Da che parte sta lo Stato italiano nel Sud Italia ?

E’ difficile rispondere a questa domanda , perché lo stato è l’insieme dei cittadini e delle strutture sociali, politiche, culturali e istituzionali di una nazione e di un territorio. E siccome lo stato è fatto da uomini quando un primario chiude un reparto di ospedale per festeggiare la sua nomina a primario giustamente i cittadini si chiedono: ma lo stato chi è?

 Questo primario, questa direzione sanitaria che ce lo ha messo, questo ospedale o questa regione , lo stato chi è? Una risposta che mi ha convinto l’ho sentita dalla bocca di un ministro della Repubblica italiana: la ministra Grillo che è andata in visita all’ospedale dove il fattaccio è avvenuto: lo stato è dalla parte dei cittadini , io e noi ci impegniamo a farlo": a questo atto è seguita la visita dei carabinieri e le ispezioni ministeriali come sempre anche in passato , dove la ministra si è impegnata “ a prendere i provvedimenti necessari per far rispettare le leggi per chi ha sbagliato, e affrontare le condizioni che hanno generato questa stortura” ed altrettanto la ministra si è impegnata per lo scandalo della Basilicata dove un presidente regionale è stato messo sotto inchiesta per aver condizionato pesantemente la sua sanità regionale. Le liste di attesa infinite sono figlie di decenni di disinteresse dei numerosi governi nazionali o locali che si sono succeduti, che hanno coperto in molte occasioni distorsioni della sanità nel sud, ma non solo, a favore di interessi privati in cui anche i medici sono varie volte risultati compromessi. Se paghi da privato in studi privati la visita è quasi automatica, se vai in ospedale, prima è meglio che ti fai il segno della croce per aspettare il tuo turno di visita. La sanità è al servizio dei cittadini non dei primari, o dei medici, che sono un semplice strumento della società per affrontare il problema. Così come l'Università non è al servizio dei baroni, ma del popolo italiano che vuole far crescere e acculturare i suoi figli. L'unico aspetto che mi permetto di evidenziare in questa vicenda campana, è l'utilizzo del termine " messaggio", nel discorso che il ministro ha fatto quando ha detto “ non voglio che passi questo messaggio fra i cittadini che lo stato ….”. Se intendiamo questa parola come espressione di un contenuto, allora mi sta bene, ma se la intendiamo come espressione mediatica occasionale, allora non sono più d'accordo. Le cose vanno cambiate nel nostro modo di agire profondo nel rispetto delle regole e degli impegni che abbiamo preso al servizio del nostro paese, e le notizie mediatiche non sono il motivo per cui ci dobbiamo muovere. Possono solo essere uno stimolo, e in questo senso va bene e dobbiamo sempre ringraziare il giornalista che col suo lavoro s’impegna a fare conoscere la verità. E, in tema di sanità, lo sforzo deve sì essere richiesto allo stato per efficientare le aree sanitarie che oggi non sono tali, benissimo quello che si propone di fare la ministra, ma anche noi cittadini abbiamo il dovere di non intasare le nostre dispense con inutili medicinali di scorta che il più delle volte finiscono nella spazzatura e se va bene nei contenitori per il riciclo di medicinali davanti alle farmacie. Lo stato e il suo modo di atteggiarsi verso la popolazione si cambia se noi tutti ci sentiamo protagonisti di questo: va benissimo denunciare quando le cose sono malfatte, anzi il governo ha già preso alcuni provvedimenti per aiutare chi vuole denunciare le storture nella pubblica amministrazione, o negli appalti e o anche nei luoghi di lavoro. Sta a noi però accettare una regola rispettosa del bene comune se vogliamo che il nostro governo continui a seguirla a favore di tutti. Se un magistrato della repubblica italiana per cercare di riportare un po’ di ordine nell’edilizia delle due nostre città oggi unificate in CoriglianoRossano, è costretto a mettere sotto inchiesta 195 persone tra amministratori, enti regionali, provinciali, sindaci, ditte private e privati cittadini( provenienti da diverse città della Calabria) allora vuol dire che il fenomeno dell’interesse privatistico che ha colpito il potere allarga le sue maglie anche in diverse aree della società. Ognuno di noi deve fare la sua parte ed è giusto che lo stato punisca chi ha sbagliato e chieda a chi vuole o deve riparare di fare la sua parte onestamente e secondo le sue forze. E’ un principio semplice che la saggezza popolare così riassume. non si può solo prendere , bisogna dare il proprio contributo. E’ un discorso questo impegnativo da fare dove l’assistenzialismo è l’unica risposta che per decenni lo stato repubblicano ha saputo offrire alle popolazioni i di intere regioni educandole a una mentalità unilaterqle e anche poco corretta che ha finito per riversarsi anche in assicurazioni, pensioni, incidenti più o meno veri, false cooperative di lavoro etc. Ma noi dobbiamo ridiventare capaci di camminare sulle nostre gambe. Lo stato qui deve impegnarsi a realizzare le infrastrutture che mancano da decenni o versano in condizioni disagiate (strade, edifici scolastici, servizi pubblici). Certamente preferisco che il ministro della giustizia chiuda una o più tende dove i magistrati e gli avvocati di Bari si erano ridotti a condurre i processi per mancanza di agibilità di un edificio nuovo che non ha retto, perché mal costruito o vittima di ruberie o illegalità: quindi il ministro provveda a ciò che è necessario, ma anche le amministrazioni locali e i cittadini a tutti i livelli si impegnino per aiutare la soluzione legale di questi problemi e non le illegalità degli appalti e subappalti e dei sub- sub appalti. Quindi concludendo il mio ragionamento noi vogliamo che lo stato stia dalla parte non di gruppi ristretti, ma dei cittadini e noi possiamo e dobbiamo aiutarlo in questo, perché lo stato della Repubblica italiana non è a solo a Roma, ma siamo tutti noi. Ne beneficeremo tutti , basta dare tempo al tempo, a cominciare dai nostri figli che oggi non hanno lavoro e che un domani ci auguriamo riescano a trovarlo senza dover andare all’estero e farsi una famiglia dopo anni di studi e sacrifici.
FABIO MENIN

 

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