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Corigliano Rossano, l'illusione per la scoperta di un uovo straordinario

Achille Campanile è stato un autore poliedrico che ha lasciato il segno nella cultura popolare del secolo scorso. Il suo graffiante umorismo ha spesso trovato espressione nel genere letterario del racconto breve. Ne scrisse a decine. Ognuno di essi ci consegna uno spunto di riflessione, accompagnato da un sentimento di affettuosa comprensione per le vicende umane. Come dire: ridete se volete, ma questa è la vita. L’altro giorno, curiosando tra gli scaffali della libreria di casa, mi è capitata tra le mani la vecchia edizione di una loro raccolta, l'Asino di Buridano.

L'ho sfogliata con gusto ed in particolare - dopo tanti anni - mi sono ritrovato a rileggere uno di quei racconti, dal titolo l’UOVO. 
Narra di un massaro di nome Geppi, che una mattina trova nel suo pollaio un uovo dalle dimensioni straordinarie. Lo raccoglie e corre dalla moglie a dare la notizia, accompagnandola con la perentoria affermazione: SIAMO RICCHI.
Egli era veramente persuaso che quell’evento avrebbe trasformato in agio la durezza della vita contadina e che non vi sarebbe stato più bisogno di spaccarsi la schiena nel lavoro dei campi.
Intanto la voce del ritrovamento cominciava a diffondersi, contagiando i vicini che rosicavano dall’invidia. Uno di essi, addirittura, si presentò da Geppi, rivendicando a muso duro lo straordinario uovo che – a suo dire – gli era stato sottratto dal pollaio.
Geppi, un po' per sua iniziativa ed un po' su suggerimento altrui, cominciò quella che oggi si chiamerebbe un’operazione di marketing, commissionando perizie ai veterinari, ordinando un servizio fotografico, facendo scrivere ad un Notaro un rogito per certificare la grandezza dell’Uovo, scrivendo alle Autorità ed ai giornali ed andando in giro a vendere l'evento.
Non fidandosi di consegnare l’Uovo a chicchesia, fece addirittura venire un chimico di fama perché lo esaminasse in sua presenza, ma senza risultati perché Geppi gli impedì qualsiasi esperimento per il timore di danneggiare il prezioso bene: l’illustre scienziato potè solo dichiarare di trovarsi di fronte ad un uovo di gallina, che poteva però essere anche un uovo di anatra o altro.
Senza quasi accorgersene Geppi aveva speso i risparmi accumulati nel tempo ed aveva finito per lasciare le zappe appoggiate al muro. Così era stato costretto a vendere mezzo podere, sicuro di rifarsi con i guadagni che gli avrebbe procurato l’Uovo.
Il tempo passava e le Autorità erano sorde agli appelli ripetuti di Geppi, che ormai veniva apostrofato dagli impiegati come un matto se non come uno scemo.
Pensò, infine, di interpellare un Museo di Storia naturale che, dopo ripetute richieste, manifestò la disponibilità ad esporre l’Uovo, a condizione della sua cessione gratuita e con le spese di spedizione a carico del contadino, cui riservare l’unico momento di gloria in una targhetta di ringraziamento da apporvi vicino.
Si dissolvevano così i sogni di ricchezza e di vita agiata ed addirittura, per i debiti accumulati, Geppi fu sfrattato dal suo podere.
La moglie che in tutto quel tempo aveva conservato la saggezza contadina, predicando prudenza, a quel punto ebbe a recriminare in direzione dell’illuso coniuge: Te lo dicevo io! Geppi, esasperato, non ci vide più, e le lanciò l'uovo in faccia. Quindi prese la gallina e gliene diede tante ma tante da ridurla più morta che viva.
In quel momento si rese conto di aver perso tutto.
Il racconto richiama alla mente la favola di Esopo sulla gallina dalle uova d’oro, con la critica all'ingordigia dell'uomo, che vuole tutto e subito.
Nel racconto di Campanile emerge l'insegnamento che alla novità, apparentemente straordinaria, non può affidarsi la soluzione di ogni problema; che la storia non comincia mai in un dato momento, ma semplicemente continua, magari per essere migliorata. 
Cancellare quel che si è stati non è mai una buona idea; il contadino non può lasciare le zappe appoggiate al muro e far cadere nell'oblio le esperienze e gli insegnamenti ricevuti.
La terra, per dare i suoi frutti, richiede un duro lavoro di preparazione e di cura continua.
Insomma, le scorciatoie sono solo un'illusione e quasi sempre riservano brutte sorprese.
Avv. Nicola Candiano – 9 Luglio 2019
 
 

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