Lettera aperta ai consiglieri comunali
Gentili consiglieri,
nei prossimi Consigli Comunali sarete chiamati ad esprimervi sul progetto di ricostruzione (di questo si tratta) dell’impianto di Bucita. Siamo fortemente interessati a questa discussione sia perché – stando ai dati ISSPRA – l’impianto non riesce a produrre materiale a norma, sia perché tutta una serie di carenze dell’impianto mettono a repentaglio la salute dei cittadini e dei lavoratori, sia perché ci sono delle reali possibilità di trasformare gli impianti TMB in risorse al servizio di un ciclo di rifiuti virtuoso e non al servizio del becero sistema inceneritore-discariche.

Ma prima di analizzare il merito di questo intervento, riteniamo sia doveroso da parte vostra andare a verificare ciò che effettivamente è successo in questi anni a Bucita: cosa è stato abbancato? Su quali sostanze poggiano i piedi di coloro che lavorano all’impianto? Cosa si infiltra nei terreni, cosa finisce in mare ogni qual volta piove?

Ormai sono passati troppi mesi da quando è stata denunciata la gravissima presenza di almeno 60 mila metri cubi di rifiuti abusivi nella “nostra” discarica, un palazzo di rifiuti di natura ed origine sconosciuta su cui nessuno, a parte noi, ha avuto il coraggio di dire una sola parola.

È ormai evidente come questa sia una faccenda piuttosto scomoda: avere una tale quantità di rifiuti sul territorio vuol dire che qualcuno li ha portati, che il tutto è stato pianificato, che chi doveva controllare non ha controllato, che qualcuno piuttosto di pagare la tariffa di conferimento alla Regione (sgravando le nostre tasse) ha pagato altri soggetti e nel migliore dei casi, sottolineiamo nel migliore dei casi, si tratta di rifiuti urbani trattati, evitando di prefigurare scenari diversi, ancor più drammatici.

Abbiamo scritto relazioni al Sindaco, protocollate, chiedendo la convocazione di un consiglio comunale che assumesse una posizione su questa storia ma non abbiamo avuto risposta. Abbiamo ovviamente inviato il tutto anche agli uffici della Regione, uffici i quali oggi ci propongono di andare ad effettuare lavori in quell’area; propongono di portare ruspe, materiali, operai laddove già lavorano quotidianamente decine di concittadini. Ci propongono, in pratica, di stare zitti, di far finta di nulla e di coprire questa storia lasciando soltanto degli agghiaccianti punti interrogativi.

Noi non abbiamo chiesto null’altro che atti concreti: un piano di caratterizzazione dell’intera area e la conseguente messa in sicurezza, atti che avrebbero dovuto essere imposti già al termine dei conferimenti, che avrebbero dovuto essere imposti nel momento in cui è stato accertato il disastro ambientale e che ora sono improcrastinabili alla luce di una anomalia, è proprio il caso di dirlo, grande come una casa.

Ora questa faccenda, alla luce dell’assordante e imbarazzante silenzio delle istituzioni (fino a questo momento) non è più evidentemente una questione economica né ambientale. Questa faccenda è stata fin dall’inizio una questione strettamente legata alla salute dei cittadini ed all’anarchia criminale che ha governato il ciclo dei rifiuti degli anni scorsi, una contiguità criminale ormai certificata da documenti ufficiali degli organi parlamentari e giudiziari. Ma a questo punto, ci rendiamo conto, è diventata una questione di dignità del nostro territorio. Che siano state le istituzioni o parti della società civile a denunciare quanto rilevato, fa poca differenza: non è minimamente accettabile che la Regione e le altri parti in causa, piuttosto di dare una qualche forma di risposta a questi pesantissimi interrogativi, facendo finta di nulla, propongano lavori su quell’area, su quella terra, a prescindere da qualsiasi variante tecnica.

Noi abbiamo chiesto a tutte le parti invitate alla Conferenza dei Servizi, prima di valutare il progetto, di rispettare il bisogno di sicurezza e di verità del nostro territorio, lo abbiamo inviato primariamente all’Azienda Sanitaria che più di tutte dovrebbe sapere in quali condizioni critiche versano le nostre comunità. Abbiamo precisato di avere delle proposte di merito per ristrutturare l’impianto, di voler partecipare a questa discussione, ma non prima di aver rispettato il diritto alla salute ed alla chiarezza, congelando questo progetto fino all’ottenimento del piano di caratterizzazione e di messa in sicurezza. Anche questo appello sembra essere caduto nel vuoto. Le ultime dichiarazioni del Sindaco, su cui evitiamo di esprimerci per decoro istituzionale (questo sconosciuto) non lasciano ben sperare.

Se anche l’assise civica rossanese, il punto di riferimento istituzionale per i cittadini, dovessero accettare supinamente tale titanica stortura, a questo punto dopo la sicurezza, i servizi, l’efficienza, anche la dignità del territorio ne uscirebbe svenduta.

Comitato in Difesa di Bucita e del Territorio