Fusione vuol dire progresso. Il cardine della “battaglia” intrapresa dal Comitato delle 100 associazioni per la fusione dei comuni di Corigliano e Rossano, sta tutto lì, nella parola “progresso”. 

Un termine che non sembra interessare granché al di qua del Cino, dopo gli stimoli ricevuti in quasi due anni di spunti, riflessioni, inviti, confronti.

E per questo il comitato ha deciso di attuare la raccolta di firme sin dai primi giorni di ottobre. La petizione popolare, per come prevede lo statuto del comune di Corigliano, servirà a portare la “questione” fusione in Consiglio comunale in modo quasi obbligato, bypassando la volontà dei singoli amministratori, così da poter giungere al referendum popolare, unico istituto legittimato a decidere per legge.

Il governo coriglianese gioca a nascondino dal 16 gennaio scorso. Da quel giorno – i due consigli comunali avrebbero dovuto approvare, in concomitanza, la delibera poi approvata all’unanimità solo a Rossano –sono passati quasi nove mesi. Nove mesi nei quali più volte il presidente del consiglio Magno ed sindaco Geraci, anche pubblicamente, avevano annunciato di agire in questa direzione, posticipata puntualmente di mese in mese, fino a giungere alla “prima quindicina di settembre”.

Ed è stata questa nuova scadenza non mantenuta a spingere i due comitati nati a supporto del progetto fusione, quello delle “100 associazioni” ed il “Pro referendum” (sorto di recente dall’intelighenzia coriglianese), a decidere di dare inizio alla petizione popolare. Basteranno circa 3000 firme, ovvero il 10% degli aventi diritto al voto, suggerisce lo statuto ausonico. 

“Desta grande meraviglia – è il pensiero dell’esecutivo che guida il comitato delle 100 associazioni – che ad indirizzare il nostro futuro verso un sicuro isolamento e non verso il progresso, siano persone che non ne hanno alcun diritto perché quel diritto di scelta appartiene al popolo. Come avvenuto a Lamezia o Reggio, sviluppatesi grazie a fusioni vecchia maniera, oggi il processo è più veloce, fattibile ed anche, nel caso, reversibile”. 

La delusione che emerge dalla mancata convocazione del Consiglio comunale ad hoc, quindi, “sfocerà nell’azione della raccolta delle firme perché – prosegue l’esecutivo – siamo convinti che si tratti di una causa giusta, purtroppo non sostenuta da uomini nient’affatto lungimiranti”. 

La mancanza di progettualità politica e amministrativa degli ultimi decenni sta già offrendo i suoi amari frutti, un decremento nella popolazione dei due comuni. “Gli ultimi dati Istat – rimarcano dal Comitato – hanno fatto registrare per la prima volta dal Dopoguerra ad oggi una riduzione di circa 10mila abitanti fra le due città. Ciò è dovuto ad una incapacità politica e amministrativa nel saper tutelare quella miriade di uffici soppressi o declassati , la chiusura dell’Enel e del Tribunale”. 

A nulla, insomma, servono gli incitamenti che partono dal basso e tentano di raggiungere le sfere politiche e amministrative cittadine. “Non comprendiamo perché si vadano rincorrendo obiettivi e soluzioni – chiosano dall’esecutivo del comitato – che dipendono da soggetti che in questi anni non hanno tenuto in alcuna considerazione la Sibaritide, mentre si tiene botta alle destre e alle sinistre che hanno avuto il potere di affossare quest’area, e prova ne è l’indice di non sviluppo della Piana”.

Il 15 settembre è passato da un pezzo: a quando il prossimo annuncio?

Luca Latella