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Lettera aperta dei detenuti della Casa Circondariale di Rossano

“La società può essere aiutata dalla stessa società e noi reclusi presso l'Istituto Penitenziario di Rossano ne facciamo parte perché prima di ogni cosa siamo persone e cittadini italiani. Il nostro credo di speranza per un futuro migliore deve essere: ero in carcere e sei venuto a trovarmi perché il carcere può e deve essere solo il luogo di privazione della libertà fisica per chi ha infranto le norme giuridiche, null'altro. 

Noi viviamo reclusi e quindi siamo abituati a vivere circoscritti da mura, separati dalla società, all'interno del carcere, in cui c'è un'altra barriera invisibile che divide l'aria che si respira, ma grazie al Direttore, al Comandante, al Cappellano, agli Educatori, ai volontari è stato abbattuto aprendo all'uguaglianza delle persone che sono state trattate dagli stessi rappresentanti di chi, in questo momento delicato di sopravvivenza a causa del Covid-19, ha bisogno che qualcuno gli porge la mano. Il nostro è un desiderio di sentirci utili e vivi per la società ed un processo fondamentale perché solo così in ognuno di noi può strutturarsi una fiducia in se stesso, negli altri, nelle Istituzioni e nello Stato. Noi crediamo che bisognerebbe concedere nella vita un'altra possibilità a tutti per ricominciare a vivere onestamente e per superare, allo stesso tempo, gli eventuali pregiudizi che, ancora oggi, vivono forti nell'animo della società civile perché è preziosa e per persone che hanno bisogno gli uni degli altri. Le possibilità sono molte, qualora ci soffermiamo a considerarle, e potremmo notare qualcosa che finora non abbiamo mai visto, quell'unica che è la più importante per tutti noi: la solidarietà. Arrivederci a tutti voi da parte di tutti noi reclusi presso l'Istituto Penitenziario di Rossano”.  

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