Verso un diritto alla speranza, tra libertà e vita


Il riconoscimento prima e la protezione dei diritti umani dopo rappresentano la pietra sulla quale viene edificata una società democratica ecco infatti perché senza democrazia non può esservi nessuna condizione affinché i problemi possano essere risolti, e questo ci porta a riflettere su come la pace ma anche, ed ora soprattutto, la speranza. rappresentino gli input per un effettivo riconoscimento e protezione dei diritti nei vari sistemi, nazionali e non. Speranza d’altronde deriva da “spes” ossia capacità di porsi un obiettivo. 

Scavando nel nostro profondo io, abbiamo forse oggi smesso di perseguire un obiettivo? Abbiamo perso la speranza di costruire un obiettivo migliore. Perché è successo tutto questo? Quando?
Abbiamo smesso di ascoltare ed abbiamo cominciato a sentire, abbiamo cominciato a vedere dimenticandoci di guardare ed abbiamo smesso di capire nel momento in cui abbiamo imparato a giudicare.
Sappiamo che i diritti naturali sono dei diritti storici tanto è vero che osiamo appellarli “Diritti di Prima Generazione.”
Kant ad esempio li chiamava diritti innati e riduceva i diritti innati ad uno solo, la libertà. Però negli anni ci si è sempre posti una domanda, ma i diritti fondamentali di cui stiamo parlando sono quelli che appartengono all’uomo in quanto tale e quindi sono condizione necessaria per il suo perfezionamento oppure sono quei diritti di cui la persona non può essere spogliata? Di una cosa siamo sicuri, non esistono dei diritti assoluti in quanto il concetto di assoluto può assumere diversi significati a seconda delle condizioni storiche, sociali che viviamo. Oggi forse, data la tragedia che stiamo vivendo, credevamo che il diritto alla libertà assumesse una importanza tale? Oppure, a contrario, quando il diritto alla vita è stato molte volte ridimensionato o violato, pensavamo mai di attribuirgli una importanza tale da assurgere ad assoluto? Ecco perché i diritti sono variabili e nonostante vengano appellati come diritti previ o diritti naturali, non nascono tutti insieme, ma nascono e si immettono ancorandosi nella ed alla persona quando qualcosa di più grande minaccia il valore persona. Non si parla dunque di “fondamento di diritti” ma di “fondamenti di diritti” perché gli interessi che fungono da comun denominatore e che stanno alla base degli stessi sono ETEROGENEI.
Nonostante la diversità di un fine perseguibile, possiamo però essere fieri di affermare che esistono diritti che valgono in qualsiasi situazione, che non possono essere minorati al verificarsi di casi eccezionali, e né in riferimento ad una qualche categoria, questi sono diritti privilegiati, che non impongono una scelta. Che non possono imporre una scelta.
Lo Stato Civile, che è lo stato in cui noi viviamo è una creazione che ci siamo dati per armonizzare un sistema di regole e di diritti, ma di quali di diritti? Di diritti che già erano presenti prima. Prima quando? Secondo la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo “Tutti gli uomini nascono liberi in dignità e diritti”, quindi noi uomini siamo liberi ed uguali naturalmente. Ecco il prima.
 Abbiamo o comunque stiamo cercando di positivizzare dei diritti con cui siamo nati. Libertà ed uguaglianza sono valori incastonati nella nostra Carta Costituzionale e che dovremmo perseguire come imperativo categorico. Hanno smesso di essere “essere” per arrivare ad essere un “dover essere”. Quando? Quando abbiamo cominciato a prendere coscienza della nostra finitezza, della nostra vulnerabilità come persone umane,
Quando si parla di Diritto alla vita, pensiamo automaticamente ad un diritto a “venire al mondo”, “nascere” ma il diritto alla vita è anche il diritto a non essere lasciati morire o a mantenerci in vita e dunque anche “diritto alla sopravvivenza”. Il dibattito prende vita da quella che è stata e forse continua ad essere una dicotomia sulla necessità di inserire come strumento punitivo la pena di morte, strumento mosso dalla convinzione che il corpo sociale viene prima della parte. Perché in alcuni stati questo strumento sembra quasi dare risvolti positivi? Perché si tende a pensare che l’assolutezza di quel valore ossia la vita non sia potente tanto quanto lo strumento repressivo, che dunque, in alcune situazioni e casi è lecito utilizzare sacrificando il diritto alla vita. Noi non siamo qui per giudicare cosa sia lecito o meno, ma siamo consapevoli che la violenza è violenza, in ogni posto. E la violenza se non spezzata, diventa un circolo inarrestabile, e l’unico modo per poterci salvaguardare da una catastrofe che potrebbe anche venire a noi come risposta al super ego dell’uomo che per secoli ha mostrato la sua grandezza, per tutte le volte che abbiamo soffocato i diritti umani, è proprio il rispetto, la tutela, la salvaguardia di tali diritti.

Mariagiovanna Vulcano
Movimento per la Vita Corigliano-Rossano

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