Ci si riempie la bocca dell’obiettivo raggiunto di essere diventati la terza città della Calabria, raccontandoci tra di noi della magnificenza di essere diventati praticamente una metropoli con tutti i lati positivi e vantaggi che tale condizione comporta, poi d’improvviso, un fatto grave, infamante che si abbatte come un fulmine e come un fulmine devastante che immediatamente ci fa rendere conto di essere ancora in quel piccolo paese, in quella comunità stretta e piccola in cui siamo vissuti e cresciuti, dove una sola è la caratteristica immutabile che ci tiene legati con un filo invisibile:

 

 

 

ci conosciamo tutti! Tutti sappiamo chi siamo e da dove veniamo e tutti sanno tutto di tutti, guarda caso proprio il contrario della grande città alla quale a tutti i costi vogliamo ascriverci!

Già la grande città … dove la primaria caratteristica si chiama “anonimato”, l’agognata città dove non si sa chi sia il vicino di casa con il quale ti incontri da trent’anni davanti la porta dell’ascensore e con la quale distrattamente bofonchi tra i denti un buongiorno sbiadito.

Noi, invece siamo e rimaniamo “paesani” dalla cima dei capelli alla punta dei piedi, e ne sentiamo tutto il peso in questi drammatici momenti quando ti capita di leggere storie così dure e amare dove fatichi non poco a vederci coinvolti dentro persone, ragazzi che hai visto crescere e che non riesci proprio a sentire lontano da te anche quando te li raccontano essere invischiati in storie maledette.

Non riesci proprio a non pensare oltre al dramma della vittima al dolore dalle famiglie che sono vittime anch’esse, già la famiglia che conosci da sempre, e non ce la fai a non immedesimarti nella drammaticità della tempesta che in quella comunità si è abbattuta improvvisamente sconvolgendo tutto e tutti, e tenti di prendere le distanze dal pettegolezzo “compiaciuto” che immediatamente dilaga e che è l’altra immutabile e specifica caratteristica della comunità paesana.

Invece non riesci proprio a viverla in modo distaccato, la vivi come una storia tua e per certi versi te ne vergogni tu stesso come appartenente di quella comunità, che non è una muta ed impersonale grande città ma il paese che ti appartiene, fatto di persone in carne e ossa e famiglie con i loro affetti e le loro storie che sono le “nostre”, anche quando ci trascinano in basso dove nessuno vorrebbe mai trovarsi e non ti resta di sperare davvero che sia un brutto sogno dal quale ci si possa risvegliare!

Mario Gallina