Si riveda l’intera organizzazione della sanità sul territorio.
A seguito della delibera del Direttore Mauro n. 40 dell’11 gennaio si è alzata una vera e propria levata di scudi relativamente allo smembramento delle commissioni di medicina legale, ed in particolare rispetto alla costituzione di due commissioni di prima istanza, una con sede a Castrovillari che dovrebbe ospitare il distretto di Corigliano (Jonio nord), l’altra con sede a Cosenza che dovrebbe ospitare il distretto di Rossano (Jonio sud).

Una levata di scudi sacrosanta, che appoggiamo in pieno aderendo e facendoci carico di qualsiasi iniziativa tesa al ritiro di questo ennesimo atto non solo irriguardoso nei confronti del nostro territorio, ma soprattutto completamente illogico.

Risulta evidente però che un tale atto non rappresenta altro che un aspetto, per quanto rilevante, di una organizzazione generale del Servizio Sanitario totalmente inadeguato ed irrazionale, teso esclusivamente alla salvaguardia di postazioni di potere ed in barba a qualsiasi criterio di efficienza e di servizio per le comunità.

Qualche tempo fa avevamo già denunciato – in perfetta solitudine – l’assurda divisione della città di Corigliano-Rossano in due distretti sanitari distinti, Jonio Nord e Jonio Sud appunto, una scelta effettuata evidentemente dalla dirigenza del capoluogo per evitare di riconoscere alla città più grande della provincia di Cosenza il ruolo di nuovo polo anche dell’organizzazione sanitaria regionale, con un unico grande distretto che avrebbe – e dovrà – coordinare la medicina territoriale lungo tutta la fascia ionica.

Ma quello che poniamo oggi, approfittando dell’ennesimo atto scellerato della dirigenza dell’Azienda Sanitaria, non è una semplice sostituzione degli uomini al comando, per quanto questa sia ormai ampiamente giustificata, ma una rivisitazione dell’organizzazione sanitaria da parte della Regione Calabria e del Commissario ad Acta, che tenga conto di tre semplici fattori: la nascita della città di Corigliano-Rossano; i risultati dell’ASP di Cosenza dalla sua nascita fino ad oggi, in rapporto ai risultati delle soppresse Aziende Sanitarie Locali; la continua emergenza dei livelli assistenziali.

L’azienda sanitaria provinciale ha dimostrato di essere una struttura pachidermica, incrostata di clientele ed affarismo, la quale non solo non è riuscita a garantire una organizzazione decente dei servizi sanitari lungo il territorio di competenza, ma è anche responsabile della profonda dilapidazione di fondi pubblici e di procedure spesso torbide, mal gestite e controverse.

Basti pensare all’infinito concorso per l’assunzione di 49 invalidi che continua a non essere celebrato e che continua a bistrattare e sballottare circa un migliaio di calabresi che hanno fatto domanda e che, solo per raccontare l’ultimo episodio, il sette gennaio si sono recati presso l’aula nella quale si sarebbe dovuto tenere il concorso ed hanno trovato un cartello sul quale c’era scritto che lo stesso era ancora una volta rimandato.

Riteniamo non sia più sufficiente contestare i singoli atti di una organizzazione sanitaria strutturata per non funzionare, ma riteniamo necessario – anche alla luce della nascita della nuova città – avviare una discussione sulla totale rivisitazione di tali strutture organizzative, certificando tanto il fallimento del modello Hub-Spoke quanto il fallimento dell’azienda sanitaria provinciale, rivendicando per la nostra città il diritto di costituire e rappresentare il centro organizzativo ed autonomo dei servizi per l’intera fascia ionica anche per quanto riguarda il settore sanitario. Una discussione di cui ci faremo carico fin da subito, anche all’interno delle iniziative tese al ritiro di questa scellerata delibera n. 40.

Tonino Caracciolo, Marinella Grillo, Achiropita Scorza, Flavio Stasi

già consiglieri comunali del Comune di Rossano