di Enrico Iemboli
Il referendum del 22 e 23 marzo ha bocciato le modifiche alla Costituzione con un “NO” netto del 53,2% su una percentuale di votanti del 58,9% . I cittadini hanno voluto che la Costituzione quale faro del sistema Italia non venisse cambiata con visioni di parte né con metodi che hanno il sapore di autoritarismo.

A difesa della Costituzione sono nati i comitati del NO ed una forte politicizzazione dell’ultima settimana si è insediata nelle rivendicazioni del merito, anche se la vittoria del NO non è sovrapponibile tout court agli schieramenti politici abituali.
Ritengo sia cosa seria uscire dall’appropriazione indebita dei suffragi e con piacere pensare che è stato un voto di “patriottismo costituzionale”.
Grazie alla collaborazione di tutte le forze politiche dell’epoca, la Carta fu approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 ed entrò a in vigore nel gennaio 2048.
I padri della Carta erano consapevoli che non era né perfetta né esaustiva ed anche sul tema dell’ordinamento giudiziario Meucci Ruini, presidente della Commissione dei 75 che l’hanno redatta, all’epoca ha ammesso che le lacune inevitabilmente lasciate sarebbero state colmate dai futuri dirigenti politici.
Purtroppo la campagna referendaria è stata inquinata della strumentalizzazione e da una deriva verbale a dir poco intollerabile che ha fatto indignare l’opinione pubblica che ha reagito recandosi alle urne.
Si temeva che la democrazia sarebbe stata umiliata dall’astensionismo, ma ha votato l’Italia, non una minoranza, restituendo così l’immagine di una Nazione che non è divisa.
Da tempo la politica ha rinunciato alle “mediazione” ma credo sia giunto il momento in cui è necessario superare l’incomunicabilità tra le varie rappresentanze politiche le quali devono impegnarsi a ricucire il tessuto sociale di una Italia politicamente lacerata.
Il referendum non è piaciuto, è vero che ha vinto il NO ma è difficile dire se lo è stato per solidarietà verso la magistratura o per altre ragioni, ritengo invece che negli italiani sia scattato un riflesso protettivo nei confronti della Costituzione della quale si voleva modificare sette articoli.
La vittoria del NO è stata voluta soprattutto dai giovani che vedono la Costituzione come baluardo della democrazia, la loro sembrava una generazione perduta per la politica, ma è scesa dignitosamente in campo e l’ha fatto in modo chiaro.
Se l’attuale maggioranza ed anche l’attuale opposizione non lo recepiscono, vuol dire che non hanno capito nulla di come la pensano gli italiani.
Inoltre, sarebbe sbagliato, per la magistratura e per l’opposizione interpretare la vittoria del NO come una propria vittoria anziché come una assunzione di responsabilità, perché, anche se la riforma non avrebbe inciso sui reali problemi, resta vero che in Italia la giustizia non funziona.
Alcuni articoli della Costituzione vanno aggiornati ai tempi odierni per una società che è cresciuta e si è evoluta, ma va fatto con il coinvolgimento di tutti.
Da soli non si va lontano ed alcuni metodi non sono né graditi né opportuni e questo referendum ne è la cartina di tornasole perché la paura diffusa ha fatto tirare fuori l’orgoglio dei cittadini che si sono recati a votare in massa.
Attenzione però, i toni trionfalistici di chi ha vinto il referendum non devono fare pensare ad un inizio di future vittorie politiche.
I cittadini hanno dato al referendum un significato diverso che non può essere assimilato al voto politico in quanto per l’elezione dei parlamentari c’è e rimane una avversione diffusa che scaturisce dalla convinzione che non solo sono arroccati al potere e non lo vogliono mollare ma non fanno nulla per dare la possibilità ai cittadini di eleggerli attraverso il voto di “preferenza”.
E’ pensiero diffuso che nessun schieramento lo vuole, né di destra né di sinistra.
Se continueranno con tali atteggiamenti il cittadino si allontanerà sempre di più e non ci sarà futuro per la nostra stessa Italia.
La politica deve ritrovare la sensibilità e la cultura istituzionale che purtroppo ha dimostrato di non avere e sono proprio questi due elementi, sensibilità e cultura, che fanno la differenza tra la politica di ieri e quella di oggi.

Enrico Iemboli