Alle prossime elezioni comunali per la prima volta a Rossano non sarà presente una lista comunista. Molte le ragioni, che hanno portato a questo risultato rispetto al recente passato.  Dei due partiti comunisti operanti in città, Rifondazione Comunista, dopo la prematura morte del compianto compagno Franco Veneziano in forti difficoltà organizzative, reticenti contraddizioni interne e dirigenti in transito, si è ritirata dal confronto politico cittadino per la formazione di una lista comunista, tirando i remi in barca, e, in attesa di decisioni durature sul da farsi, lasciava ai Comunisti Italiani l’onere di prepararla contrariamente all’esperienza unitaria vissuta nel 2011.

All’invito del segretario cittadino a serrare i ranghi per formare una lista autorevole e forte per la presenza dei dirigenti più in vista per il ruolo avuto nel passato all’interno del Partito e nella società rossanese, la risposta di un ex segretario cittadino, di un ex candidato alla provincia e di altri dirigenti è stata manifesto disinteresse a mettersi in gioco per affermare con convinzione la presenza in città di una forza comunista alternativa e antagonista alle voci dei soliti tromboni pronti alle polemiche sterili e improduttive, preferendo stare alla finestra, quando si chiede loro di metterci la faccia, ma sempre pronti a salire in cattedra, quando si fiuta la prospettiva di affidare prebende.
I pochi dirigenti rimasti a cercare di formare la lista con in testa il segretario cittadino e il presidente del Partito ce l’hanno messa tutta. Le risposte dei compagni e dei simpatizzanti, anche di iscritti a Rifondazione Comunista, a candidarsi sono state più che promettenti per numero e genere ed entusiaste per la disponibilità a spendere il proprio nome per il simbolo storico: falce, martello e stella su bandiere con il nome di Partito Comunista d’Italia in fase di ricostruzione.
Presto, però, ci si dovette ricredere, quando, al momento di raccogliere l’accettazione delle candidature e l’autenticazione delle firme davanti all’impiegato comunale, restarono orfani anche dell’unico componente della segreteria cittadina: problemi di salute gli impedivano di impegnarsi attivamente nella raccolta delle candidature ed eventualmente di recarsi in delegazione insieme agli altri compagni per convincere gli indisponibili dell’ultima ora, soprattutto tra le donne, così che il lavoro di coordinamento e di contatti restava tutto e solo sulle spalle del segretario e del presidente.
L’assenza di impegno, spesso anche fisica, fu troppo plateale rispetto ad altre occasioni e diede adito a qualche fondato sospetto di comodo opportunismo: poter stare con lo stesso piede in due staffe, con il cuore nel partito, con il corpo nella sua associazione.
Oggi ogni sospetto è svanito, quando l’interessato usciva allo scoperto: il Partito Comunista d’Italia a Rossano doveva schierarsi ufficialmente con Flavio Stasi, a suo dire un giovane compagno comunista, a nostro dire e della maggioranza dei dirigenti uno dei tanti, che a parole si dichiara comunista, ma, nei fatti, poi, nel candidarsi a sindaco non ha voluto rischiare, mettendo la sua faccia dietro una falce e martello, ma ha volutamente preferito scendere in campo con liste civiche dietro il paravento della società civile, per non alienarsi il voto dei benpensanti, contrariamente ad altri compagni, che la faccia ce l’hanno messa in tutti questi anni nella buona e nella cattiva stagione della lunga e gloriosa storia comunista a Rossano e non sono riusciti nell’impresa di presentare una lista, perché lasciati soli nella lotta e nel lavoro per la sua formazione. {jcomments off}