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Masaniello 4.0: riflessione semi seria di fine anno sui falsi capipolo (e sulla verità)

Si narra che nella Napoli del XVII° secolo, sotto il dominio del Viceré spagnolo, un giovane di nome Tommaso Aniello, detto Masaniello,abbia guidato la rivolta contro l’imposizione di onerose gabelle sul commercio.Tale personaggio è rimasto a lungo tra mito e realtà, molto controverso persino se fosse nato ad Amalfi o in altro luogo, se facesse il pescatore o il contrabbandiere o entrambe le cose insieme; se fosse da considerare popolano autentico o semplice guitto.

Sta di fatto che ebbe parabola brevissima (morì a 27 anni ), perché i suoi compagni – capipopolo e rappresentanti della plebe – una volta ottenute le concessioni dai governanti, lo consegnarono al Vicerè, che - nell’indifferenza dei più - lo fece uccidere e poi decapitare, con ostentazione della testa mozzata perché ritenuto in preda alla pazzia: tesi che pare egli stesso avesse accreditato in vita.Il soprannome di Masaniello che gli fu attribuito, nel linguaggio comune, è perciò divenuto in ogni caso sinonimo di macchietta parolaia ed inconcludente: insomma, uno da non prendere sul serio. Un inutile idiota.Due secoli dopo ed a duecento chilometri di distanza, passando dalla Napoli spagnoleggiante alla Roma papalina, la voce al popolo ed ai popolani, stretti tra il potere temporale della Chiesa e l’aristocrazia, fu data dal poeta Giocchino Belli con i suoi sonetti, in uno dei quali è contenuta la frase <Me dispiace..ma io so’ io, e voi non zete un c…>, resa celebre perché fatta pronunciare davanti a dei popolani incarcerati ( in un film e con la voce di Alberto Sordi) dal fantasioso Marchese del Grillo, artista della burla con cui mirava a dissacrare l’aristocrazia di cui egli faceva parte. Qui l’ambiguità si diffonde ed abbraccia tanto i vicoli che i palazzi nobiliari di una Roma misteriosa.Anche più vicino ai nostri giorni, accanto ad autentici eroi civili della protesta pacifica da Pannella ad Erri De Luca, si sono succeduti esibizionisti e mistificatori, veri e propri cialtroni che, per evitare la fatica dello studio o del lavoro, hanno ora trovato comodo sdraiarsi sulle rotaie della ferrovia, sapendo che i tempi lunghi della giustizia avrebbero derubricato tutto da reato a bravata da buontempone; ovvero fare una rigida e salutare dieta da vendere come sciopero della fame; o ancora darsi ad un divertente sit in qualche luogo simbolo, e così approfittare per fare una chiacchiera con gli amici davanti a pane, companatico ed un bicchiere di vino. Oggi c’è un’evoluzione ulteriore, però con qualche profilo di pericolosità in più: i falsi capipopolo sono stati sostituiti dai degeneri populisti, da coloro che diffondono false notizie, vera e propria spazzatura, con mezzi di diffusione di massa chiamati social, il cui distorto uso istiga all'odio sociale. Una sorta di Masaniello 4.0, spesso generati dalla frustrazione di fallimenti personali.Insomma, c’è chi trova meglio nascondere le proprie frustrazioni dietro lo schermo del computer anzichè affrontare il confronto a viso aperto; meno rischioso accanirsi sulla tastiera per scrivere frasi sconnesse purché insinuanti: un atteggiamento che, a ben vedere, è politicamente e culturalmente un po' fascista ed umanamente abbastanza vigliacco. Con l’aggravante di spacciare tutto questo come impegno per gli altri, ma coltivando invece la mania di protagonismo e la irrefrenabile voglia di apparire anziché di fare ( anche perché non saprebbero cosa ). Quando ciò sarà scoperto, ed il tempo è galantuomo,i Masaniello 4.0 – come il loro precursore della Napoli del ‘600–saranno comunque condannati ad una pena capitale, anche se in altra forma: l'abbandono della reteda parte dei propri seguaci, per finire risucchiati nel buco nero dell'oblio e tornare ad essere quel che sono effettivamente, il nulla.  Buon 2018 di verità (con meno falsi profeti in giro).
 

 

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