E così ci siamo giocato anche le estati degli anni ‘60-‘70-‘80 e, forse,’90.  Già perché le estati di una volta non torneranno più. Rispetto a cinquant’anni fa le nostre estati hanno guadagnato due gradi ( ..è pur sempre un guadagno..di questi tempi..) ed anche il mare non rinfresca più.

Chi ha una “ certa” ricorderà bene che nel tempo di sapore di mare e sapore di sale o luglio col bene che ti voglio vedrai non finirà per passeggiare in spiaggia occorreva la felpa.

Hai voglia ora di ficcarti sotto la doccia più volte al giorno o andare in giro con mini ventilatori e pagliette di ogni foggia e colore, l’ aria calda africana non dà tregua, l’ innalzamento delle temperature nelle città (che funzionano come accumulatori fatti come sono di materiale che assorbono calore durante il giorno e lo distribuiscono di notte, le nostre città non sono state costruite per resistere alle temperature di Bangkok o di Giacarta ), creano un mix perfetto per uova sode e braciole e, quando arriva l’aria un po’ più fredda, si creano contrasti termici dando luogo a fenomeni violenti, come temporali, insomma, siamo messi proprio bene.

Alcuni approfittano, scoprendo ( e come se non ) anche l’acqua calda ( magari fosse fredda ), per esibire l’ennesimo anglicismo : “cooling poverty” che, riguarda poveri, anziani, persone che hanno problemi di salute, chi non ha una casa confortevole, sono loro a soffrire di più in questi giorni. Qui occorreva davvero un premio Nobel per capirlo.

Diciamolo sottovoce al presidente del Senato, magari sdraiato sotto l’ombrellone a sorseggiare uno spritz, che ha rilasciato una dichiarazione che starebbe bene sulla bocca di un negazionista climatico: «Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo. I Caraibi vivono da un sacco di tempo con questo clima e sopravvivono».

Magra consolazione quella di non morire. E non è nemmeno vero che il clima del futuro sarà “caraibico”. Infatti, i bene informati ci dicono che ai Caraibi la temperatura raramente sale oltre i 30° – 31°C, è molto umido, ma sopportabile e di solito piacevole – altrimenti la gente non ci andrebbe in vacanza.

Giusta la sarcastica risposta del premio Nobel Parisi “Ci abitueremo al caldo? Sì, se uno sta al Camposanto, sotto un metro di terra, non sente tanto caldo”.

È un clima che non ha nulla a che vedere con le vampate di calore che ci arrivano addosso oggi in Italia

Ma non è solo La Russa a vedere il bicchiere pieno. Ci sono sempre quelli del clima che è sempre cambiato più di quanto sta accadendo adesso, quando eravamo piccoli faceva pure più caldo.

Il terreno per continuare a lucrare profitti enormi dagli idrocarburi viene adeguatamente concimato dagli immancabili negaioli ( negazionisti ).

Basta accusare gli scienziati di essere al soldo dei poteri forti della Green Economy ed il gioco è fatto e noi continuiamo ad arrostire.

I negaioli saranno mica quelli che sostenevano che fumare è una delizia, che non ha niente a che vedere con il cancro, che le piogge acide non erano causate dallo zolfo dei carboni nelle centrali elettriche, che i CFC non bucavano l’Ozono? ( infatti è bastato proibirli e lo strappo si è ricucito )

Quello che è certo è che un’ondata di calore di queste proporzioni e durata non si era ancora mai registrata.

Un fenomeno meteorologico che sta diventando sempre più frequente e profondo.

Ciò che è intollerabile è la negazione del principio fisico: sarebbe molto più onesto dire che fintanto che gli scienziati con una ipertecnologia futuribile non ci libereranno dalla CO2, ma della quale non si vede all’orizzonte alcuna traccia, continuiamo ad inquinare allegramente.