MORTE QUOTIDIANA?

La morte, qualsiasi morte, spaventa la Comunità Cristiana, anche in Corigliano Rossano e, nell’imbarazzo, si delega il tutto al personale infermieristico e alle Imprese di Onoranze Funebri, così esperte nel gestire professionalmente e, purtroppo anche lucrosamente, le esequie del caro estinto.

Ma i nostri cari “estinti” non vanno poi dimenticati, ma vanno quotidianamente commemorati, perché loro non sono lontani da noi e ci sono sempre presenti.

Il Messaggio del Vangelo, per noi cristiani, è chiaro: “Perché cercate tra i morti, Colui che è vivo (Lc.24,5)?”

Gesù non ci parla mai che ci sia una vita ultraterrena, ma parla sempre e solo di una “Vita in Pienezza” (Mt.19,17).

Ogni individuo, nella propria esistenza prima o poi conclude il suo ciclo biologico di nascita e morte, doni per noi esistenziali, per cui si dissolve in lui solo il suo corpo, ma la sua persona continua a vivere per sempre.

La mancanza fisica di una persona cara non ci deve mai gettare nella disperazione come chi crede che tutto sia finito, ma ci lascia sempre però nel dolore, perché ci manca sensibilmente quella persona che toccavamo, abbracciavamo e baciavamo e con cui si è fatto un tracciato di storia insieme.

Il nostro caro defunto non finisce però nel buio di un sepolcro o svolazza nell’alto dei cieli, ma continua la sua esistenza accanto a noi in maniera diversa, e lo stesso amore che ci mostrava prima ora è potenziato nell’Amore di Dio.

Allora perché più passa tempo e più rivive in noi il ricordo della bontà delle persone trapassate?

Proprio perché loro ora stanno immerse nell’Amore di Dio e si presentano a noi pienamente *se stesse*.

L’universo intero infatti è invaso da tante sinfonie bellissime, ma per percepirle bisogna che noi ci sintonizziamo bene sulla lunghezza della loro onde.

Per percepire allora i nostri cari trapassati è necessario sintonizzarci sempre e pienamente soprattutto sulla Lunghezza dell’Onda dell’Amore del Dio di Gesù, per scoprire che Lui è il Dio dei viventi (Mt.22,32b), ed è sempre, per tutti, “Il Padre”, cioè il Genitore di presenti e di trapassati.

Nell’Apocalisse si legge anche: “Beati coloro che muoiono nel Signore, perché le loro opere li seguono. (Ap. 14,13)”.

Allora con la morte biologica si lascia tutto, ma proprio tutto e rimane solo il bene fatto agli altri, come unico Capitale che ci segue e che ci permette di cooperare (Mt.22.32b) alla Perenne Creazione dell’Universo (Gv.5,17 e 14,12), in vista “di Cieli nuovi e Terre nuove (2Pt.3,13)”, quando “Dio sarà Tutto in tutti (1 Cor.15,28)”.

Corigliano Rossano 03.10.2026 (Franco Palmisano)