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La storia e lo straordinario esempio di Rosalbina Gencarelli dinnanzi al tumore come “olocausto dell’anima”

Rosalbina Gencarelli è una giovane cittadina di Corigliano Rossano. Dapprima mi scrive e poi, a seguito di un breve colloquio telefonico, decide di raccontarmi la sua storia affinché, per mezzo della mia modesta penna, diventi patrimonio della comunità, e di questo la ringrazio. La sua, difatti, è una storia così difficile quanto intensa finanche da trascrivere, e per questo ne ometto taluni dettagli ma di narrarla per sommi capi. Quel che importa è trasmettere la straordinaria forza d’animo di questa ragazza, dolce e laboriosa, delicata nell’aspetto ma col temperamento di un leone.

Nel mese di maggio del 2017, Rosalbina scopre di essere affetta da un tumore ovarico, una modalità della malattia a dir poco insidiosa poiché non dà alcun modo di essere recepita in tempo a differenza del tumore al seno, del quale molto di più si parla e si scrive e che, invece, si può scorgere mediante l’autopalpazione. Da quel momento in poi, Rosalbina affronta una vera e propria odissea, che è purtroppo analoga a quella di tutte quelle donne, e sono in tante, che s’imbattono in tale forma di cancro. Il delicato intervento al Policlinico “Gemelli” di Roma, l’asportazione degli organi riproduttivi femminili, la chemioterapia effettuata presso l’Ospedale di Rossano, quest’ultima terminata nel marzo del 2018. In tale arco temporale, numerose sono le problematiche e le difficoltà con le quali Rosalbina s’imbatte, da quelle ataviche della burocrazia a quelle afferenti l’incapacità di taluni medici, ma anche all’incontro con bravi professionisti della sanità e strutture all’altezza.
Oggi Rosalbina è una donna che vive, con coraggio e passione, dignità e raziocinio, l’esperienza della sua malattia alacremente vissuta e infine sconfitta. Lavora quotidianamente, come ha sempre fatto, e ogni tre mesi si sottopone a tutti gli opportuni controlli del caso, dalle mammografie alle visite ginecologiche, nonché alla Tac ogni sei mesi. “Con tante mie amiche di sventura – afferma – stiamo cercando di sensibilizzare e di portare voce circa questo tumore femminile letale ma poco conosciuto differentemente dal seno. C’è bisogno d'incontrarsi, di discutere, di sensibilizzare tutte le donne. Io ho scelto di farlo e di condividere la mia lotta verso il cancro, che tuttavia non passa mai: è un olocasusto dell’anima. Ti cambia e nulla è più come prima, e impari ad apprezzare tante piccole cose”.
Rosalbina Gencarelli termina il suo racconto soffermandosi sulla caduta dei capelli dovuta al ciclo di chemioterapia e poi alla successiva ricrescita. Oggi, con questa sua folta chioma riccia, Rosalbina rappresenta un fulgido esempio di generosità, gioia di vivere, desiderio di fare di un terribile male fonte di cultura e socializzazione per tante altre donne. Insieme si può, insieme si deve. Fare rete è un categorico imperativo morale e Rosalbina lo fa con una sua rubrica e scrivendo molto di tutto ciò che ha finora attraversato. Grazie Rosalbina, per la tua parabola di vita. Perché i combattenti sono quelli che, dopo esser caduti per mano altrui, sono capaci di rialzarsi per raccontare, guardare negli occhi, ricominciare. Si chiama resilienza. È una virtù, e in questi casi o ce l’hai o non ce la fai. E Rosalbina ha ampiamente dimostrato d’averla.
Fabio Pistoia 

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