno sa come impedire negli istituti superiori di usare il cellulare.
[…] si fa presto a dire togliamo i telefonini ai ragazzi: in molte scuole si tratta di controllarne e conservarne tra i mille e i millecinquecento ogni mattina, quanti sono gli studenti.
Ognuno si sta organizzando come crede e come può, magari copiando quello che si fa alle medie dove perlopiù i telefonini restano in una scatola sulla cattedra.
Qualche Istituto ha previsto, per es., armadietti con chiave da usare su base volontaria, previo contributo annuale di 15 euro: chi non vuole depositare il denaro e lo smartphone, deve lasciare quest’ultimo a casa. Altrimenti scatta la sanzione disciplinare
Ma ritirare gli smartphone la mattina comporta qualche scocciatura organizzativa e qualche rischio: chi è responsabile se il cellulare scompare — rubato, scambiato, perso — o lo si ritrova rotto? E gli scherzi? Siamo pur sempre in presenza di adolescenti. Gli armadietti singoli occupano spazio, poi costano: chi ha fatto i conti parla di una spesa di 70-80 mila euro per una scuola di 1.500 studenti
Come si vede parlare è arte facile.
La scuola forma cittadini e non utili impiegati; si forma la classe dirigente del Paese, per questo la scuola è più importante del Parlamento, della Magistratura, della Corte costituzionale. (Piero Calamandrei1889-1956, giurista, scrittore e uomo politico) forse, allora, ragazzi vale la pena disintossicarsi per appena di 5/6 ore.

