L'Ospedale della Sibaritide salta (?) fra l'ignavia della politica

Il tempo di girarsi i pollici è finito.
Se già prima l’ospedale della Sibaritide sembrava una chimera, oggi lo si potrebbe considerare nella tomba. Perché? In parte lo si sapeva che la società vincitrice del bando avesse dei problemi giudiziari, ma oggi ne è arrivata la conferma, come raccontano le cronache siciliane e nazionali 

(LEGGI) Lo spauracchio che non si realizzi, in sostanza, è sempre più concreto. Le fondamenta di cristallo sul quale si vuole, si vorrebbe, costruire il polo sanitario di eccellenza in contrada Insiti – terra di mezzo fra Corigliano e Rossano – hanno iniziato a creparsi già oltre un anno fa quando, pian piano, si intravedevano i guai giudiziari nei quali sarebbe poi finita – oggi – la società siciliana.

 

Per far intuire che aria stava iniziando a tirare, gli ulteriori problemi che stavano per scatenarsi, ci pensavano i “moderni” grillini, palesando un presumibile trasferimento dell’ospedale della Sibaritide da Insiti a Cosenza.

Succedeva nell’aprile 2015 e Dalila Nesci, deputata tropeana pentastellata di Morrana ispirazione, in una delle tante passerelle sanitarie diceva: “Uno dei quattro nuovi ospedali della Calabria sia costruito a Cosenza, piuttosto che nella Sibaritide,perché la struttura dell’ospedale cosentino dell’Annunziata non regge più”(Fonte: http://www.dalilanesci.it/tour-sanita-tappa-a-cosenza-fare-qui-uno-dei-quattro-nuovi-ospedali/), come a dire che nella Piana possono ancora morire.

Questi, i fatti, insomma, e l’atmosfera che si respira attorno all’ospedale della Sibaritide. Che di certo meriterebbe un’analisi un pizzico più approfondita, mettendo il dito nella piaga e partendo da un interrogativo semplice: può il territorio che ospita “appena” 200 mila abitanti essere consumato da un servizio sanitario pressoché inesistente per colpa della malapolitica? Si può morire in nome di un’insulsa spending review?

E siccome qui siamo tutti “sibariti” e non vogliamo morire perché non c’è posto in chirurgia o al pronto soccorso (per esempio), è tempo che la nostra classe politica inizi a farsi sentire. Battendo i pugni e scaraventando per aria le scrivanie, se necessario. Perché altrimenti si renderanno complici della morte di questa terra, possibilmente da ricordarne – secula seculorum – con tanto di nome e cognome su una lapide dedicata ai caduti eretta anch’essa a Insiti.

Il problema, insomma, è ora tutto di carattere burocratico. Hai visto mai che non sia la politica a telecomandare i burocrati ed allora è lecito attendersi, non solo una levata di scudi generale, per quanto prese di posizioni serie, bandendo l’argomento dalla campagna elettorale, perché di promesse da marinaio e di zombie della poltrona ne abbiamo piene le scatole.

Che la gara sia appaltata ai secondi in graduatoria, ammesso che siano ancora disponibili, o che si riassegnino i lavori tramite un nuovo bando, non c’è più tempo da perdere perché tra pubblicazione (9 maggio 2011) e assegnazione (il 7 novembre 2013), l’ultima volta alla Regione sono stati necessari “soltanto” due anni e mezzo. Un’inezia se consideriamo che l’Ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri che autorizzava la realizzazione dell’Ospedale della Sibaritide risale al 21 dicembre 2007.

Dimostrino, i nostri politici, a tutti i livelli e senza alcuna distinzione di colore, di valere un sol voto risolvendo, per una volta, i problemi della gente. 

Luca Latella

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