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Rossano vuole riprendere un ruolo guida nella Sibaritide?

La domanda è necessaria non solo per chi si candida a sindaco, ma per tutti i cittadini che vivono a Rossano e Corigliano, perché la domanda riguarda le due città. Il vero nodo scoperto, quello profondo, che è all’origine delle sconfitte subite dalla città e dal territorio( vedi Trebisacce e Cariati) che ospitava molte istituzioni dello stato ora smantellate o declassate è proprio questo: Rossano vuole occuparsi del suo comune oppure vuole ( magari insieme a Corigliano) guidare un territorio ?

Il tribunale, l’ospedale( di Rossano,Trebisacce e Cariati) , l’INPS ed altre strutture smantellate o dequalificate servivano un territorio che grossomodo corrispondeva alla zona che va da Rocca Imperiale a Cariati . Questo è il frutto della storia del dopoguerra. Questo oggi è finito anche per incapacità di chi ha rappresentato questo territorio.
Il motivo per cui Rossano e i suoi politici sono stati sconfitti è proprio questo: la sua politica non ha avuto un respiro territoriale, ma si è chiusa nei confini della città. Non basta avere migliorato solo in parte alcune strutture cittadine, strade o altri servizi comunali, se poi i trasporti dalla 106 alla ferrovia sono inesistenti. Noi viviamo nella piana di Sibari che è il cuore economico della Regione Calabria e che oggi nessuno rappresenta politicamente. Questo è il punto. Allora la riflessione che tutta la politica dovrebbe condurre è proprio questa: è inutile che continuiamo a scannarci per una misera poltrona di sindaco, quando siamo stati declassati a fare i servi di altri. E per cambiare bisogna rappresentare non 40.000 abitanti, ma almeno 150.000, quanto la Sibaritide. L’ospedale della Sibaritide se non c’è una classe dirigente della Sibaritide non si farà mai, o la sua dipartita avverrà in maniera ritardata e confusa e qualora mai dovesse partire sarà un ospedale di piccole clientele, non un ospedale per un territorio com’era nell’intenzione originaria. Ora se la classe dirigente politica continua a pensare alle clientele, alle piccole clientele o beghe comunali o paracomunali, non andremo da nessuna parte. Allora è giusto migliorare la direzione del comune di Rossano( in campagna elettorale lo dicono in molti, ma poi ricadono negli stessi errori clientelari) , ma occorre avere un respiro più ampio perché l’economia cittadina gravita su un territorio che è ben più ampio di Rossano. Allora la classe dirigente di Rossano deve avere questa coscienza, questa prospettiva, altrimenti chiunque sarà eletto, fosse Caputo, Acri, Stasi, Caracciolo o Antoniotti o anche gli altri due Rapani e Mascaro non andremo molto più in là. Resteremo sempre una potenzialità inespressa indebolita, fiaccata, esposta agli attacchi e alle sopraffazioni che vengono da altre realtà calabresi o dal governo. Prendiamo il turismo. Nelle strutture alberghiere e ricettive della costa ogni anno arriva almeno il doppio della popolazione residente, ma forse parecchio di più( gli stranieri sono comunque in aumento). Se vivono 150.000 persone diciamo che ne arrivano altrettanti o di più. Le strutture, però lavorano ognuna isolata dall’altra, i turisti non girano tutto il territorio perché quando girano trovano gente impreparata o superficiale, e non visitano tutto quello che si potrebbe visitare, e magari i tedeschi si portano dalla Germania le guide. Quindi portano benefici economici limitati solo ad alcune singole realtà. La sinergia nell’offerta turistica, genererebbe un aumento della qualità dei servizi e alla lunga un aumento delle presenze. Ma oggi questo discorso non si può fare, perché siamo individualisti, ognuno lavora per sè, ogni realtà è chiusa nel suo piccolo comune, o nella piccola propria struttura. Nella prima repubblica ogni tanto qualcuno che pensava a qualcosa di comune per il territorio c’era, oggi non c’è più e nella crisi economica generale i servizi sono stati tagliati dallo stato. Per risorgere e per aiutare non solo il turismo , ma la nostra agricoltura che comincia a produrre merci di qualità apprezzate in tutto il mondo, occorre una nuova classe dirigente. I nostri produttori agricoli, ad esempio, chi li difende a Bruxelles? Qualcosa alcuni parlamentari di più d’un gruppo politico hanno fatto, ma in sostanza le nostre clementine e il nostro olio , come altri prodotti, non hanno un difensore specifico, a dire il vero non l’hanno mai avuto. Sinceramente parlando, non ho visto in nessuno dei candidati a sindaco e neppure in quelli che parlano di fusione tra Rossano e Corigliano( e non sono impegnati in politica) qualcuno che davvero voglia spingere per un nuovo modo di pensare la politica. Fino ad ora chi si è occupato di fusione dei due comuni si è posto il problema di dove collocare questa o quella struttura che oggi è ubicata in un comune o in un altro, ma non si è affatto posto il problema di creare delle strutture che servano ad una popolazione più vasta dei due comuni, che serva un territorio e non semplicemente due comuni. E’ questo il passaggio che deve avvenire, ma perché ciò sia possibile è necessario sconfiggere i gruppi politico-clientelari che oggi si sono impadroniti della politica e il particolarismo di origine piccolo provinciale(un po’ paesanotto) che ancora alberga nelle nostre teste. Chi è disposto a farlo realmente?
prof. FABIO MENIN

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