Tutti noi siamo abituati a pensare che le città debbano essere organizzate da regolamenti pubblici, dettati dal Comune, da altri enti locali o anche dallo Stato. Per cui il cittadino considera l’operatore pubblico come necessario per garantire la convivenza civile. Io, invece, visti i pessimi risultati della gestione pubblica dei servizi e preso atto del fallimento dei comuni (non solo in termini finanziari), penso che sia ormai necessario organizzare le nostre città fuori dallo Stato.

Cioè prevedere dei raggruppamenti di edifici e di persone retti da regole non dettate da autorità pubbliche, ma formate privatisticamente, attraverso il consenso che si esprime in “contratti”. Negli Usa, dove tutto ciò avviene già da anni, 57 milioni di persone vivono in città, borghi e territori non ricompresi in comuni. Non hanno un sindaco, non hanno un consiglio comunale, eppure vivono in modo civile, retti da regole che scelgono privatisticamente.
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