La chiusura del Tribunale è l’Ultimo degli scippi che il nostro territorio ha subito, ma solo in ordine temporale. Ma perdere il presidio Tribunalizio cosa significa in termini economici ed occupazionali, in un area oramai fortemente penalizzata da tutti ed in tutti i settori? Apparentemente  un problema che toccherebbe solo gli avvocati. Certo, non sarà facile per quanti di loro continueranno nella professione.

La grande problematicità nel raggiungere il presidio di Castrovillari, che si aggiunge alle tante, troppe riforme forensi e professionali, metterà in serio dubbio la possibilità di molti giovani e speranzosi avvocati di iscriversi alla Cassa Forense. Quanti ragazzi rinunceranno a fare gli avvocati, a difendere i diritti dei più deboli, mancando le strutture e le condizioni per poterlo fare?  Io credo tanti! Ma quello che la politica non ha capito, perciò non si è mai veramente spesa per difendere i nostri presidi, è che perdendo il Tribunale, che era uno dei motivi di prestigio e vanto per l’intera comunità, ha sottratto il futuro a numerosi giovani che dovranno lasciare il territorio per trasferirsi altrove. Tutto ciò porta a impoverire ulteriormente il tessuto sociale, consegnarlo alla criminalità, indebolire tutte le categorie professionali. Quanti dovranno reinventarsi un lavoro per mantenere le proprie famiglie? Solo per questa soppressione perderanno il loro impiego oppure dovranno spostarsi qualcosa come 8 vigilantes, 4 addetti alle pulizie, 67 tra cancellieri e Giudici, 28 tra impiegati ed addetti alla procura, oltre a 3 addetti all’ufficio fotocopie, per non parlare dei C.T.U di tutte le classi professionali e dei bar, edicole, tabacchi situati nei pressi del Presidio che dovranno chiudere la loro attività. In termini di forza economica, si riduce fortemente la sicurezza delle famiglie, il loro potere di acquisto, cosa che inevitabilmente si ripercuote sulle attività commerciali, che si vanno riducendo di numero giorno dopo giorno. La perdita del Tribunale significa anche la riduzione di altri uffici, di altri posti di lavoro, basti pensare alla riduzione delle forze militari, Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanzia e Polizia Penitenziaria, ma ancora la perdita d’importanza e quindi di unità lavorative del Carcere di Rossano. Ma colpisce soprattutto il mercato immobiliare, un settore che nella nostra zona è il punto di forza di tutta l’ economia. Le abitazioni già ora non si acquistano, in quanto è aumentata l’instabilità nel mercato del lavoro, e anche chi già possiede un casa o un qualsiasi immobile, mancando la città di servizi essenziali, vedrà diminuire inesorabilmente il valore della sua proprietà. Gli individui, infatti, scelgono di vivere in una città piuttosto che in un’altra proprio per la presenza dei servizi e per la vicinanza al posto di lavoro; venendo a mancare ciò gli immobili rimangono invenduti perdendo anche di valore. Ma tra breve, rischiamo di lasciarci sfuggire anche altre strutture e, quindi, altri posti occupazionali: forse pochi sanno che quando fu costruito il nuovo carcere il progetto prevedeva vicino ad esso la costruzione di un nuovo Palazzo di Giustizia, in virtù del fatto che l’istituto penitenziario di Rossano era nato per ospitare detenuti ad alta pericolosità. Ebbene, per la, oggi sappiamo, errata convinzione che far rimanere il tribunale, insieme all’INPS e al Liceo Classico, a Rossano centro avrebbe mantenuto vivo il centro storico si è scelto di non trasferire il Palazzo di Giustizia. Questa scelta oggi appare come l’origine della fine. La mancanza del Tribunale determinerà a breve una riduzione di altre unità produttive in quanto il carcere verrà depotenziato. Ed ora cosa rimane di vivo? Negli ultimi anni Rossano e Corigliano hanno perso complessivamente circa cinquemila residenti. Quando una comunità decresce demograficamente in maniera così consistente, le ragioni solitamente possono essere due: o la natalità crolla o c’è un trasferimento di fette consistenti della popolazione. Io ritengo che nel nostro caso la seconda sia l’ipotesi più probabile. Coloro che prima lavoravano in quegli uffici o locali commerciali o aziende o imprese che ora non sono più attive si sono trasferiti nei territori dove ancora si crea lavoro. Insomma è aumentata nuovamente, come ai tempi dei nostri genitori, l’emigrazione. Tutto questo per delle non scelte da parte dei nostri politici. Allora perché dovremmo ancora credere a quei politici che si sono resi protagonisti di tanti ed innumerevoli impegni mancati? Io penso che sia giunto il momento di dimostrare la nostra capacità nell’individuare le persone giuste capaci di dare il lustro e l’importanza che merita al nostro territorio. Cosa aspettiamo a ribellarci, ad imporci come una comunità dovrebbe fare quando ci sono delle difficoltà? Dovremmo prendere in mano le nostre vite, imporre la nostra forza ai mestieranti della politica, ma non distaccarci da essa – non è non votando che risolleviamo il nostro territorio – anzi, dobbiamo andare tutti a votare, ma con maggiore oculatezza, scegliendo bene i nostri rappresentanti, per poter risollevare le sorti del nostro territorio, meraviglioso e pieno di risorse.
Avv. Alfonso Rago