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Sergio Caliò fuga ogni dubbio: "Non mi candido a sindaco, sia chiaro"

“Lo dico con grande chiarezza, alle prossime elezioni amministrative non mi candiderò”. Parole e pensieri del magistrato Sergio Caliò, in predicato di essere candidato a sindaco del Partito democratico, sino a qualche giorno fa.

 

Il giudice non se la sente per questioni di salute ed un ginocchio malconcio. Argomento che, peraltro, aveva perorato la causa dello strand by attuale.

E’ storia di quasi un mese fa, ormai. Il direttivo del Pd decide di candidare Sergio Caliò innescando più di un mal di pancia, per una “questione di metodo”, nella base del partito che accusa la segreteria di aver azzerato la democrazia, e quindi le primarie.

Nei giorni precedenti, però, il magistrato sembra chiaro. “Se il mio ginocchio me lo permetterà – aveva detto – mi candiderò solo ed esclusivamente per un partito, non mi piacciono le accozzaglie civiche e perché la gente deve iniziare a ricredere nella politica. E se lo farò sarà per mettermi al servizio della mia città”.

Il resto è storia d’oggi. Ad onore del vero, proprio in questi giorni è circolata sempre più insistentemente la voce secondo la quale il giudice si sarebbe allontanato dal Pd per un’ipotesi di candidatura con il movimento “Il Coraggio di cambiare l’Italia”. Voce prontamente smentita dall’interessato. “Non posso negare come tutti mi stiano cercando – spiega Sergio Caliò nella serata di ieri – ed addirittura qualcuno mi stia tirando dalla giacchetta. Ma non posso accettare, mi dispiace. E per quel che mi riguarda la decisione è presa ed è definitiva”.

Il giudice, senza giri di parole, insomma, si tira fuori dai giochi ufficialmente e fa piena luce . Non prima di regalare una chicca: “Avrei voluto servire la mia città ma evidentemente non ancora è pronta. Il mio ginocchio, è vero, mi costringe a dover dire no al Pd ma, mi chiedo, se non sia tempo di lasciare spazio ad altri”.

L’ultima “nuova” in casa Pd, nel frattempo, la firma Antonella Converso. L’ex assessore in quota Filareto, oggi componente del  direttivo regionale scrive agli organi provinciali ed, appunto, regionali per chiedere un intervento risolutivo sul “caso Rossano”. “Sento la necessità di stimolarvi – scrive in una lettera – ad occuparvi in maniera chiara e decisa della bizzarra situazione in cui verte il partito a Rossano, stimolando prima sia il metodo e la scelta del candidato a guida della coalizione che la definizione dello spirito che anima il progetto politico del centrosinistra alle prossime amministrative”.

Certo, ora sarà interessante capire come agirà chi puntava sulla candidatura del giudice. Il Partito democratico in primis. Indirà le primarie? Si farà fagocitare, come sempre, da infinite polemiche fra le diverse aree del partito che lo porteranno a non avere una figura di riferimento fino ad aprile? E la coalizione attenderà o si farà avanti per richiedere primarie del centrosinistra?

 

Luca Latella