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P.C.d.I.: l’obbligo delle quote rosa non è democratico, perchè impedisce la partecipazione di tutti i partiti presenti in città

In riferimento all’articolo apparso sulla “Gazzetta del Sud” in merito sono doverose alcune precisazioni, per inquadrare nel giusto solco politico la vicenda, ed alcune riflessioni sulla pari opportunità per i due sessi alle competizioni elettorali.  Il candidato a sindaco, comp. Giuseppe Marincolo, è stato sempre e solo il candidato a sindaco di Rossano per il Partito dei Comunisti Italiani, oggi Partito Comunista d’Italia (P.C.d.I.).

Rifondazione Comunista è dal mese di luglio 2015 che ha tirato i remi in barca e sta decidendo, defilandosi, nei fatti, dalla formazione di una lista comunista e dalla lotta politica, che ci attendeva: gli organismi di partito non avevano ancora deciso sul da farsi e pare che debbano ancora decidere. Anche se i C.I. alle forze politiche contattate per formare una coalizione della sinistra alternativa e antagonista, avevano proposto di effettuare le primarie di coalizione, nel caso in cui fossero state presentate più candidature a sindaco.
Sulla carta la lista dei C.I. c’era e c’erano anche le donne. Ma quando si è chiesto loro di firmare l’accettazione della candidatura alcune, che in un primo momento avevano accettato di candidarsi, hanno rinunciato, facendo capire di avere subito forti condizionamenti, fuori e dentro la cerchia famigliare, per le prospettive lavorative future.
Il Partito, pertanto, obtorto collo ha dovuto prendere atto che mancavano due donne per poter presentare la lista. La legge sulla parità dei due sessi è senz’altro una grande conquista e risulta più che giusta nelle realtà socioeconomiche più evolute della nostra, con un elevato grado di politicizzazione delle coscienze e dei rapporti di forza di subalternità di alcuni ceti sociali, non in alcune realtà meridionali, dove il bisogno economico la fa ancora da padrone e condiziona negativamente ogni singola scelta, veramente libera.
In questa nostra Città la donna è ancora prepotentemente ricattabile da parte dei locali potentati economici, che condizionano fortemente le scelte di partecipazione della donna alla vita politica cittadina e la candidatura in una lista comunista per molte donne è ancora un miraggio, se non un tabù, ostacolata com’è dai condizionamenti esterni ed interni, per cui un provvedimento legislativo altamente democratico si traduce, nei fatti, in un meccanismo antidemocratico ad escludendum, di impedimento concreto alla partecipazione elettorale. Introdurre delle eccezioni è necessario.
Il Partito Comunista d’Italia non può presentare la lista per mancato raggiungimento della quota rosa, 4 donne contro 6 richieste: questa non è democrazia, perché nella nostra realtà è ancora impossibile l’attuazione del diritto a partecipare alle competizioni elettorali di qualsiasi livello.
Il parametro stabilito di un 1/3 di candidati da garantire all’altro sesso è condivisibile in generale, ma non in alcune realtà locali, dove è impossibile garantirlo per fattori ambientali, culturali ed economici. L’obbligo di rispettarlo diventa non un esercizio di libera scelta democratica, ma un ricatto, una vessazione. Sarebbe necessario un cambiamento, prevedendo delle eccezioni quanto meno un abbassamento della quota rosa a 1/6 dei candidati assegnati.
Cicerone diceva “Summum ius, summa iniuria”: è quello che è successo ai C.I. di Rossano, che non saranno presente alle elezioni comunali del 5 giugno 2016 con il loro candidato a sindaco di Rossano comp. Giuseppe Marincolo ingegnere e con il loro progetto di sviluppo di Rossano Centro Storico e di Rossano nel suo territorio, che ci risulta nessuna altra forza politica abbia presentato.
 

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