Non sono molti in Italia i sindaci di piccole o medie città a salire al governo con il 70% delle preferenze da parte dei cittadini. Il giovanissimo Stasi a Coriglianorossano ha avuto questo privilegio sull’onda di un rigetto popolare verso la vecchia classe dirigente politica.

Cosa ne è del suo governo e delle belle speranze con cui era stato eletto? Un sindaco che voglia davvero innovare la sua città, non a parole ma nei fatti, la prima cosa che sceglie non appena indossa la fascia tricolore è una squadra di amministratori competenti e capaci che lo supportino in una azione vera di cambiamento. Stasi ha fatto l’esatto contrario( con un paio di eccezioni): un gruppo di persone digiune di politica, senza alcuna esperienza amministrativa, che in sostanza potesse diciamo “controllare” senza tante difficoltà. Questo rivela non solo il carattere discutibile del soggetto, ma soprattutto la non intenzione di cambiare il volto della città. La questione rifiuti prima che venisse eletto è stata una delle sue battaglie “ di popolo” come sostiene lui. Ora la gestione dei rifiuti è in mano alla regione Calabria che com’è noto non è ancora riuscita a progettare un sistema di impianti che gestiscano la raccolta differenziata e porta i rifiuti in ciò che resta delle discariche esaurite calabresi, nell’inceneritore di Gioia Tauro( insufficiente e mal gestito) e soprattutto fuori regione con aggravio di costi per i cittadini. Da un sindaco come Stasi, che di questo tema aveva fatto una battaglia qualificante cosa era lecito attendersi ? La capacità di progettare un sistema di impianti al servizio della raccolta differenziata per il bacino dell’Alto Jonio e della Sibaritide che la Regione potesse accettare e inserire nei suoi piani a lungo termine e finanziare.( tra l’altro avrebbe portato occupazione stabile) Nulla di tutto questo, come si vede dalla foto qual è la situazione dei rifiuti nella città( non molto diversa da quella in tutta la regione). Invece una subalternità totale ad una ditta come l’Ecoross che vive di privilegio politico e che mai si sognerebbe di proporre qualcosa di alternativo e migliorativo rispetto alla gestione politica attuale dei rifiuti in Calabria. L’elezione di Stasi è coincisa con la scelta dei cittadini di fondere le due città in una nuova esperienza amministrativa a seguito di referendum. Ebbene il neo sindaco è rimasto prima invischiato in una sorta di competizione tra dirigenti ei due ex comuni per occupare i posti dirigenziali nella sede di residenza( una pressione localistica), ma al di là di alcuni dibattiti sul muovo statuto, la sua azione amministrativa non è stata capace sinora di proporre nulla di pubblico che avvicinasse le due cittadinanze che vengono da mentalità differenti, anche se parte di uno stesso bacino economico. Durante la campagna elettorale si fece paladino dei due centri storici senza comprendere che nel momento in cui la città si fondeva bisognava ragionare per unificare il tessuto sociale e amministrativo con nuove iniziative che dessero linfa alla fusione dei due centri facendo sentire i cittadini parte protagonista di una nuova città più grande. Nulla di tutto ciò. Porto di Corigliano: i poteri del comune sono limitati, c’è un sistema di governo delle capitanerie di porto che va sopra le possibilità giuridiche del comune: ma nulla avrebbe impedito a che l’amministrazione comunale della città si impegnasse in un progetto di riqualificazione a servizio del turismo e dell’agricoltura, la via per il finanziamento si sarebbe trovata certamente, se ci fosse stata un’intenzione seria di sviluppare l’infrastruttura. Strada 106: qua le responsabilità del comune sono limitate rispetto ai poteri del governo, ma il comune aveva ed ha la possibilità di proporre tracciati in relazione alla situazione territoriale. Abbiamo assistito invece una diatriba non collaborativa( simile a una lite di condominio) tra comune, rappresentanti eletti al parlamento e governi in carica. Partecipazione dei cittadini alla vita sociale e culturale della città: pochissime iniziative spesso pilotate per favorire amici e parenti, ma incapacità di proporre iniziative di collaborazione delle associazioni dei cittadini o anche dei singoli cittadini. Mi fermo qui , evitando di mischiarmi nelle polemiche sui concorsi più o meno “seri” per i posti dentro il comune o alla direzione del corpo dei vigili urbani. L’unica attenuante che possiamo offrire al sindaco attuale è quella di avere governato in un periodo di Covid, quindi in un periodo di diradamento ei contatti sociali. Mi pare ci sia sufficiente materia per concludere che l’esperimento Stasi sia fallito. E dopo? Tenuto conto che la sindacatura Stasi è nata sull’onda del rifiuto della vecchia politica locale, mettendo nel calderone destra e sinistra locale, oggi al di là del colore politico che il prossimo anno i cittadini vorranno premiare si pone un problema: ritorniamo alla vecchia classe dirigente subalterna alla massoneria cosentina? Il guaio attuale che intorno a Stasi non si è formata una classe dirigente jonica moderna che proiettasse il nuovo comune nel futuro. Non lo ha voluto lui e neppure quelli che gli sono stati attorno. La mia personalissima idea sarebbe coinvolgere alcune forze imprenditoriali della sibaritide che hanno dimostrato nell’economia capacità di inserire con successo nel mercato nazionale e internazionale trasformando il vecchio latifondo feudale in fiorente impresa capitalistica, per realizzare un gruppo dirigente politico che abbia visione del futuro per questo territorio. Ma mi chiedo: c’è questa consapevolezza politica nel mondo imprenditoriale o c’è piuttosto il tenersi alla larga dalle diatribe politiche? Insomma il tema di una classe dirigente territoriale resta aperto.
FABIO MENIN