
UTENTE FB – “Se oggi succedeva qualcosa a mio figlio, solo la morte mi poteva fermare.” Queste le parole intrise di rabbia e frustrazione di una madre di Rossano che denuncia un’odissea di indifferenza e inefficienza vissuta pochi giorni fa, a seguito di un’emergenza che ha coinvolto il suo bambino.
La donna, in preda al panico, ha affrontato un percorso a ostacoli per arrivare al pronto soccorso dell’ospedale cittadino. Salendo da Via Madre Isabella de Rosis con le quattro frecce accese e il clacson premuto all’impazzata per segnalare la grave urgenza, si è scontrata con l’insensibilità degli automobilisti: “La mala educazione non sa neanche il significato di pericolo di una persona”.
Ma il vero shock, racconta, è arrivato a pochi metri dall’ingresso del pronto soccorso. Con la sbarra d’accesso chiusa e il clacson ancora premuto, il passaggio era bloccato da un furgoncino di operai intenti a chiacchierare. “Dovevo suonare e suonare per farli spostare,” racconta la donna, che rivolge una critica diretta a chi non ha compreso la gravità della situazione: “Ascoltami, cambia lavoro, perché non hai le competenze di schiacciare un pulsante.”
L’arrivo in ospedale non ha purtroppo portato il sollievo sperato. Il figlio, operato da pochi giorni alle adenoidi e tonsille, presentava una grave emorragia, un’urgenza classificata con codice giallo, che indica un’urgenza media con potenziale pericolo di vita. Nonostante questo, la madre denuncia la presunta incompetenza del personale. “Siete da manicomio dal primo all’ultimo,” sbotta la donna, incredula di fronte a una gestione che ha definito assurda.
Secondo il suo resoconto, il bambino non è stato accolto con una barella, né visitato da un infermiere per un controllo immediato, come un paziente in codice giallo meriterebbe. La madre racconta di essere stata mandata da sola a piedi, con il figlio che perdeva sangue dalla gola, fino al quarto piano. “Mandate un bambino con sangue che esce dalla gola, senza una barella e senza un infermiere e senza controllare il bambino se avesse bisogno di sangue,” ripete sconvolta.
La testimonianza si conclude con un’amara riflessione sulla situazione sanitaria locale: “Mandano un bambino con sangue dalla gola senza una barella… poi fino al 4 piano senza essere accompagnato, ripeto, codice giallo. In montagna cercano pecorari, oppure vi pensate che siamo carne da macello.” L’articolo si chiude con una nota di scuse per il tono forte e la rabbia della donna, un grido di dolore per un “peso sullo stomaco” che non può più tacere
(fonte UTENTE FB)
