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Gli invalidi gravi domiciliati dimenticati dalle Asp. Per loro quando sarà tempo di vaccini?

La gestione della campagna di vaccinazione in Calabria sta assumendo sempre più i toni della farsa. Ed il territorio che interessa i distretti Asp Jonio Nord e Jonio Sud sembrano allinearsi a quest'andazzo. Ed è proprio la situazione nella città di Corigliano-Rossano che ci sembra stia avendo risvolti anomali sia per l'utilizzo delle dosi sia, soprattutto, per le scelte compiute dalla dirigenza sanitaria in merito alle liste di accesso ai vaccini.

Se da un lato risulta inconcepibile ed inspiegabile la mancanza di vaccini, addirittura sembrerebbe mancare quella per le seconde dosi programmate per oggi pomeriggio (6 aprile per chi legge), dall'altro è praticamente impossibile avere informazioni certe per quel che riguarda una categoria specifica: i soggetti fragili (anche ultraottantenni) impossibilitati a muoversi dal loro domicilio. Abbiamo provveduto prima a segnalarli ai medici di famiglia, che in un primo momento sembravano dover gestire la loro vaccinazione in accordo con Asp e Adi, poi alla prenotazione sulla piattaforma telematica. Su quest'ultima, a prenotazione accettata, compariva la dicitura "verrete contattati dall'Asp d'appartenenza". In realtà nessuno , fino ad oggi, ha provveduto a contattare chicchessia. Abbiamo anche provato a chiedere chiarimenti ai vari uffici ma sembra impossibile poter aver una risposta certa o, almeno, l'indicazione di una procedura da seguire. Ci è stato detto di provare a chiedere informazioni ai centri vaccinali ovvero di portare i nostri cari li per provare a inserirli tra le cosiddette "riserve" ma è impossibile inserirli negli elenchi "prenotati" ed è impossibile portarli in loco avendo almeno la sicurezza che, una volta trasportati - operazione alquanto complicata e onerosa in alcuni casi (necessita l'ambulanza) - non vi sarebbe la garanzia di trovare, in coda, la dose "avanzata". A questa situazione estremamente deficitaria si aggiunge, dalle numerose testimonianze raccolte, la difficoltà generale nel vaccinare i soggetti fragili che ancora non hanno trovato posto sulla piattaforma ovvero lo trovano a centinaia di km di distanza.
Quello che contestiamo con forza è la scelta di mettere in coda i soggetti più vulnerabili che, per via della loro situazione di "grave invalidità" sono costretti, loro malgrado, ad avere un costante contatto con il mondo esterno per via della loro condizione. Infatti necessitano di un continuo servizio d'assistenza, spesso fornito dai familiari, che li porta ad avere contatto con potenziali portatori di contagio. È di oggi la notizia che sono numerosi i casi di "contagio" avvenuti sui mezzi pubblici nel Lazio dove il virus si "poggia" su abiti ovvero su maniglie e sedili: questo dimostra che il virus potrebbe entrare nelle loro case anche "trasportato" da soggetti vaccinati che, per forza di cose, non sono costantemente "sterili". In questa condizione perché non si è, quindi, partiti da loro? Perché non si è affidato il primo blocco di dosi al servizio Adi (Assistenza domiciliare integrata) che avrebbe provveduto alla copertura dei casi in meno di una settimana? Chi ha deciso di mettere in coda i domiciliati? Ed ancora, rispetto alla mancanza di vaccini, perché mancano? Perché latitano le seconde dosi? Perché non sono state "accantonate" per come prevedeva la legge? E soprattutto perché più soggetti non rientranti nelle categorie a rischio hanno ricevuto le vaccinazioni? Su quest'ultimo punto occorre un immediato intervento della Procura della Repubblica, ed a questo proposito abbiamo presentato diversi esposti ed altri siamo disponibili a presentare, affinché si acceda agli elenchi dei cittadini vaccinati ed accertare il loro diritto ad averli avuti presso gli studi medici, gli ospedali ovvero i centri vaccinali. Non è per una sorta di vendetta perché l'augurio è che al più presto tutti siano vaccinati in modo da chiudere questa orribile parentesi, ma è per una questione di diritto e di salute pubblica: appare inconcepibile ed inconciliabile con il giuramento che compie ogni operatore sanitario aver permesso, agevolato ovvero stimolato eventuali "salti della fila" a chi non era nelle condizioni previste dalla legge. E andrebbe anche accertato se, attraverso "raccomandazioni", parenti e/o amici di dipendenti della stessa Asp abbiano ottenuto la vaccinazione al di fuori del distretto d'appartenenza in maniera illecita. Si tenga conto che chi risiede nel territorio del distretto Sud non può recarsi in quello Nord e viceversa, a meno che non lo scelga nella piattaforma telematica. Ed abbiamo notizia che in alcuni casi si è permesso questo "favoritismo".
Questi accertamenti non vogliono ledere o colpire chi ha usufruito del "favore", anche perché comprendiamo l'ansia e le paure di chiunque, ma vogliono che si dia conto di questi comportamenti da parte di chi li ha favoriti e permessi e che la dirigenza sanitaria che ha operato determinate, ed a nostro avviso scellerate, scelte ne debba dare conto agli organi preposti. Naturalmente sappiamo anche che il primo soggetto responsabile di questa disgraziata situazione è proprio la Regione Calabria ed il commissario Longo. Risulta indecente il loro lassismo ed insopportabile la loro incapacità a risolvere una semplice questione logistica: l'approvvigionamento dei vaccini.
Ed a questo proposito, cioè il lato "politico" della questione, ci saremmo anche aspettati che, in una città in cui su ogni piccola questione d'erba tagliata o meno, si scatena la polemica politica che partiti, associazioni, movimenti ecc avessero speso una parola sul caos delle vaccinazioni. Purtroppo il silenzio bipartitisan sembra calare ogni volta che andrebbero individuati i responsabili di disservizi nella sanità. Sembra impossibile che nessun partito politico, che nessun futuro candidato alla Regione, abbia pensato di fare un'intervento ovvero un'ispezione per chiarire i motivi per cui più di 200 persone fragilissime non siano state tenute in considerazione dai dirigenti delle due Asp cittadine. E capirete che, se il virus colpisce uno di loro, non sarebbero molte le cose che si potrebbero fare.

Alberto Laise
Daniele Torchiaro
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