Che la tecnologia, nella sua attuale realizzazione più avanzat, quella dell’A.I. l’intelligenza artificiale, arrivasse a coinvolgere (a modo suo) il Sacro non è una sorpresa. Nel mare magnum delle App c’è l’imbarazzo della scelta, è come un supermercato.

E’possibile colloquiare con ogni divinità, si va dal dio dei cristiani a quello ebraico, da Budda, a Maometto e similari, si sceglie quello che si vuole, si può anche accedere (e questo è blasfemia) a una confessione virtuale.

Eppure alcune applicazioni sono nate, diciamo, per fornire un apporto alla Fede, senza intenti demistificatori.

Il Pontefice, Leone XIV, appare scettico: «Sarà molto difficile scoprire la presenza di Dio nell’intelligenza artificiale», ha sentenziato.

C’è chi si rivolge, per es., ai chatbot come se fossero uno psicologo, qualcuno li usa nei momenti di sconforto per ritrovare la fede.

Sembra un modo per avvicinare alla religione chi ormai ne è lontano da tempo.

La questione solleva alcune perplessità etiche: è il giusto modo per approcciarsi alla spiritualità?

Quando una persona emotivamente fragile si rivolge a una macchina per avere qualcuno con cui parlare, rischia di entrare in un cortocircuito psicologico e spirituale.

Cambiano i modi di comunicare: influencer che diventano evangelizzatori.

Negli Stati Uniti la casa di Dio non è più la Chiesa ma sono le app, mentre per rendere appetibili santi e apostoli vengono, addirittura, trasformati in supereroi. 

Negli ultimi anni in America, i predicatori utilizzano la tecnologia per diffondere il Verbo di Dio (fatturando milioni di dollari).

Le piattaforme generano video in stile Hollyywoodiano tratti dai testi sacri

La fede – dice la Chiesa – è l’incontro con una persona, che è la persona di Cristo attraverso qualcuno che quell’incontro l’ha già fatto. Incontrare un altro attraverso una macchina non può funzionare, perché queste piattaforme sono create con lo scopo di tenerci attaccati al dispositivo, sono costruite per darci ragione e non creare conflitto.

La Chiesa non rinnega certo la tecnologia tout court: Esistono strumenti digitali con scopo informativo e altri con mero obiettivo di performance. Ad esempio, un’app che prepara alla confessione può essere utile, una che dà l’impressione di aver assolto i peccati no, in questo caso la macchina commette un inganno.