Fusione, Corigliano Rossano nascerà l'1 marzo 2018. Al voto nel 2019?

«Les jeux sont faits, rien ne va plus», verrebbe da dire utilizzando lo slang dei croupiers. «Nulla è più valido, giochi sino fatti». Oggi all’ora di pranzo la prima commissione regionale, presieduta da Franco Sergio, ha “licenziato” la legge Graziano sulla fusione dei Comuni di Corigliano e Rossano, così come sancito dal referendum del 22 ottobre scorso, con decorrenza 1 marzo 2018.

Nonostante la data di entrata in vigore della legge sia ancora modificabile, è probabile – volendo azzardare un’ipotesi – che si vada al voto per eleggere la prima amministrazione comunale unica della storia a primavera 2019, anche se non è da escludere che si possa partecipare alla tornata delle amministrative autunnali, prevista solo per i comuni commissariati per mafia.

Se la data dove essere essere quella del 1 marzo è, dunque, anche ipotizzabile che non ci siano i termini per giungere al voto unico nel 2018. Una cosa però è chiara: il commissario (o forse una triade) e quindi lo scioglimento delle due amministrazioni, arriverà subito dopo l’approvazione della legge in Consiglio regionale. E comunque, nella riunione dell’assise che dovrebbe tenersi il prossimo 30 gennaio, la legge sarà approvata, con buona pace del consigliere regionale Orlandino Greco che ha già preannunciato il suo voto negativo e di tutti i “questuanti” che fino ad oggi con un viaggio verso Catanzaro, le hanno tentate tutte per ottenere un rinvio, possibilmente al 2021. Si presume, però, che il “club del 2021” come ribattezzato dal comitato Fiori d’Arancio, ovvero quella certa fetta di politica locale che vorrebbe posporre la nascita della “nuova” città al 2021, non si fermerà, in barba alla volontà popolare, sin quando la legge non sarà approvata dal Consiglio regionale.

Probabile che il “club” rimarrà deluso, soprattutto alla luce di quanto affermato già da Franco Sergio, quando una settimana fa ha illustrato le volontà del governo regionale di voler procedere secondo i tempi previsti dalla legge, e dal vice presidente della giunta Regionale, Antonio Viscomi in sede di commissione quest’oggi («Si mettano al bando ipocrisie – ha detto – sulla necessità di posporre la fusione alla stesura dello statuto»).

Insomma, tutto sembrerebbe – meglio utilizzare il condizionale perché in politica non si sa mai – avviarsi verso la soluzione tanto auspicata dai cittadini di Corigliano e Rossano con l’ampio voto favorevole al referendum, checché ne dica chi vuole accreditarsi per un prossimo “posto al sole”, ma che ha combattuto strenuamente contro questa grande rivoluzione sociale, come qualche rappresentante del no che ancora non riesce a digerire gli esiti del grande gioco della democrazia.

A proposito di accettazione delle regole, verrebbe da chiedersi perché i due sindaci hanno voluto differire le loro audizioni da quelle delle parti sociali (Comitato 100 Associazioni ed altri), una settimana fa a Reggio, sempre in sede di prima commissione? Cosa c’era da nascondere?

Il tempo, ad ogni modo, giudicherà. Nel frattempo non rimane che attendere, mentre c’è chi si dice convinto che l’estensore della legge, Giuseppe Graziano, potrebbe essere un candidato a sindaco della città unica e per la quale poltrona sembra avere tutte le intenzioni di concorrervi anche Giovanni Dima.

L’ex segretario questore del Consiglio regionale della Calabria, però, smentisce categoricamente, in attesa di una candidatura alla Camera dei Deputati fra le fila di Forza Italia che potrebbe emergere nelle prossime ore per il collegio jonico. 

Luca Latella

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