Se esiste una vicenda capace di riassumere il decennio amministrativo di Stasi, quella vicenda si chiama Baker Hughes. Non perché sia stata l’unico errore, ma perché racchiude le occasioni perdute, l’assenza di una strategia industriale e la rinuncia a fare di Corigliano-Rossano un polo di sviluppo.
L’ambasciatore americano indica Baker Hughes come il modello da cui ripartire per attrarre nuovi investimenti in Calabria. A Corigliano-Rossano, invece, quella stessa vicenda resta il simbolo più eloquente di un decennio di occasioni perdute e di non governo.
In realtà, senza saperlo l’ambasciatore USA ha celebrato il più grande fallimento politico della storia recente di Corigliano-Rossano.
Quando Tilman Fertitta entra nello stabilimento della multinazionale americana, stringe la mano agli operai, elogia le competenze dei lavoratori calabresi, annuncia che farà il possibile per convincere altre aziende statunitensi a investire in Calabria e arriva perfino a immaginare, un giorno, un suo hotel e un suo ristorante a Vibo, non sta semplicemente facendo diplomazia. Sta certificando una verità che qualsiasi amministratore dovrebbe conoscere: lo sviluppo richiama sviluppo, gli investimenti generano altri investimenti, la fiducia produce altra fiducia. È esattamente ciò che Corigliano-Rossano ha lasciato sfuggire.
Baker Hughes non è stata una fatalità, né un destino avverso. Era un’opportunità concreta, destinata a insediarsi in un porto che avrebbe potuto trasformarsi nel principale polo industriale della Calabria ionica. Oggi quella stessa azienda è diventata il biglietto da visita con cui un ambasciatore degli Stati Uniti prova a convincere altri imprenditori americani a investire in questa regione. La storia, a volte, possiede un’ironia feroce.
Soltanto pochi mesi fa qualcuno parlava di “colonizzatori”. Oggi è un ambasciatore americano a indicare quella presenza industriale come il miglior argomento per attrarre nuovi capitali. Non servono commenti, basta accostare le due immagini. Da una parte una politica che vedeva una minaccia, dall’altra chi vede un moltiplicatore di sviluppo. Tra queste due visioni c’è tutta la distanza che separa l’ideologia dal governo.
Per questo Baker Hughes non appartiene al passato. È il paradigma del decennio amministrativo che Corigliano-Rossano si lascia alle spalle. Dentro quella vicenda c’è l’assenza di una strategia industriale, un porto rimasto senza una missione, una città incapace di trasformare la propria posizione geografica in un vantaggio competitivo e un’amministrazione che, al momento delle scelte decisive, non ha saputo accompagnare il territorio verso una prospettiva di crescita. Per quasi dieci anni si è amministrato il presente, mentre il futuro prendeva un’altra strada.
Il danno, però, non è soltanto la fabbrica perduta. È aver perso tutto ciò che quella fabbrica avrebbe generato. Le multinazionali non arrivano mai da sole: portano reputazione, affidabilità, filiere produttive, relazioni internazionali e nuovi investimenti. È esattamente ciò che Fertitta ha spiegato visitando Vibo. Baker Hughes è il motivo per cui oggi gli Stati Uniti guardano alla Calabria come a una terra nella quale vale la pena investire. Se quello stabilimento fosse sorto nel porto di Corigliano, oggi sarebbe la nostra città a essere indicata come porta d’ingresso degli investimenti internazionali nel Mezzogiorno.
Oggi Vibo riceve l’ambasciatore degli Stati Uniti e ascolta la promessa di nuovi investimenti. Corigliano-Rossano continua, invece, a interrogarsi sulle occasioni perdute. È questa la differenza tra un territorio che diventa credibile agli occhi del mondo e uno che continua a vivere di rimpianti.
Le amministrazioni si giudicano dai risultati, non dalle intenzioni. E il risultato più pesante di questo decennio è davanti agli occhi di tutti. L’ambasciatore americano non è andato a inaugurare un’idea, ma una realtà produttiva. Ha premiato una scelta che un altro territorio ha saputo compiere e che Corigliano-Rossano ha lasciato sfumare.
Per questo Baker Hughes non sarà ricordata soltanto come una multinazionale perduta. Sarà ricordata come il monumento al decennio perduto di Corigliano-Rossano. Un monumento che non è stato costruito in cemento, ma con le occasioni lasciate andare.
E ieri, mentre il futuro attraccava a Vibo Marina, Corigliano-Rossano ha dovuto fare i conti, ancora una volta, con il prezzo delle proprie occasioni perdute.
Salvatore Campana


