
Ad ogni tragedia barcollano, fino a cadere, fortuna per loro non in mare ma… dal pero.
Dicesi cadere dal pero quando ci si rende conto, improvvisamente, di qualcosa, risvegliandosi da un’illusione.
L ’Italia, com’è stato scritto, è dissociata dalla realtà, in specie dalla Calabria del nord-est.
I “ nostri”, sindacati, governo, regione e compagnia continuano ad imbastire ( e nemmeno tempestivamente ) sceneggiate. Autentiche sceneggiate fornite da regolare ed eterno copione, immagini, “quadri “, atti, tempi e naturalmente parole.
Un participio passato, usato come aggettivo, la fa da padrone : indignato ( esiste pure quello speciale ) , ecco, da noi, al massimo della rabbia, ci si indigna.
Il corteo di Amendolara era strapieno di indignazione, persino i sassi ne trasudavano.
La morte di quattro “poveri della Terra”, bruciati vivi, ha indignato.
Del resto se non ti indigni adesso quando ti indigni ? O meglio ( tradotto alla meno peggio ) quando t’in ….zzi, e giù fiumi d’inchiostro ( compreso il mio…un semplice rivolo ) e di retorica.
Quanta ipocrisia e quanta stanchezza!
L’ennesima passerella, l’ennesima liturgia intisichita e sterile. Potrebbero risparmiarsela, a livello televisivo potrebbero mandare in onda immagini di repertorio, non cambierebbe nulla.
Ci dica Landini e compagnia cosa sta facendo per questo territorio ? E se l’ha detto, pochi hanno sentito. E se hanno sentito, anch’essi sono caduti ( questa volta a giusta ragione ) dal pero.
Si auspica ( alto verbo in carrozza ) l’ applicazione della legge 199 del 2016 contro il caporalato, il rafforzamento delle ispezioni e dei controlli nel lavoro agricolo e negli altri settori esposti allo sfruttamento, potenziamento della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, ( chi sa cos’è ? ), dei centri per l’impiego e degli strumenti pubblici di collocamento. Chapeau! È fatta! Ed anche oggi è andata, in attesa della prossima tragedia con recitazione del copione e relativa indignazione e “auspicamento “
Periodicamente scoprono il caporalato, ma quante volte viene scoperto e riscoperto? Sembrano le ripetute inaugurazioni di ponti ed ospedali, cambia solo il governo o il ministro taglianastri o come le canzoni dei mitici anni Sessanta periodicamente rilanciate oppure come la splendida voce di Verdiana ( mi perdoni se la cito), protagonista assoluta e riscoperta per una serata ( quante serate ? ) per poi, suo malgrado, ripiombare nel dimenticatoio e sparire dalla scena nazionale.
Regole, norme e leggi non mancano, ci sono, ne abbiamo a iosa e per ogni evenienza, per carte e scartoffie siamo tra i primi al mondo.
Siamo coperti su tutto, persino come deambulare per le strade e come salire sui marciapiedi mettendo prima il piede sinistro e poi quello destro. Siamo coperti, dicevo, ma è proprio la coperta che manca e cioè l’effettiva e reale applicazione delle leggi.
Niente e nessuno in tanti anni ha fatto, realmente qualcosa per il caporalato.
Siamo ormai di fronte ad un problema incistato, radicato, e perfettamente oliato: sfruttamento, asfissiante controllo, isolamento, ricatti, paura, case-ghetto, baraccopoli invisibili, per la serie non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.
Morti silenziose di ragazzi stranieri, inghiottiti da solitudine, sfruttamento e disperazione.
Documenti incompleti, permessi in attesa e mai realmente attivati, ricorsi pendenti, contratti e debiti accumulati, assenza di reti familiari o sociali. In questo vuoto entrano i caporali : hanno il controllo totale sull’individuo diventandone padroni, controllano gli spostamenti, il trasporto, il tempo, il salario, la possibilità di uscire, la possibilità di parlare con altri.
Quando il lavoro non passa attraverso canali trasparenti, quando i trasporti sono informali, quando gli alloggi sono precari, quando il lavoratore migrante non conosce i propri diritti o ha paura di perderli, il sistema dello sfruttamento trova terreno fertile.
È certo una battaglia a tutto campo : culturale, sociale, economica, legale…che coinvolge tutti, sì proprio tutti, in un certo senso anche noi ne siamo complici, i prodotti a basso prezzo fanno gola.
Quando scegliamo della frutta e verdura per il loro costo ridotto, spesso stiamo rinunciando non solo alla qualità di ciò che assumiamo, ma anche ad una eticità sociale e del lavoro a favore dell’odioso sfruttamento.
Negli ultimi decenni ci siamo abituati a considerare normale poter trovare quasi tutto, sempre. Questa apparente abbondanza e la progressiva destagionalizzazione dei consumi richiedono sistemi produttivi intensivi e una disponibilità continua di lavoro a basso costo. Certo, non spiegano da sole ciò che è accaduto in Calabria, ma fanno parte del contesto che rende possibili tragedie come quella di Amendolara.

