Messaggio dell’UGCI sull’apertura della Casa della Speranza

Accoglienza e integrazione. L’apertura di una “Casa della Speranza” ad opera della Diocesi Rossano-Cariati, nei locali della Stazione Ferroviaria di Rossano, costituisce un’ottima iniziativa, che va nella giusta direzione di aprirsi all’accoglienza del diverso e di chi ha bisogno. 

L’ascolto, l’aiuto alimentare, economico e psicologico favoriscono l’integrazione dell’immigrato che vuole inserirsi ma anche degli indigenti autoctoni, al pari bisognosi di assistenza e, sempre più, fuori dalla società. Una nuova struttura che dà speranza e favorisce l’integrazione, ma che dà anche maggiore sicurezza ai cittadini, perché chi è ben integrato nel tessuto sociale non è pericoloso.
 
L’Unione Giuristi Cattolici Italiani - Sezione di Rossano esprime apprezzamento per l’istituzione della nuova struttura, inaugurata lo scorso mercoledì 7 febbraio a Rossano.
 
Le vicende di Macerata degli ultimi giorni – aggiungono gli Avvocati dell’UGCI - devono risvegliare la coscienza di un Paese che non può permettersi rigurgiti razziali né nuove forme di razzismo. Attraversato com’è da tanti problemi, tra i quali la necessità di ridistribuire le risorse per garantire sopravvivenza e dignità a una fetta di popolazione sempre più in difficoltà economica. Occorrono politiche che sappiano coniugare accoglienza e sicurezza, occorrono iniziative che vadano nella direzione di una buona integrazione, perché se c’è buona integrazione, c’è più sicurezza, imparando un po’ tutti a vivere nel rispetto dell’altro, in un mondo da condividere.
 
Quando l’idea della discriminazione razziale si è, come nel novecento, diffusa e praticata nell’Europa, ha causato milioni di morti ed inenarrabili atrocità. Oggi, il concetto di razza appare più come un costrutto ideologico e politico che genetico e biologico: è il prodotto culturale di una nuova cattiva ideologia. Una “filosofia razzista” che si alimenta sui nuovi bisogni non soddisfatti della società post-moderna e che fa proseliti e si traduce in risvolti non solo diseducativi ma anche in atteggiamenti e in atti di violenza verso il “diverso”. Il fondamentalismo culturale restituisce inevitabilmente rifiuto e ostilità nei confronti delle culture diverse dalla propria, conducendo alla xenofobia e al razzismo.
 
Su una tale drammatica idea di società razziale – incalzano - si fondano addirittura le ideologie di alcune forze politiche Europee, che, già oggi pericolose, se si imponessero minaccerebbero la democrazia e la civiltà del popolo dell’Europa, con tutte le immaginabili consegue nefaste, tanto è vero che per l’ONU è diventata una priorità contrastare il fenomeno del razzismo. Ciò che è accaduto a Macerata impone una seria riflessione, ma anche un profondo cambiamento mentale, ad iniziare dalla nostra classe politica che, nell’occasione, invece, è scivolata sul tema del razzismo, occupandosene solo in modo strumentale, infiammando così la campagna elettorale, alla ricerca di estendere il proprio consenso, facendo leva sulla paura della gente, ma perdendo di vista la centralità del problema. Da tempo, infatti, in Italia assistiamo ad un atteggiamento della politica di cavalcare per proprie esigenze il tema dell’immigrazione, adagiandosi sull’errata parificazione dell’immigrazione alla criminalità, favorendo ed alimentando sentimenti di odio e di rifiuto dell’altro.
 
Certo – concludono - l’immigrazione deve essere organizzata e l’accoglienza di chi scappa dalla propria terra per motivi gravi, affidandosi a rischiosi viaggi su vecchi barconi, deve tenere conto della problematica della sicurezza. Ma non si possono e non si devono alimentare idee di diversità tali da ingenerare odio e produrre nuove forme culturali di razzismo, foriere di vendette, sangue e discriminazioni.
 

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