È stato catturato questa mattina a Rossano, Paolo Balsamo, 50 anni, siciliano considerato elemento di spicco del clan catanese dei Cappello-Pillera e associato ai Cursoti. Balsamo – arrestato grazie alle indagini condotte dalla Direzione investigativa antimafia di Catania, coordinate dal capo centro Renato Panvino, unitamente alla Dia di Torino e di Catanzaro – si era reso latitante dopo la condanna a 30 anni per associazione mafiosa e omicidio.

L’omicidio è quello di Carmelo Murabito, avvenuto nel 1991, strangolato con un filo del telefono perché, presumibilmente, non aveva pagato una partita di droga. Negli anni 90 Catania, come tutta la Sicilia, era attraversata da una cruenta guerra di mafia per il controllo del territorio, dal traffico di droga alle estorsioni agli appalti. A Rossano, in Calabria, dove è stato ammanettato era in compagnia di amici calabresi la cui posizione è al vaglio degli inquirenti. L’attività tecnica d’indagine della Dia di Catania, supportata dagli investigatori della Dia di Catanzaro, coordinata dal capo della sezione Antonio Turi, è stata particolarmente delicata date le difficoltà ad operare riscontrate degli inquirenti a causa di un territorio in cui le cosche possono contare su molte complicità. Nella giornata di mercoledì gli investigatori hanno intuito, nel corso di una intercettazione telefonica – durante la quale Balsamo usava linguaggio criptico e spesso faceva parlare qualcun altro al suo posto – che il latitante aveva intenzione di lasciare Rossano. Il ricercato è stato seguito mentre si muoveva, in macchina in compagnia di alcune donne, dalla periferia della città fino alla stazione ferroviaria e qui è stato fermato prima che si confondesse tra la folla di turisti e viaggiatori. In un primo momento Balsamo ha fornito una falsa generalità ma, messo alle strette, si è consegnato senza opporre resistenza. L’uomo è stato da sempre uno dei colonnelli del boss Salvatore Cappello ed è un ex pentito: dopo avere svelato i retroscena della cosca in cui militava, ha ritrattato. La sua breve collaborazione con la giustizia risale al 1991 quando ai magistrati della Dda di Catania parlò dei retroscena di diverse rapine commesse dalla cosca e si accusò di un omicidio, che non gli fu pero’ mai contestato per mancanza di riscontri. Balsamo era ristretto a Bologna, dove godeva della semilibertà, regime che ha eluso divenendo latitante e rifugiandosi in un primo momento presso alcuni parenti a Torino e in seguito da amici calabresi la cui posizione è ora al vaglio degli inquirenti. Chiuse le indagini per la cattura del latitante, infatti, si aprono quelle nei confronti di coloro che ne hanno favorito la latitanza. Al momento su questo nuovo caso, gli inquirenti non si sbilanciano ma, com’è noto, i rapporti tra la mafia siciliana e ‘ndrangheta calabrese conoscono forti sodalizi legati, spesso, al traffico di droga, ma non solo. La cattura di Balsamo, apre, quindi, nuovi importanti filoni di indagine.

Giacinto De Pasquale